Jusepe de Ribera, The Sense of Touch, 1632. Oil on canvas, 125 x 98 cm. Museo del Prado, Madrid
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Jusepe de Ribera, The Sense of Touch, 1632. Oil on canvas, 125 x 98 cm. Museo del Prado, Madrid
Saint Agnes and the Lamb, Attributed to Jusepe de Ribera, 1651
Jusepe de Ribera, Saint Sebastian (1636)
Giovanni Bellini, Pietà (1467-70)
Hendrick Goltzius, Adonis Dying (1609)
Jusepe de Ribera - Mary Magdalene in meditation (1623)
Tanti auguri a tutti coloro che portano il nome di San Gennaro, santo plurimartoriato come la città con cui si identifica.
La tradizione agiografica narra che, prima della decapitazione, lo trucidarono e tentarono di farlo fuori in ogni modo: gli torsero il corpo, lo gettarono nella fossa dei leoni e lo rinchiusero in una fornace come in un Lager ante litteram…
Ma isso se n’asceva da dint’o fuoco, come possiamo vedere nella sublime scena rappresentata in questo dipinto dello Spagnoletto (nome d’arte di José de Ribera detto Jusepe, il più napoletano dei pittori spagnoli, vissuto in Italia dal 1611 al 1652).
Il quadro, conservato nel Duomo di Napoli (e dove, se no?), rappresenta proprio il miracoloso momento in cui il Vescovo Gennaro esce illeso dalle caverne ardenti di Pozzuoli tra lo stupore e la paura degli astanti. I soldati e i lazzari lo guardano a bocca aperta mentre lui volge il suo sguardo ai putti che svolazzano confusamente in cielo.
Un capolavoro nel capolavoro, la faccia incredula e sconvolta dello scugnizzo vestito di rosso alla nostra destra.
Il futuro patrono di Napoli è scalzo e impedito nei movimenti dalle corde, ma conserva i suoi fastosi abiti episcopali e cammina tra la folla e le lance dei soldati come se il fatto non fosse suo. Una metafora di questa terra fulgida, degradata e distratta che tira avanti tra vessazioni e sconfitte.
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Viene da qua
Napoli, tra miracoli e dissolvimento
Dove dico anche altro su Napoli, il suo santo e i suoi fuochi.
Jusepe de Ribera, Euclid (detail), c. 1630.
Jusepe de Ribera (1591–1652), a.k.a. Lo Spagnoletto, "Pietà", Museo Nazionale di San Martino (Napoli).
Museo del Prado, Madrid
José de Ribera, conosciuto in Italia come lo Spagnoletto, Ticio, 1632. Museo del Prado, Madrid.
Olio su tela (227 x 301 cm. )
Il dipinto, di tema mitologico, raffigura Ticio (in italiano Tizio), condannato da Zeus ad essere legato a una roccia del Tartaro, dove un avvoltoio avrebbe divorato per l'eternità il suo fegato. E il suo fegato sarebbe rinato secondo le fasi lunari apposta per essere divorato di nuovo, di nuovo e di nuovo.
Che poi Zeus era suo padre, ma gli inflisse ugualmente questo terribile supplizio perche lui aveva cercato di violentare Latona (la quale, a sua volta, era una delle innumerevoli amanti di Papà Zeus).