Ascoltare in modo profondo e totale significa dare senso alle parole dell’altro, impegnarsi a
comprenderne la ragionevolezza dal suo punto di vista.
Significa accogliere ciò che dice,dando valore alle sue parole: non indulgere nel dubbio,
nella valutazione, nel giudizio. Ascoltare significa fare silenzio interiore,mettere a tacere il
giudizio, la critica, la competizione. Significa entrare in uno spazio dove il torto e la ragione
non esistono più. E’ la premessa indispensabile per la soluzione creativa dei conflitti.
Ascoltare è un processo di apprendimento,di arricchimento e di ampliamento della
coscienza,che presuppone la temporanea messa tra parentesi delle proprie idee e dei
propri usuali modi di pensare.
Significa uscire dal proprio egocentrismo, dalla difesa del proprio territorio cognitivo,
disponendosi ad accogliere al proprio interno un altro diverso da sé.
Presuppone la disponibilità a lasciarsi cambiare, il coraggio di lasciar andare difese e
pregiudizi, e il senso di sicurezza che ricaviamo dalle nostre identificazioni, attaccamenti
ed avversioni.
L’Ego e la nevrosi si fondano sulla separatività. Ascolto profondo e nevrosi sono
incompatibili. Nel momento che pratichiamo l’ascolto, la nevrosi che ci isola e ci separa
dagli altri temporaneamente si scioglie. L’Ego perde potere su di noi.
L’ascolto è una qualità dell’essere, che elicita tutte le altre: umiltà, dedizione alla verità,
empatia, compassione, amore…
E’ un antidoto agli inquinanti: in primo luogo l’orgoglio, il pregiudizio, la fede negativa.
Il vero ascolto è molto raro, perché sono rare le persone disponibili a rinunciare al
narcisismo che le separa e a ricontattare il senso di unità e di umana grandezza.
“L’ascolto profondo è qualcosa che si avvicina più ad una contemplazione che all’ascolto
comunemente inteso”. E’ raccoglimento nel silenzio e attenzione all’altro.
Il battibecco, il litigio, in misura minore la discussione, a differenza del dialogo, sono
sintomi della mancanza di ascolto.
“Ascoltare un’altra persona significa ascoltare con il corpo intero. Mantenendo la
percezione del campo energetico interiore, creiamo uno spazio tranquillo che ci consente
di ascoltare veramente, senza interferenze della mente” (pensieri, aspettative, desideri,
giudizi, attaccamenti, avversioni).
“Solo essendo in contatto con il nostro essere, possiamo percepire l’essere dell’altro”.
Questo tipo di ascolto è già terapeutico, in quanto veicola il permesso di esistere così
come si è, e veicola il presupposto ancora più generale: accettare le cose così come sono.
“Gran parte delle interazioni umane avvengono attraverso uno scambio di contenuti. E’
quindi la mente analitica la parte di noi particolarmente interessata. La mente analitica per
sua natura divide, classifica, analizza, dubita, critica, oppone, controlla, paragona, ecc.Con l’intelletto, l’ascolto profondo cessa completamente”. Se ci identifichiamo nell’intelletto, alimentiamo il nostro Ego.
Di qui il passo che giunge al conflitto è molto breve”.
“Per la maggior parte, i rapporti umani consistono principalmente di menti che
interagiscono fra loro, non di esseri umani che comunicano, essendo in comunione.
Nessun rapporto può prosperare in tal modo, ed è per questo che nei rapporti umani vi
sono tanti conflitti. Quando la mente egoica gestisce la nostra vita, conflitti, dissidi e
problemi sono inevitabili”.
La mente analitica o egoica impedisce di vedere la realtà per ciò che è. Spesso siamo
abituati ad affrontare le nostre reazioni o a risolvere i problemi con la sola mente analitica
e controllante. Le soluzioni tentate in questo stato di coscienza non di rado aggravano il
problema. La mente analitica, impotente, diventa mente preoccupata, ossessiva.
Ogni conflitto è sintomo di una visione distorta.
Se prendiamo il conflitto (e le emozioni distruttive) come sintomo, e non come una realtà,
usciamo dall’illusione condivisa. La disidentificazione e quindi la decontaminazione dell’io
è un passo indispensabile per il lavoro successivo: individuare l’attaccamento,
l’avversione, le convinzioni limitanti, le distorsioni percettive, che sono la vera causa del
problema.
In tal modo ogni difficoltà diventa una risorsa, una spinta all’evoluzione della coscienza.
(Dalay Lama, L’abbraccio del mondo)
La vera mente meditativa è quella in grado di vedere sempre le cose e il mondo con la
freschezza e l’entusiasmo della prima volta. Una delle caretteristiche di una mente
realizzata è di essere una mente “di principiante”, val a dire curiosa, attenta, recettiva.
(da R. P. Kaushik, Verso una nuova coscienza, Ubaldini, p. 94).
“Se c’è ascolto totale, non c’è io, non c’è divisione, per cui chi ascolta comprende
veramente ciò che l’oratore sta dicendo. Non ci sono domande, dubbi, critiche.
Con l’intelletto, l’ascolto cessa completamente. E’ come inserire una derivazione.
Pensiamo di poter ascoltare con l’intelletto, ma l’intelletto blocca l’ascolto. L’intelletto è una
difesa contro qualcosa che non volete ascoltare. Infatti, se vedete davvero una cosa, poi
non potete negarla: dovete vivere in accordo con ciò che avete visto. Se cercate di vivere
in opposizione a ciò che avete visto, il conflitto si accresce. Si accresce la sofferenza e
l’afflizione.
Quindi il non ascolto è una difesa molto potente: non ascolto per non essere costretto ad
una trasformazione”.
Silenzio, fiducia, ascolto
Il silenzio interiore è una premessa necessaria all’ascolto dell’altro.
Fare silenzio, accogliere l’altro, presuppone fiducia.
La persona che ha perso fiducia, non ascolta, si chiude in sé, interrompe, contraddice, non
lascia spazio all’altro. In tal modo la comunicazione non è più possibile: il sistema, per
ragioni autodifensive arcaiche, si autoesclude, non mette più in comune, si impoverisce, si
ammala.
Silenzio non significa passività, ma recettività, ascolto attivo, lasciare l’altro entrare dentro
di sé.
Estratto da un articolo di Mauro Scardovelli