Un film che entra nella testa ma prima di tutto nel cuore.
Il fiato sospeso, nel tentativo di comprendere ciò che qualsiasi tipo di droga scatena nell’organismo di un individuo. Quanto il cervello ne rimane sconvolto, quanto il cuore oberato. Una droga viene, dalla pellicola, analizzata nella più ampia concessione del termine. La droga diventa infatti la trasfigurazione della vita e quindi di tutto ciò che la caratterizza.
La vita, riprendendo la visione Pirandelliana ( Pirandello, ma quante ne avevi capite?) è fatta di trappole: la famiglia, l’amore, il sesso e perfino l’amicizia. La vita è una droga, un gioco d’azzardo e la dipendenza ad essa deriva da quei brevi momenti di felicità, che ciclicamente illudono l’uomo di aver trovato il cosiddetto porto felice, porto quiete. La conseguente astinenza porto l’uomo alla cieca disperazione e alla continua ricerca di un’ultima dose.
Anche l’amicizia è da considerarsi come un nodo centrale del film. Essa è analizzata in una nuova dimensione. Il tradimento come prova concreta di una ripicca morale nei confronti della vita. L’uomo è cattivo.
L’uomo è la droga di sè stesso e in questo frangente si perde. Si annulla.