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Episodio 9 - Maionchi il sogno e la grande ansia
Era una scena un po’ decadente, più che altro perché si svolgeva all’interno di un salotto classico, arredato con uno stile del 700 in un palazzo evidentemente appartenuto ad una famiglia nobile, poi magari passato ad una discendenza di mercanti, ma vai a sapere, deve essere sicuramente perché è qualche giorno che mi sono infognata con l’urbex, quei gruppi di esplorazione di archeologia urbana, qui in Lombardia è pieno di edifici abbandonati (mentre al sud sono più quelli incompiuti), che siano capannoni di aziende, case, ville nobiliari, cascine, stanze lasciate così com’erano al momento della morte dell’ultimo erede o al momento della fuga perché a volte quello che si vede quando si varca la soglia sono scenografie di vita quotidiana di tazzine del caffè lasciate ancora calde, di pentole ancora in cottura o coperte appena scostate e quindi ti chiedi se chi le abitava non fosse dovuto scappare da qualcosa ad un tratto e io parlo di questa mia nuova ossessione con tutti quelli che conosco, tipo che ci sono case di design con interni di design, tappeti di design, sculture ancora sui mobili, specchi appesi e abbandonate da anni e nessuno le vuole più e poi ci sono libri, montagne di libri, riviste, fumetti e allora i miei colleghi m mandano i video delle cascine piene di libri di proprietà di accumulatori seriali e quindi mi viene ancora di più la fregola di visitarle, ma io ho paura, io ho paura di tutto, credo nei fantasmi, credo nel paranormale, credo nell’ipocrisia, negli arcobaleni e le pentole d’oro e credo nella nebbia a fine novembre e nelle onde del mare e nel mostro sotto al letto e che i gatti vedano i morti, quindi l’urbex è per forza una di quelle cose che devo fare in compagnia mano nella mano con una persona sicura che mi dice che sono una cretina i morti non vagano sulla terra. Poi ho scoperto che non è vero che le case vengono lasciate così come appena usate, ma ci sono quelli che le sistemano, gli “arredatori”, apposta per le foto suggestive e ci sono rimasta male, ma se qualcuno ha mai sentito parlare del palazzo d’oro me lo dica pure dove si trova che qui questa gente gli indirizzi se li tiene per se, giustamente sennò gli sciacalli e i vandali e i barboni. In quel salotto dall’aria decadente era pieno di anziani, gente vecchia piena di piercing e tatuaggi su pelli cadenti e si lamentavano della difficoltà di utilizzare questi nuovi aggeggi tecnologici. Sicuramente la scena stava svolgendo tra trenta, cinquant’anni perché i vecchi eravamo noi, i nostri tatuaggi, i nostri piercing ancora al loro posto e la nostra pelle più flaccida e noi e i nuovi problemi con il progresso ormai inarrestabile, in questo momento siamo ai livelli di Ironman, niente schermi, niente tasti, ma comandi sospesi che chiaramente quei vecchi non capivano ed erano soli, senza figli che spiegassero il funzionamento, sconsolata una di loro prende un pacco di biscotti, gallette ricoperte di cioccolato, stantie, vecchie come i vecchi le offre con parsimonia che sono le ultime e da quando non esiste più il cibo è scomparsa anche la sensazione e la soddisfazione del masticare, sono le ultime, mangiatene poche, ma uno dei vecchi si lamenta che son muffe e quindi sarebbe anche ora di buttarle via ste gallette che facevano schifo prima figurarsi adesso. Si apre una grande porta e compare Mara Maionchi con in mano una cofana di rigatoni al ragù, che son pure quelli un bene che scarseggia e quindi ogni giorno si sorteggia il trio che potrà mangiare un pasto vintage, un sorteggio random per una cena alla cieca dice Mara, random perché si sorteggia, cieca perché i rigatoni si mangiano dopo essersi cavati gli occhi. Ebbene su questa scena mi sono svegliata e poi sto sogno l’ho raccontato al telefono a Fabio che alla comparsa di Mara Maionchi s’è strozzato, ma gli sta persin bene, che è la seconda volta che gli telefono e per strada passo davanti ad un cadavere di animale proprio mentre parliamo, è un segno mi dico, quanta probabilità c’è, è che poi a me ste cose fanno senso e mi manca