Sostegno a IL FATTO QUOTIDIANO in lotta contro i profeti del renzismo più osceno. La nota di Cinzia Monteverdi.
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“Investite su Monte Paschi, e’ un vero affare”, disse Renzi
“Investite su Monte Paschi, e’ un vero affare”, disse Renzi
Quello che vedete in seguito è il titolo di un articolo de Il Sole 24 Ore del 22 gennaio scorso, nel quale il Premier invitava i risparmiatori ad investire in Monte Paschi (l’articolo potete trovarlo QUI)
Da quella data, ecco a voi l’andamento del titolo in borsa.
I risparmiatori, da 22 gennaio, hanno perso circa il 60%.
Qualsiasi consulente che si fosse avventurato a suggerire di acquistare…
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Quello che il renzismo non dice (236) – Ancora sulle prove generali della RENZIT e sul feroce scontro Brunetta – Vespa in prima serata su Rai1. Sul Mario Orfeo offeso e su Orfini l’agnello sacrificale come Totò in “San Giovanni Decollato”.
Quello che il renzismo non dice (236) – Ancora sulle prove generali della RENZIT e sul feroce scontro Brunetta – Vespa in prima serata su Rai1. Sul Mario Orfeo offeso e su Orfini l’agnello sacrificale come Totò in “San Giovanni Decollato”.
di Rina Brundu. Onestamente non ricordo un altro scontro mediatico così feroce e sputtanante l’infelice e genuflesso sistema mediatico pubblico che abbiamo, come quello che c’é stato stasera tra Bruno Vespa e Renato Brunetta durante la prima serata di Rai1 dedicata alla Brexit. Più che di Brexit si è trattato delle prove generali della Renzit e per capire le ragioni dell’ira funesta di Vespa…
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Epocale BREXIT (o RENZIT?) su Rai1. Feroce scontro tra Brunetta e Vespa sulla solita intervista “di parte” al finanziere renzista Davide Serra. E sulla senatrice M5S che fa notare al Direttore del TG1 l’approccio genuflesso e colui si offende: Vespa sull’orlo di una crisi di nervi.
Davide Serra commendatore, una vergogna
Con tutte le disgrazie che ci sono non ci stracceremo di sicuro le vesti: la crisi economica che non accenna a diminuire (solo +0,6%, con possibili rettifiche); i buchi di bilancio vari per i provvedimenti sulle pensioni sbagliati e per i derivati sbagliatissimi (parliamo di decine di miliardi); la disoccupazione che cresce; i problemi delle migliaia di migranti; la corruzione e dulcis in fundo una legge elettorale truffaldina e che contribuirà ancor più a separare classe politica e cittadini. Insomma, anche se ognuno poi trova i suoi spunti di divertimento, non c’è da ridere e tantomeno da scandalizzarsi. Però la nomina di Davide Serra, il cofondatore del fondo speculativo di investimento Algebris, a Commendatore della Repubblica, è una decisione non solo vergognosa (per le palesi amichevoli entrature del manager a livello di capo dell’Esecutivo), ma soprattutto è un’altra pesante macchia nera nella storia di questa Repubblica, che grazie al comportamento fedifrago di certi uomini delle istituzioni, assume sempre più le sembianze di un bananeto, in ogni caso di un luogo in cui la Legge, la Democrazia e la Giustizia divengono carne da porco per mano degli stessi che dovrebbero promuoverle e sostenerle. Ovviamente non è un reato e questo è il problema, perché in Italia spesso (purtroppo!) questa frase viene citata per chiudere la questione, come se l’unico discrimine tra l’utile e il dannoso, tra ciò che è moralmente vantaggioso e ciò che invece contribuisce a fare del nostro paese un luogo marginale rispetto al progresso civile ed economico, fosse il codice penale. Ma