Stasera esco, vado a prendere quello che mi spetta.
Se c’è una cosa che mi riesce benissimo è starmene lì, ferma, ad aspettare.
E io odio aspettare. Odio e lo faccio. Sempre e in maniera quasi maniacale.
Odio aspettare ed è il motivo per cui arrivo sempre, e dico sempre, in ritardo.
Odio la fila per entrare in discoteca quindi ci vado alle due e mezza della notte - e parlo di Milano, non Ibiza - così son già tutti dentro e anzi, iniziano ad uscire quelli che arrivano presto perchè tardi poi si sa mai che quello mi lasci entrare visto il male che mi vesto.
Odio aspettare e odio mancare di rispetto: così sto lì nel mio angolo a guardare, sfoglio un libro e guardo, sfoglio e guardo, sfoglio e gurdo. Un pò il libro un pò quello che succede, FUORI.
Però stasera esco, vado a teatro e a scambiare delle parole che abbiano un peso e a chiedere aiuto. Un consiglio, un cosa fare, un quando.
Vado a prendermi gli abbracci e a rosicchiare un angolo di felicità e. E saperlo fare il resto.
Perchè io mi sono dimenticata dei miei sogni e così, per puro amore di correttezza e di rispetto verso gli altri ho dimenticato me.
Gli occhi grandi che brillano li ho chiusi in un cassetto. Sono in quello dove tengo tutto il cachemire di cui, in inverno, mi rivesto: strato su strato.
E sono morbida, vuoi per il cachemire, vuoi per i modi. E non mi scompongo mai, vuoi per educazione vuoi per anaffettività acuta. E tengo le mani a bada e a posto e i gomiti mai sul tavolo. E entro sulle punte dei piedi, piano, rasente il muro, senza disturbare. E mi ricordo tutto, i compleanni, gli anniversari, le ricorrenze che diosolosa. E sorrido, sempre.
“Lei fuori è perfetta anche se dentro vorrebbe morire”












