all-in-one
bastardi infami

Kiana Khansmith
noise dept.
d e v o n
No title available

if i look back, i am lost
No title available
we're not kids anymore.
trying on a metaphor
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
taylor price
DEAR READER

⁂
Alisa U Zemlji Chuda

Origami Around

JVL
will byers stan first human second
occasionally subtle

Andulka

★
Cosmic Funnies
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@thecinemashow-blog
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bastardi infami
Nazi-Merkel: Pazzie di regime.
Libero-news, uno dei giornaletti dove lavorano un po' di servi dell'attuale Presidente del Consiglio italiano, non potendo criticare il governo se la prende con gli altri stati europei.
"Se in casa le cose vanno male e non sai come risolvere i problemi allora è meglio andare in guerra".
Compliementi, un'altra prova di grande giornalismo.
How to Write Well
"Let’s say that he should go out and hang himself because he finds that writing well is impossibly difficult. Then he should be cut down without mercy and forced by his own self to write as well as he can for the rest of his life. At least he will have the story of the hanging to commence with."
[Ernest Hemingway]
Ma non eravamo la generazione X, noi? Non eravamo gente senza idee e senza ideali, un branco di coglioni egoisti e fortunati, cresciuti davanti alla televisione, che avrebbero vissuto senza neanche accorgersi della loro fortuna, padroni di un mondo senza più storia, adagiati in un dorato presente senza fine creato dal lavoro dei nostri padri? Non c'è nessuno, invece, che debba chiederci scusa per averci condannato ad essere la prima generazione da secoli che andrà a star peggio di quella dei nostri genitori? Per averci fatto nascere e costruire i nostri sacrosanti sogni di benessere e poi averci lasciati senza soldi e senza lavoro proprio quando arrivava il momento di viverli, quei sogni?
Edoarno Nesi, "Storia della mia gente"
Evil is the product of the ability of humans to make abstract that which is concrete. Jean-Paul Sartre
Viva, viva, viva la chiesa cattolica.
Finalmente. Giubilo e tripudio. Il Cardinal Bagnasco ha rimbrottato il nostro premier per i suoi comportamenti licenziosi. Ovviamente non l'ha nominato... il buon cattolico non fa la spia, lascia intendere.
E noi abbiamo inteso. Vanno bene le festine a Casoria con le minorenni, va bene la corruzione dei giudici, va bene qualche leggina ad personam, va bene il family day infarcito di divorziati, vanno bene gli antiabortisti che il giorno dopo danno dei moralisti a destra e a manca (anzi solo a manca) citando Kant a casaccio. Vanno bene gli scudi fiscali e i vari condoni edilizi. Va bene un po' di ipocrisia in cambio di qualche leggina scritta dalla CEI sul testamento biologico, un bel NO al referendum sulla procreazione assistita o un bel "malato" scritto sulla schiena dei gay.
Va bene tutto, ma almeno tenerlo un po' nascosto. Si scende da sempre a patti col diavolo, ma solo se il diavolo non si fa vedere troppo in giro. Adesso è troppo evidente.
E' spiazzante vedere i vescovi criticare il nostro Silvio finché è ancora in carica. L'avevano tanto sostenuto... udienze private coi papi (i pontefici intendo), indicazioni di voto dal pulpito, un bel "ma sììì, bisogna contestualizzare" quando sentivano qualche bestemmia e poi, all'improvviso, basta. Silvio è ancora lì e loro gli fanno questo. Ingrati, ma sopratutto incoerenti. Almeno aspettare la caduta del regime e l'assassinio del dittatore per rinnegare il passato e condannare i comportamenti "licenziosi". In fondo ha sempre funzionato così bene; ad esempio con il fascismo o col nazismo o con Pinochet o con Franco.
Perché cancellare una tradizione secolare?
Forse qualcosa sta cambiando nella trattativa tra Stato e Chiesa.
Toutes nos envies: intenso, profondo, commovente.