non è così. Certe scelte, non penalmente rilevanti, ma moralmente riprovevoli, sono in grado di infierire alla società maggiori danni di alcuni crimini conclamati e perseguiti dalla legge. Come è appunto il caso dell’assegnazione a uno speculatore di breve periodo di una tra le massime pubbliche onorificenze. Una vergogna per chi l’ha firmata e un pessimo esempio per chi guarda e impara. Chiariamo che ogni cittadino è libero – all’interno delle leggi – di scegliere l’attività economica che più gli aggrada. Ma uno Stato che si ritrova la Costituzione che noi abbiamo, non può onorare uno speculatore, se non al prezzo di negare ipso facto gli stessi valori, principi e commi della Carta fondamentale. Che dice l’assegnazione della Commenda al gestore di un fondo altamente speculativo – tra l’altro di brevissima vita e per sua natura facilmente convertibile in un clamoroso fallimento – a quegli imprenditori che si sono suicidati perché non riuscivano a pagare i propri dipendenti? A quelli che lavorano ogni giorno, pagando le tasse in Italia, per estrarre profitti magrissimi anche in conseguenza dell’oneroso rispetto delle leggi? Che dice una nomina del genere a quei moltissimi giovani disoccupati, che tuttavia non sono disposti a scegliere la strada dei compromessi e degli accomodamenti contrari alle leggi e al loro senso di responsabilità sociale pur di uscire dalle difficili situazioni in cui si trovano? Che cosa suggeriscono questi galloni sul petto a tutti quelli che lavorano con fatica ogni giorno, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle professioni, in gran parte degli ambiti lavorativi italiani, dove il rapporto fra le retribuzioni e l’impegno è sempre inferiore ai più diffusi standard di equità e giustizia? Non suona forse una nomina del genere come uno schiaffo e uno sberleffo a tutti quelli che fanno il proprio dovere, senza attendersi null’altro che la propria personale stima? In realtà su che cosa si regge questo nostro paese, sugli speculatori alla Serra o su quelli che sudano in silenzio ogni giorno? Ognuno ovviamente ha gli esempi che si merita, ma certo additare l’opera di un corsaro della finanza (per il solo fatto che è riuscito – temporaneamente – a guadagnare un fracco di soldi e a diventare amico dei potenti) non migliora le cose. Noi non ci scandalizzeremo, né osiamo sperare che qualcuno potrà intervenire rapidamente a sanare il clamoroso errore. Noi tireremo dritto come davanti a una sconcezza inguardabile, ma l’Italia pagherà a caro prezzo questi cattivi esempi timbrati e sottoscritti con il simbolo della Repubblica. di Sergio Noto ilfattoquotidiano.it
Il Partito dei Pappagalli
Il Partito dei Pappagalli
Anna Lombroso per il Simplicissimus
Una volta quando sfilava un corteo di lavoratori, disoccupati, senza casa, studenti, donne, c’era sempre qualcuno in cappotto di cammello, una signora col cappellino e la pelliccetta, indispettiti perché i manifestanti ostacolavano il loro affaccendarsi, che gridavano: ma andate a lavorare! Andate a casa, sfaticati!
Se ieri, andando verso Piazza San Giovanni,…
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I finanziatori di Renzi
I finanziatori di Renzi
// La convention dei renziani, la nuova Leopolda, si terrà a Firenze dal 24 al 26 ottobre e costerà 300 mila euro. Qualche decina di migliaia di euro in più rispetto agli anni passati. Ma chi paga? Chi la finanzia?
“C’è uno zoccolo duro, tra i finanziatori di Matteo Renzi, ma anche delle interessanti novità. Allora è molto utile spulciare una lista di finanziatori della prossima Leopolda.
