Non bisogna stupirsi se il termine ghigliottina designa, negli strumenti fotografici del XIX secolo, un tipo di otturatore il cui meccanismo, diversamente da quello degli otturatori a diaframma», serve soprartutto a fissare un ritratto... E non bisogna stupirsi neanche del fatto che, reciprocamente e sempre in termini professionali, l'esecurore posto di fronte al patibolo e incaricato di collocare la testa del condannato esattamente nel «buchetto» della lunetta che si chiude sul collo, e che ne risulta così otturato, venga definito «fotografo»; lo humour nero ha colpito nel segno [.-]. La fotografia risuscita il fascino della testa moribonda, ancora viva ma già morta, la stessa che viene fissata dall'iconografia perversa del ritratto del ghigliottinato [...]. Questo incontro tra ghigliottina e fotografia non è soltanto pertinente in teoria; la storia sociale e poliziesca saprà renderlo fruttuoso.
Daniel Arasse


