Dopo aver diretto con maestria ed equilibrio un film difficile sull'immigrazione come "Welcome", Lioret ci riprova con un tema forse ancor più difficile che mette insieme il tema della morte, degli affetti familiari e dell'amore. Fin dalla prima proiezione alla "Mostra del cinema di Venezia" è sembrato evidente che il livello di qualità raggiunto in "Welcome" è rispettato e probabilmente superato con questo intensissimo film che parla di una giovane madre magistrato che si trova a lottare in tribunale contro i soprusi delle agenzie di credito e nella vita personale contro un male incurabile. Le due lotte si fondano con armonia in una sola, dove la risoluzione dell'importante vertenza giudiziaria diventa anche una possibile via di fuga dai problemi personali. Questo lungometraggio ci mette di fronte a molti temi difficili come l'accanimento terapeutico, la mancanza e la ricerca degli affetti familiari e i diritti civili. Nonostante la complessità di questi temi, Lioret riesce a guidarci in un difficile percorso che ci aiuta a riflettere sulla morte e sul nostro lascito alla future generazioni. Un film importante anche per quello che non dice e che non finisce con i titoli di coda. L'applauso prolungato e la standing ovation di una sala gremita è il giusto tributo ad un'opera importante; le lacrime di commozione di Marie Gillain a fine proiezione sono state quelle di tutti gli spettatori che guardando questo film hanno aperto il proprio cuore oltre che i propri occhi.
Le idi di marzo: the pursuit of power.
Clooney si cimenta nella regia di un film politico prendendo di mira la corsa per le primarie nel partito democratico. La scelta del partito democratico è interessante ma meno coraggiosa di quello che potrebbe sembrare visto che permette di proteggersi dalle accuse di faziosità e allo stesso tempo di giudicare tutta la classe politica senza grandi distinzioni di parte. Il film getta un'ombra nera su tutta la politica vista come una sporca corsa al potere dove conta apparire e dare la giusta impressione di sé stessi e della propria vita presente, passata e futura. Vorremmo tanto che non fosse così, vorremmo poter credere negli ideali incarnati dal politico democratico interpretato da Clooney e ad un certo punto vorremmo tanto che questo fosse un film su quello che la politica potrebbe e dovrebbe essere. Invece, la trama si snoda tra inganni, finzioni, lotte di potere, reati e scandali sessuali; ci mostra il dietro le quinte della politica americana, che in fondo è quello che la politica italiana ci mostra ogni giorno alla luce del sole. La decadenza morale e la morte degli ideali è ben rappresentata dalle speranze deluse e infine assassinate della giovane stagista (ben rappresentata da una brava Evan Rachel Wood) che si impegna per il candidato in cui crede e che alla fine si rivelerà il solito politico dalle belle parole ma corrotto dal potere, o meglio dalla continua ricerca di questo. Il film mischia tutte le componenti di un lungometraggio di successo: una trama avvincente e non banale, una regia pulita, precisa e senza fronzoli, un ritmo incalzante, un tema impegnato, riferimenti politici e storici facilmente comprensibili dai non informati ma che allo stesso tempo strizza l'occhio ai lettori del "Time" e un cast stellare dove brillano Paul Giamatti, lo stesso Clooney e Ryan Gosling. Una curiosità: il film era pronto nel 2007 ma vista l'elezione di Obama e la rinnovata fiducia nella politica e nelle istituzioni, i produttori hanno deciso di rinviarne l'uscita. Oggi che del sogno di un nuovo rinascimento politico e culturale sono rimaste solo le ceneri, è un ottimo momento per (ri)vivere le "Idi di marzo".
Super 8: Misteri alla Abrams al netto di Spielberg.
Al giorno d'oggi ci sono ben poche cose certe, una di queste è che se J.J. Abrams e Spielberg si mettono insieme per fare un film questo sarà spettacolare. infatti il film è spettacolare. Anzi, più che spettacolare, è intrattenimento allo stato puro: dialoghi serrati, ora divertenti, ora densi di mistero e significato, effetti speciali usati con abbondanza ma senza abusi, inquadrature precise e sofisticate e ritmo intenso. Il cast è di prima scelta e il gruppo di ragazzi protagonisti è ben cesellato, disegnato e diretto, è certo che molti saranno destinati a diventare attori importanti e che molti dei loro personaggi sopravviveranno al film stesso. L'incipit