Tecnica…
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Nuovo Post pubblicato su Milano Post Quotidiano ONLINE di Informazione e Cultura #BocconianoDoc, #CapitaleDiMarx, #CityLondon, #DavideSerra, #GiovaneBroker, #Marx, #MatteoRenzi, #SinistraItaliana
Nuovo Post pubblicato su http://www.milanopost.info/2014/02/05/la-sinistra-italiana-dal-capitale-di-marx-al-capitale-della-city/
La sinistra italiana: dal Capitale di Marx al capitale della City
Milano 5 Febbraio – Si chiama Davide Serra (42 anni), bocconiano doc, giovane broker d’assalto e investitore istituzionale nella City di Londra dove risiede da diciotto anni, ma soprattutto amico, sostenitore e consigliere economico del neo Segretario del Partito Democratico Matteo Renzi (in una intervista sul “Sole 24 ore” il 20 dicembre scorso Serra spiegava la sua formula per cambiare l’Italia, mentre nella puntata di “Otto e Mezzo”di mercoledì 29 gennaio una charmante Lilli Gurber lo proponeva con nonchalance come possibile ministro dell’Economia in un futuro Governo Renzi all’ospite in studio Debora Serracchiani, componente della Segreteria Nazionale del Partito Democratico e Presidente della Regione Friuli-Venezia-Giulia). L’ufficio di Serra è nel cuore di Londra in Clifford Street, all’incrocio con Savile Row via famosa per le sartorie d’alta qualità dove si servono finanzieri, grandi avvocati londinesi (i cosiddetti barrister), baronetti, membri della Camera dei Lords e dandy vari che non sanno e soprattutto non possono rinunciare allo stile impeccabile del taglio su misura che contraddistingue l’abito maschile inglese. L’ “azienda” (se così si può chiamare) di Serra impiega sei analisti quotidianamente incollati allo schermo dei computers con i quali tengono costantemente monitorati gli aggiornamenti dei mercati finanziari internazionali. La società del broker italiano si chiama ‘Algebris Investments’ e dall’ottobre 2006 cura il fondo d’investimenti “Algebris Global Financials Fund” che gestisce un portafoglio di circa 2 miliardi di Dollari. E’ lo stesso sito della società a dirci che Serra nel suo “curriculum” può vantare precedenti incarichi nella banca d’affari statunitense Morgan Stanley e in Ubs e che, data la sua esperienza, viene spesso consultato da banchieri centrali internazionali in merito a questioni di politica e riforme finanziarie. off-shore internazionali come, ad esempio, il ‘Jp Morgan Fleming Overseas Investment Trust’ nel quale partecipa, tra gli altri, William Peel, Lord Ciambellano di Sua Maestà britannica e terzo Conte Peel. Un bel salto di qualità per la sinistra rispetto ai tradizionali ambienti della fabbrica dove, ai tempi di Togliatti e Berlinguer, si combattevano le battaglie per i lavoratori (o per dirla all’inglese, come piace a Renzi, la “working class”). Ora gli avversari da combattere sembrano essere invece gli indici di Borsa, le oscillazioni delle valute internazionali e i prezzi delle commodities. Attribuire però a Renzi questa innovazione rispetto alle obsolete dottrine della sinistra sarebbe però un errore. A ben guardare il “diretto discendente” di Antonio Gramsci (secondo la “successione apostolica” dei Segretari della sinistra italiana che discende dal ramo genealogico PCdI, PCI, PDS, DS e infine PD) ha solo portato al suo massimo livello di sviluppo una potenzialità che era (forse) già presente nel capostipite storico della sinistra internazionale: Karl Heinrich Marx Levi Mordechai, più sinteticamente noto ai più come Karl Marx. Il buon vecchio Marx poteva vantare infatti un pedigree di tutto rispetto che oggi farebbe invidia a qualunque leader “riformista” potendo aprire senza tanta fatica i salotti ovattati della finanza internazionale. La madre di Marx era infatti imparentata con i futuri fondatori del gruppo tedesco Philips. Mentre il teorizzatore del riscatto dei proletari attraverso la lotta di classe aveva sposato nientemeno che l’aristocratica baronessina tedesca Johanna Bertha Julie Freiin von Westphalen. Lotta di classe dunque, purché con “classe”. A quanto pare il radical-chichismo nostrano (tanto criticato a destra, soprattutto da quella populista) sarebbe un prodotto di importazione e non quindi il frutto del manifatturiero “made in Italy”. L’immagine della propaganda rivoluzionaria russa che dipingeva Trotsky intento a trafiggere il dragone del capitalismo internazionale è definitivamente archiviata. Ora quel drago è diventato un alleato potente.
Roberto Motta Sosa