"L'Immensità" d'Emanuele Crialese avec Penélope Cruz, Vincenzo Amato et les jeunes Luana Giuliani, Patrizio Francioni, Penelope Nieto Conti et Maria Chiara Goretti, janvier 2023.
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"L'Immensità" d'Emanuele Crialese avec Penélope Cruz, Vincenzo Amato et les jeunes Luana Giuliani, Patrizio Francioni, Penelope Nieto Conti et Maria Chiara Goretti, janvier 2023.
Emanuele Crialese, Nuovomondo (2006)
Nuovomondo / Emanuele Crialese / 2006
Movies: Awards Fice Sorrentino, Crialese Golino, Herlitzka And Marchioni ! http://newish.info/35891-movies-awards-fice-sorrentino-crialese-golino-herlitzka-and-marchioni
“Terraferma” è un grande film se preso per il verso giusto. L’ultimo lavoro di Crialese è un film stracolmo di stereotipi. Tutti i personaggi sono stereotipati, il nonno, i ragazzi settentrionali, i vacanzieri e i finanzieri, sono stereotipati anche gli immigrati.
Terraferma de Emanuele Crialese (Italie), Prix Spécial du Jury lors de la Mostra de Venise '68, sortira dans les salles en France le 28 décembre 2011.
Synopsis / Sur une île en Italie, des familles italiennes et quelques émigrés clandestins tentent de cohabiter, de se respecter ou de se dénoncer... avec au milieu les autorités.
L'interview d'ARTE au réalisateur Emanuele Crialese.
Terraferma, la grande illusione.
Usualmente ho grande rispetto per la Mostra del cinema di Venezia e dei suoi verdetti, ma il premio della critica dato a "Terraferma" mi lascia basito. Il film in questione tratta un tema molto difficile e complesso come quello dell'immigrazione clandestina in Italia. Crialese cerca di dire tutto senza però riuscire a dire nulla.
Parla del problema dei pescatori che si trovano a confrontarsi con una realtà nuova e globalizzata - tema per altro solo abbozzato e sfruttato pretestuosamente per introdurre i personaggi - parla del turismo come fonte di lavoro per gli isolani, parla del soccorso ai clandestini dispersi in mare e parla della lotta interiore dei cittadini che si trovano a scegliere tra la legge morale e la legge dello stato. Parla di tutto e forse parla di niente.
Esagera Crialese, ad esempio la madre che viene soccorsa dalla famiglia di pescatori, non solo ha un figlio ed è incinta, ma è anche stata stuprata nelle prigioni in Libia ed è rimasta nuovamente incinta. E' inconsistente Crialese, ad esempio la stessa madre di cui sopra, all'inizio non parla una parola di italiano e dopo qualche giorno invece riesce a parlare come una specie di santone. Forse sarebbe da decidere se l'italiano lo sa oppure no. I dialoghi sono spesso imbarazzanti e inconcludenti; particolarmente triste un dialogo sul significato della parola "topless" che voleva far trasparire la "ruralità" del ventenne pescatore siciliano che non ne conosceva il significato. I personaggi sono tagliati con l'accetta e il disegno delle loro personalità è a malapena abbozzato. Alcune scene sembrano piovere dall'alto, oppure pare che qualcosa sia saltato nel montaggio.
Forse scegliere un argomento e svilupparlo fino in fondo sarebbe stata una buona scelta, un po' più di coraggio non ci sarebbe stato male e qualche attore che sapesse recitare con convinzione ci sarebbe proprio voluto - si salva Mimmo Cuticchio e in qualche scena anche Beppe Fiorello, gli altri sembrano afferire alla scuola di quelli che pensano che per recitare con naturalezza bisogna cercare di non recitare proprio. Insomma, una vera e propria delusione che speravo rimanesse circoscritta al film, al regista e agli attori e che invece si estende su tutta la giuria della Mostra. Peccato.
Venezia 68. Concorso. Terraferma
Qualche mese fa, in un comizio elettorale - un raro momento di buona politica - uno dei leader della sinistra ha definito il Mediterraneo - certo con un po’ di retorica - «il piú grande cimitero liquido a cielo aperto del mondo». L’Italia, con le scellerate politiche sull’immigrazione del governo Berlusconi sta contribuendo in maniera determinante a questa tragedia e il film di Emanuele Crialese ha l’indubbio merito di ricordarcelo e non è cosa da poco. Lo fa con forza, con un linguaggio diretto, accessibile e suggestivo. Puó sembrare ingenuo. A tratti lo è. Puó sembrare retorico. Forse. Peró Terraferma è in grado di enunciare in maniera netta un concetto: qualsiasi posizione sull’immigrazione e sulle politiche ad essa legate viene dopo l’obbligo di soccorrere immediatamente, senza se e senza ma, quegli esseri umani disperati che approdano in condizioni spaventose nelle acque italiane, la vita appesa ad un filo, in balía delle onde e delle correnti. Terraferma confronta la legge del mare, iscritta a fuoco nelle coscienze arcaiche della comunità di pescatori dell'isola senza nome in cui é ambientata la storia, per i quali il soccorso al prossimo é un obbligo morale imprescindibile, e la legge delle autorità, che sovverte ogni logica. Cosí, il mare azzurro e cristallino che gli anziani conoscevano, un tempo pieno di pesci, ora é colmo di uomini che invocano aiuto o di cadaveri che quell'aiuto si sono visti negare. Terraferma confronta anche e soprattutto due bellissime figure femminili: da un lato Sara - interpretata da Timnit T., vera migrante conosciuta da Crialese grazie a Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati - che attraverso il mare arriva dall’Etiopia, incinta, con un figlio piccolo e ci mette due anni per arrivare in Europa, in un viaggio segnato dalla prigione in Libia e dallo stupro; dall'altro Giulietta, con il volto di Donatella Finocchiaro, giovane vedova che vorrebbe scappare dall'isola, ormai troppo piccola e senza futuro. Per entrambe, la "terraferma" sembra un miraggio irraggiungibile. Il film di Crialese mette inoltre brillantemente in scena il meccanismo attraverso cui l'autorità instilla la paura dell'altro nella gente comune, scoperchiando timori e incentivando piccoli e grandi egoismi; lo fa attraverso un impianto narrativo rigoroso, che si allontana dalla dimensione favolistica dei film precedenti del regista siciliano ma non rinuncia ad una messinscena suggestiva ed evocativa. Il cast funziona, anche se il giovane Filippo Pucillo ruba la scena a tutti. Segnalo una sequenza cult: Beppe Fiorello in costume e occhiali a specchio che balla Maracaibo sulla sua barca incitando i turisti a lanciarsi nel ritmo tropicale e a fare una gara di tuffi.