è interessante e intrigante: all'inizio degli anni '80 un gruppo di ragazzi sta girando un filmino in super8 sugli zombie e decide di girare una scena di notte in una stazione ferroviaria che diventerà teatro di un disastro puntualmente ripreso della telecamera dei giovani. Da qui si sviluppa un mistero che si dipanerà tra naturale (le irrinunciabili debolezze della natura umana) e soprannaturale. La vera forza del film è la normalità delle situazioni e la classicità moderna della cittadina americana in cui va in scena il tutto. Un tipo di città che abbiamo imparato a conoscere e amare dalle pellicole di Hollywood e che temo non esista più - o che forse non è mai esistita - negli Stati Uniti. Tutta questa normalità viene condita da dialoghi irresistibili e scenette divertenti e mai banali. Il mistero di natura aliena viene introdotto dalla sapienza che a Spielberg non manca e viene sviluppato con capacità da Abrams. Se la prima parte del film è quasi impeccabile, la seconda tradisce la non-originalità della trama e purtroppo lo sviluppo del film sa di già visto. Il "mostro" alieno viene esibito al pubblico senza indugi e, si sa, la rappresentazione fisica delle nostre paure spesso - sempre - lascia molto a desiderare. E' più facile temere ciò che non si conosce, come ci insegnano i politici di turno che fanno leve su paure - spesso - immaginarie per guadagnare consensi. Il regista non solo cade "nell'errore" della rappresentazione del mostro ma poi incorre nell'ormai solito gioco di rappresentare l'uomo come mostro che attacca e distrugge e il mostro come l'essere indifeso e quasi inerme che attacca solamente perché provocato. Molto simile a quanto già visto in "District 9" o "Monsters"(che sconsiglio con decisione). Tutto quello che era genuino e originale nella prima metà del film diventa un po' troppo prevedibile e costruito nella seconda. Inoltre, i riferimenti a grandi film della tradizione fantascientifica sono evidenti; questo non è necessariamente un male, ma spesso si cade nel "già visto". L'alieno ricorda E.T. non tanto nell'aspetto e nelle azioni quanto nelle intenzioni: vuole veramente solo tornare a casa sua e quei cattivoni dei militari non glielo permettono… vogliono studiarlo, sezionarlo, si prendono gioco di lui e lo tengono prigioniero. I ragazzi che vanno all'avventura e le dinamiche interne al gruppo sono vicinissime a quelle de "I goonies". Il rapporto padre/figlio è mutuato dalla "Guerra dei mondi", solamente che qua viene moltiplicato per due. Infine, qui azzardo, la costruzione dell'astronave e la partenza dell'alieno ricordano molto quella de "Indiana Jones e il teschio di cristallo". Un po' troppe citazioni per un film ambizioso come questo. Nonostante queste cadute, che definirei "occasioni perse", il film rimane intrigante e appassionante. Un divertissement che non fa rimpiangere i soldi del biglietto. Vale la pena di vederlo in sala. Vera perla è il corto "amatoriale" che accompagna gli spettatori dai titoli di coda all'uscita della sala.
Terraferma, la grande illusione.
Usualmente ho grande rispetto per la Mostra del cinema di Venezia e dei suoi verdetti, ma il premio della critica dato a "Terraferma" mi lascia basito. Il film in questione tratta un tema molto difficile e complesso come quello dell'immigrazione clandestina in Italia. Crialese cerca di dire tutto senza però riuscire a dire nulla.
Parla del problema dei pescatori che si trovano a confrontarsi con una realtà nuova e globalizzata - tema per altro solo abbozzato e sfruttato pretestuosamente per introdurre i personaggi - parla del turismo come fonte di lavoro per gli isolani, parla del soccorso ai clandestini dispersi in mare e parla della lotta interiore dei cittadini che si trovano a scegliere tra la legge morale e la legge dello stato. Parla di tutto e forse parla di niente.
