ma non è grave siamo uno strato di vita che l'universo ricicla spugne per terra nel bagno di sangue il cuore è una grande ferita

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ma non è grave siamo uno strato di vita che l'universo ricicla spugne per terra nel bagno di sangue il cuore è una grande ferita
RECENSIONE / Dargen D’Amico - D’io
Giada Mesiu - Universal / 2015
Noi homunculus della critica siamo come i maghi: attenti ai numeri e ai movimenti astrali, cerchiamo di decifrare l’annata musicale con la prima decina di dischi che esce. E carte astrologiche e simboli a parte il 2015 sembra un buon anno per il rap. Uno di quelli che ci ha convinto a dare tutta questa fiducia al calendario è sicuramente Jacopo D’Amico, che ritrovandosi nell’universo con il suo vero D’Io, ci riflette finalmente il Dargen migliore come non ne vedevamo da Di Vizi di Forma Virtù. Lo stesso Dargen nelle numerose interviste che ha rilasciato all’uscita del disco ci conferma come D’Io sia al contempo tanto personale quanto universale. Quello che possiamo aggiungere noi è che c’è un momento nella vita di alcuni uomini in cui il nichilismo dominante governato dalla teoria scientifica non è più sufficiente per far pace con la coscienza, e sopravvivere coi sensi di colpa. Persone così sensibili al mondo che cercheranno di scappargli fino a trascenderlo, riscoprendo una spiritualità personale forte anche più della rassegnazione.
D’Io è il frutto di questa rinascita sciamanica, un disco che Battiato definirebbe “pop metafisico” (e Battiato a Jacopo piace); un disco che è stato scritto in giro per il mondo, ma non le solite capitali da rapper italiani, Parigi, New York, Londra, bensì nei paesi poveri del mondo, quelli più vicini all’intimità dell’uomo, non ancora completamente alienati dalle luci dell’amata Milano (città archetipo d’Italia). Eppure Dargen non vuole parlare direttamente alla nostra coscienza, non è una liturgia: parlando del più e del meno, delle questioni più terrene e quotidiane, Dargen riesce comunque a comunicarci sempre un messaggio più ampio e totalizzante, come nello ying e nello yang, dove l’ uno è nell’altro, l’uno con l’altro. E come il serpente degli Alchimisti che torcendosi nell’8 orizzontale, simbolo dell’infinito, si mangia la coda, così Dargen chiude il percorso, a volte deviato, iniziato con Musica Senza Musicisti, a partire dal banco di suoni che è lo stesso del primo disco (e Dargen ce l’ha ricordato spesso sui social con una certa fierezza), fino a rintracciare un certo continuum nei brani. Così alla ragazza di cui non si ricorda nemmeno il nome, con i capelli castani e mossi che ci ha aiutato a partorire un’idea per vivere, Dargen risponde che vorrebbe tornare morto se solo ci riuscisse. Chiudendo il discorso senza esaurirlo.
Tornando con i piedi per terra, D’Io non è privo di difetti, è un po’ porco e un po’ cane come la creatura che Dargen porta in seno nella copertina. Sicuramente non è il prodotto musicale migliore di Jacopo, non è confezionato con la cura di DVDFV ed è più pretenzioso di MSM senza essere altrettanto più profondo. Certo, è migliore di Vivere Aiuta A Non Morire, ma quello è più un demerito della carriera che un merito di D’Io. Ma dopo che all’ultimo Pitchfork Fest, Lil’ B è riuscito a far meditare tutto il festival standosene in piedi in preghiera a petto nudo e con i pantaloni sotto il culo (SWAG), o dopo I di Kendrick Lamar, trovare qualcuno in Italia sintonizzato sulla stessa corrente ci fa ben sperare. Come dicevamo prima.
79/100
di Luca Bontempi
La verità non è una cosa che conviene, non è che basta dirla e sei dalla parte del bene
Dargen
È finito il tempo per parlare. La mia generazione non ha futuro, ma ha ancora voglia di ballare
Danger D'Amico
Morire giovani ma essere costretti dai debiti a continuare a vivere.
Dargen D'amico
In principio ci sono solo pareggi e parcheggi liberi, poi passa una buona dose di vento e di tempo tra gli alberi, e alcuni mesi nei quali l'ovaia si adatta, il ciclo è la controprova che i mesi sono una suddivisione esatta. Poi l'Africa trova la via, la vita, scendono gli uomini iniziali prima del servizio di leva, prima dei ceppi razziali. "Tu mi assomigli fratello mostrami se anche il tuo sangue è rosso!" "Certo che siamo in due ma non ti conosco mi levi le mani di dosso!" E poi la monarchia o se preferite la democrazia, comunque hanno fatto più vittime per esempio dell'anarchia. E l'invenzione del denaro per pagare l'assicurazione che è alquanto una contraddizione come la sottrazione. Perché non siamo mortali, non siamo morali, più semplicemennte non siamo. Tutta la vita bussare alla porta delle banconote: "Signore, possiamo?". Spermatozoi per sempre: schizzati, scazzati, viziati e viziosi. Liberi nel senso del tempo libero delle domeniche in cui ti riposi.
Dargen "D'iO" D'amico
Siamo dentro alla favola che ci lascia sorridere poco prima di piangere.
Dargen d'Amico