Ho messo sul fuoco
la caffettiera da dodici,
non so se basterà.
Stasera vengono a prendere
il caffè da me,
i miei ricordi.
Luca Lotti, La caffettiera

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Ho messo sul fuoco
la caffettiera da dodici,
non so se basterà.
Stasera vengono a prendere
il caffè da me,
i miei ricordi.
Luca Lotti, La caffettiera
«Ho messo sul fuoco la caffettiera da dodici, non so se basterà. Stasera vengono a prendere il caffè da me, i miei ricordi.»
— Luca Lotti, La caffettiera
Il Parlamento fa le leggi e ha il potere di abrogarle. L’unica cosa che non può decidere è rifiutarsi di applicarle. La scelta compiuta dal Senato di rifiutare la decadenza dallo status di senatore per Augusto Minzolini è tecnicamente eversiva perché obbedisce non al potere della legge ma al diritto superiore e ingiudicabile di eletti che scelgono di sottrarsi alle regole che essi stessi si sono date. Se è il Parlamento ad essere eversore il danno civile e politico che si procura è enorme. Il giudizio che si trarrà è che la casta difende solo e unicamente se stessa, e che in nome del potere si scambiano le difese, oggi tu voti a favore di Lotti e domani io ti assolvo Minzolini, si distruggono le leggi a piacimento e si procede nella discrezione assoluta. E chi solo ieri parlava di garantismo, la garanzia che la legge pone a difesa dell’imputato, oggi calpesta il garantismo, la garanzia per tutti che la legge sia uguale per tutti e soprattutto applicata nei confronti di tutti. E chi ieri dichiarava di combattere il populismo, quel senso barbarico di essere per principio contro, oggi ne gonfia le vele in ragione dell’equazione: se sei potente ti salvi sempre, se sei sfigato soccombi sempre.
Ecco la, il garantismo era solo una scusa. Ora lo chiamino col suo vero nome: impunità.
Nel processo di primo grado sull'intricata vicenda che riguarda la società degli appalti per la pubblica amministrazione sono state assolte
Il processo di primo grado sul filone principale del cosiddetto caso CONSIP, una complicata vicenda giudiziaria iniziata nel 2016 e riguardante la società che si occupa di appalti per la pubblica amministrazione, si è concluso con l’assoluzione di otto persone e la condanna di altre due. Fra le persone assolte ce ne sono alcune che avevano avuto una certa rilevanza mediatica e politica, fra cui Tiziano Renzi, padre dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, l’ex ministro dello Sport Luca Lotti, e l’ex parlamentare Italo Bocchino.
Oltre a loro sono stati assolti gli imprenditori Alfredo Romeo e Carlo Russo, l’ex comandante dell’unità dei carabinieri Legione “Toscana” Emanuele Saltalamacchia, l’ex presidente della società idrica di Firenze Filippo Vannoni, e il carabiniere Stefano Pandimiglio.
Sono stati condannati invece il colonnello dei carabinieri Alessandro Sessa, a 3 mesi di carcere, e l’ex maggiore del Nucleo operativo ecologico (NOE) dei carabinieri Gianpaolo Scafarto, a 1 anno e 6 mesi. La pena di entrambi è stata sospesa, ma dovranno versare 50mila euro al ministero della Difesa. I due carabinieri erano accusati di aver falsificato alcuni verbali per incastrare Tiziano Renzi e alzare così il profilo politico dell’indagine, e di aver rivelato ai loro superiori dettagli sulle indagini sui quali erano invece tenuti alla riservatezza.
Il guaio del Csm non sono le correnti, ma Lotti. Maddai!
Fare dell'ex ministro (o del prossimo politico) il simbolo del male di un sistema in cui il male è invece altro, e sono i comportamenti dei magistrati, e non dei politici, è truccare le carte
Davanti all’intercettazione di Luca Lotti che dice del vicepresidente del Csm David Ermini “però qualche messaggio gli va dato forte”, mi piacerebbe poter esclamare, come una Francesca Cipriani qualsiasi al cospetto di Salvini: “Quella voce mi ha scombussolato”. Ma non va così, il circo mediatico è una ruota, e se sei caduto in basso come Lotti la tua voce fa schifo. Però qualcosa non quadra. Luca Lotti è un deputato, ed è anche come si sa un imputato, ma in una faccenda che nulla c’entra col Csm. E’ stato intercettato, intercettazione ambientale, mentre inopportunamente (certo) parlava con Palamara e altri di magistratura. L’intercettazione è pubblicata, ed è regolare che lo sia, anche se è del tutto inutile. Parlare con Palamara non è un reato, seppure il pg di Cassazione Riccardo Fuzio abbia detto che “si è determinato l’oggettivo risultato che la volontà di un imputato abbia contribuito alla scelta del futuro dirigente dell’ufficio di procura”, eccetera. L’oggettivo sfugge un po’. Ma soprattutto, fare di Lotti (o del prossimo politico) il simbolo del male di un sistema in cui il male è invece altro, e sono i comportamenti dei magistrati, e non dei politici, è truccare le carte, è impedire la comprensione dei fatti. E quando l’ex procuratore nazionale antimafia e fresco europarlamentare del Pd Franco Roberti sentenzia che “ci troviamo di fronte a fatti gravissimi, che aprono una questione morale… che riguarda i magistrati ma anche la politica. A partire dal Pd”, è chiaro che la comprensione dei fatti è proprio poca. Se lo ricorda, Roberti, quel che diceva Caponnetto del Csm?
Venerati maestri e dubbi arcani – Cos’è rimasto dell’eredità di Luigi Albertini dopo il renzismo?
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