Esagera Crialese, ad esempio la madre che viene soccorsa dalla famiglia di pescatori, non solo ha un figlio ed è incinta, ma è anche stata stuprata nelle prigioni in Libia ed è rimasta nuovamente incinta. E' inconsistente Crialese, ad esempio la stessa madre di cui sopra, all'inizio non parla una parola di italiano e dopo qualche giorno invece riesce a parlare come una specie di santone. Forse sarebbe da decidere se l'italiano lo sa oppure no. I dialoghi sono spesso imbarazzanti e inconcludenti; particolarmente triste un dialogo sul significato della parola "topless" che voleva far trasparire la "ruralità" del ventenne pescatore siciliano che non ne conosceva il significato. I personaggi sono tagliati con l'accetta e il disegno delle loro personalità è a malapena abbozzato. Alcune scene sembrano piovere dall'alto, oppure pare che qualcosa sia saltato nel montaggio.
Forse scegliere un argomento e svilupparlo fino in fondo sarebbe stata una buona scelta, un po' più di coraggio non ci sarebbe stato male e qualche attore che sapesse recitare con convinzione ci sarebbe proprio voluto - si salva Mimmo Cuticchio e in qualche scena anche Beppe Fiorello, gli altri sembrano afferire alla scuola di quelli che pensano che per recitare con naturalezza bisogna cercare di non recitare proprio. Insomma, una vera e propria delusione che speravo rimanesse circoscritta al film, al regista e agli attori e che invece si estende su tutta la giuria della Mostra. Peccato.
Fotografare Venezia è come scrivere una recensione della Divina Commedia, l'unica cosa che varrebbe la pena dire è: "Leggila, ne vale la pena".
(Foto scattata con una Holga 120GN a marzo 2011.)
Pubblicata in: http://www.flickr.com/photos/gian_s/6126667526/in/photostream
uomoinpolvere:
truth is simple
rispostesenzadomanda:
eclipsed:
win
Il primo commento: “sarebbe bello se alla fine si scoprisse che in realtà son tutti morti”
Lomocation
Una città emiliana.
Una collina toscana.
Una spiaggia ligure.
E tu, oggi, dove vorresti essere?
Se anche l'assicuratore...
"Cosa fai adesso?"
"Sono all'Università."
"Ah, ancora?"
"No, beh, ma lavoro, faccio... il ricercatore."
"Ah, bene, bene allora. Però so che non è un buon momento adesso per l'Università."
"Sì, beh, decisamente non dei migliori, ma noi ce la stiamo facendo alla fine, poi vedremo strada facendo se le cose si sistemano un po'."
"Bene, bene, ciao e... buona fortuna."
Perché quel buona fortuna suona tanto come un "mi dispiace"?
L'ottimismo di Flickr.
Tutto sembra così complicato e difficile, finché una domenica mattina decidi di accede al tuo album di foto e Flickr ti chiede: "ehi, cosa c'è che non va?"
Beh, sig. Flickr, ci sarebbero molte cose da dire. Eravamo sull'orlo di un baratro economico e adesso ci siamo dentro in caduta libera; l'unico nostra paracadute potrebbe essere una politica economica assennata e lungimirante.
Rido di me.
Politica assennata e lungimirante... da chi? Dal governo Berlusconi? Dallo stesso governo che 48 ore prime di varare una monovra economica d'emergenza (dettata da Germania e Francia) da 45 miliardi di Euro, diceva che tutto andava bene, che eravamo usciti dalla crisi meglio degli altri paesi europei e che si poteva andare in ferie?
Abbiamo eminenti (o immanenti?) vescovi che demonizzano l'evasione fiscale essendo loro stessi i più grandi evasori italiani (grazie Silvio - prego vedere abolizione ICI sulle proprietà della Chiesa). Ipocrisia allo stato puro. Se chi ci dice che "la salvezza del genere umano si trova nella fede in Cristo" è uno dei più grandi ipocriti della storia, io non mi sento tranquillo.
Insomma sig. Flickr, secondo me "c'è qualcosa che non va" e non è solamente il fatto che ho dimenticato la password.
Platoon
Adesso, fare la recensione di "Platoon" a 25 anni dall'uscita nelle sale non ha gran senso. Forse collegando le mie considerazioni a qualche evento d'attualità (e non sarebbe nemmeno troppo difficile) la cosa potrebbe acquisire un qualche significato, ma non lo farò. Però "Platoon" è un film emozionante e che andrebbe visto.
Inoltre, ci sono almeno dieci attori che si sono contraddistinti negli ultimi vent'anni di cinema .
...e mi spingo oltre aprendo una guerra di religione: è più bello e significativo di Full Metal Jacket. In più non si trova in ogni pub qualcuno che imita il tono e le battute del famoso "sergente istruttore" rendendo il film una triste e banale parodia.