il fiato, la prima volta che è successo ho visto un gatto che pareva dormisse e quando mi sono accorta fosse morto mi è mancato il respiro e mi si è fermato il cuore la stessa cosa poi è successa di sera che avevo bevuto e stavamo tutti un poco offuscati e Davide più di tutti tanto che ha saltato il bancone del bar con un volo ad unica gittata senza poggiare il culo e io senza fiato e col cuore a mille non so manco se l’ho visto davvero, ma shock. Davide è bellissimo e in quel gesto era un angelo e io in paradiso. Sto vedendo Please like me, è bella, è poetica, è cruda un poco surreale, ma la tematica è fragile e forte e ieri mi è successo di piangere in una scena con Hannah Gadsby che interpreta (interpreta?) una ragazza che soffre di depressione e raccontava che le vengono gli attacchi di panico nei supermercati perché non sa mai quale tonno scegliere, la scelta è troppa e i tonni sono ognuno diverso e boh e quindi piange davanti alla corsia del tonno e io pure. Quando avevo 19 anni un mio ex è dovuto venire a raccattarmi all’auchan perché non trovavo i pomodori secchi e mi si annebbiava la vista anche per la carta igienica e piangevo, mi mettevo a piangere pietrificata nelle corsie perché era difficile. Sono stata con un ragazzo che mi faceva fare la spesa da sola e io ci stavo male, malissimo, io trovo una difficoltà atroce dover scegliere tra i reparti in mezzo a tutte quelle cose uguali e assurde e vado con la lista e comunque torno sempre con robe inutili e inservibili e raramente vado da sola, anzi Luca ha timore quando mi manda da sola: ce la fai? Ti va? Vuoi che venga, prendi solo el cose che ti ho scritto, mi raccomando, non perderti. E l’anno scorso io ho avuto il covid a marzo e luca invece a natale e anche tutta la sua famiglia e allora io ho dovuto fare la spesa per tre famiglie (che anche i nonni non uscivano) per natale e capodanno e panico e ansia e sudore e ce l’ho fatta, non sono morta in nessun supermercato l’anno scorso e ancora oggi me la racconto come un’impresa per me assurda e quindi quando ieri la Gadsby parlava del suo problema a me m’è venuto da piangere perché è come se per la prima volta qualcuno mi rivelava una verità solo mia che per tanto tempo non sono riuscita ad accettare e ad affrontare e che ancora sta lì, sepolta tra le miriadi di ansie che mi ritrovo ancora a dover affrontare oltre alle miriadi a cui sono già sopravvissuta e quelle che ancora non conosco.
Non siamo altro che cadaveri la cui decomposizione non è ancora iniziata
Sto imparando a fallire.
Perché si, non sempre siamo vincitori anzi, i fallimenti sono innumerevoli e ce li portiamo appresso come fossero cadaveri da sotterrare velocemente prima che si raffreddino.
Magari invece di nasconderli in una fossa comune dovremmo fargli una lapide accostata da qualche mazzo di fiori.
Svariati occhi senza pupille in The Haunting of Hll House
altri morti a mare
galleggiano
fluttuano
e poi sprofondano
nelle acque
del mediterraneo
___
per un po’ restano a galla
ma poi vanno a fondo quando
le cavità si riempiono d’acqua
e l’aria e i gas fuoriescono
dai corpi in decomposizione
___
sprofondano nella acque
i cadaveri
e dentro di te muore
la voglia di remare o rimare
con rime facili e scarpe marinare
___
calano a picco
i cadaveri
nelle acque spietate
del nostro male
___
(forse
hanno pudore
di farsi vedere)
___
calano a picco
i cadaveri
___
ma noi abbiamo
altro da fare
che occuparci
di un’altra orda
di morti affogati
___
calano a picco
___
e qua e là
affiora
un rimorso
placato
dalle acque
e dal sole
Sri Lanka, 15 cadaveri in casa tra cui sei bambini dopo blitz Le forze di sicurezza dello Sri Lanka hanno trovato 15 cadaveri, tra cui quelli di sei bambini, dopo che miliziani legati agli attentati di Pasqua hanno aperto il fuoco e fatto detonare esplosivi durante un'incursione dell'esercito nella loro casa nell'est del paese.
Si va avanti per un po’ come mezzi cadaveri, a piangere non si riesce e quindi ci si presenta in pubblico con quel sorrisetto storto che dovrebbe rispondere alla domanda che non vogliamo sentire: «Come stai?». E si comincia a guarire senza saperlo.
Ester Viola