Desideri che durano un istante, ma in tal caso non sono altro che malinconia.
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Desideri che durano un istante, ma in tal caso non sono altro che malinconia.
Un giorno potrei aver voglia di rivederti, ma sarò così distante che mi verrà impossibile. Dimenticare sarà difficile, è come un fantasma che entra ed esce dai nostri pensieri quando gli va, ma il tempo è più sapiente perché comprende sia la mia morte che la tua.
Alphabet by Inger Christensen & three more from Asymptote magazine’s In Praise of Translation event - our Book Tips of the Month
Back in January 2015, And Other Stories’ publisher Stefan Tobler helped organise a fun panel event about translation for Asymptote magazine’s anniversary celebration. The idea was that each panelist choose one translation they want to praise.
The In Praise of Translation event at the Free Word Centre, London, was recorded and you can listen here to the full panel, or skip to an individual book. So instead of our usual Book Tip of the Month this November we wanted to somewhat belatedly draw your attention to four great books:
3:30 Adam Thirlwell discussed the “baroque crazy energy” of Daniel Sada’s “really quite dirty” Almost Never, translated from Spanish by Katherine Silver.
11:45 Deborah Smith praised Jason Grunebaum’s translation of Uday Prakash’s The Girl With The Golden Parasol, the first [US / UK published] translation from Hindi “in a generation”.
21:45 Stefan Tobler chose Inger Christensen’s extraordinary book-length poem Alphabet, translated from Danish by Susana Nied, which praises the world of nature and language and numbers in a Fibonacci sequence of expanding stanzas that starts with a first stanza of ‘A’ words (1 line) and keeps surprising us all the way to the final ‘M’ words’ stanza (377 lines).
32:40 Daniel Hahn chose his fellow panellist Deborah Smith’s “perfect” translation of The Vegetarian by Han Kang.
Followed by discussion and questions from the floor.
In photo left to right: Adam Thirlwell, Stefan Tobler, Daniel Hahn, Asymptote reviews editor Ellen Jones. (Deborah Smith out of picture.)
Quasi mai, Daniel Sada (Del Vecchio Editore, 2013)
Un trentenne scapestrato, bugiardo e opportunista, cacciatore infaticabile di sesso (ma anche e soprattutto d'amore), personaggio grottesco e comico per antonomasia, tanto credibile da far venire i brividi: ho adorato Demetrio Sordo dalla prima all'ultima pagina di questo libro. Nel Messico degli anni Quaranta, Quasi mai (Daniel Sada) è la cronaca delle sue non sempre fauste imprese, il suo tentativo, goffo e ipocrita, di barcamenarsi tra due storie: quella con Mireya, bellissima puttana di Oxaca, e Renata, giovane pudica tenutaria di una cartoleria. Ma il suo è anche e soprattutto il racconto di un'eroica sconfitta contro un universo quasi totalmente femminile, in cui il maschio - solo illusoriamente in grado di tener testa alla situazione - viene continuamente ridicolizzato, sconfitto. Demetrio non si risparmia: si dà alla fuga e ai ritorni, ai desideri agli amori, perpetuando l'eterna battaglia tra l'ideale amoroso e il bisogno fisico, sempre in bilico tra fatalismo e ribellione. Si dà, insomma, nel bene e nel male, con così tanta convinzione, da risultare tenero e patetico, irresistibile, carismatico oltre ogni speranza.
Sada, maestro di scrittura, ha scritto un romanzo inedito e spiazzante, intriso di bellezza e umorismo; grottesco, comico, colmo di tutte le qualità che appartengono soltanto ai più grandi, enormi scrittori. Leggetelo. Cinque ciliegie.
Gelato #25: Quasi mai, Daniel Sada (Del Vecchio Editore 2013)
Le idee di Demetrio percorrevano un'orbita, si ricordò delle sue ex come se stesse presenziando a una parata di miniature; ragazze in miniatura; le baciò sulla bocca, tutte, nessuna esclusa, nient’altro; incantesimo in tonalità seppia, ma forse, non conviene attingere dal passato; amori perduti che non giunsero mai alla nudità, e a pronunciare questa parola si ricordò di Mireya, la carnalità come una febbre sfrenata; il sesso alle stelle, così rarefatto da non poterlo più immaginare; un’immagine scossa da raffiche di vento. La donna che forse aspettava un figlio da lui e che si smarrì nella confusione di una notte x; era la stessa donna che appariva nei suoi sogni e si prendeva gioco di lui, dicendogli: Povero imbecille, non sai cosa ti sei perso, l’amore e tenerezza infinita: cosa vuoi di più, coglione. E se Demetrio si fosse lasciato intrappolare da Mireya? Ebbene, in cosa consisteva questo essere o sentirsi in trappola? In verità quella Mireya, da gran puttana che era, si era trasformata in una santa meravigliosa Santa combattiva. Santa madre. Santa del sesso, lavorata a sbalzo in un altrove sempre cangiante. Oh, Mireya santissima, chissà che fine aveva fatto.
(...) le belle donne vanno incontro a destini orribili se si concede loro la minima libertà.
Quasi mai, Daniel Sada
La abuela despertó precisamente cuando entraban de noche a la ciudad de México. Vastedad amistosa, ingobernable, un infierno más grande que la imaginación...
Eumelia, de Daniel Sada
Sesso, valido pretesto per spezzare la monotonia; sesso-motore; sesso-affanno; abitudine al sesso come un’ingozzata qualunque che diventa, poi, zavorra; sesso smisurato, incontenibile, frenetico, ambiguo come un gioco che confonde e poi rischiara e ancora confonde; sesso-simulacro, sesso-ovvietà. Il piacere, alla fine, come un elogio che viaggia in senso contrario alla vita.
Quasi mai, Daniel Sada.