Tanti auguri a tutti coloro che portano il nome di San Gennaro, santo plurimartoriato come la città con cui si identifica.
La tradizione agiografica narra che, prima della decapitazione, lo trucidarono e tentarono di farlo fuori in ogni modo: gli torsero il corpo, lo gettarono nella fossa dei leoni e lo rinchiusero in una fornace come in un Lager ante litteram…
Ma isso se n’asceva da dint’o fuoco, come possiamo vedere nella sublime scena rappresentata in questo dipinto dello Spagnoletto (nome d’arte di José de Ribera detto Jusepe, il più napoletano dei pittori spagnoli, vissuto in Italia dal 1611 al 1652).
Il quadro, conservato nel Duomo di Napoli (e dove, se no?), rappresenta proprio il miracoloso momento in cui il Vescovo Gennaro esce illeso dalle caverne ardenti di Pozzuoli tra lo stupore e la paura degli astanti. I soldati e i lazzari lo guardano a bocca aperta mentre lui volge il suo sguardo ai putti che svolazzano confusamente in cielo.
Un capolavoro nel capolavoro, la faccia incredula e sconvolta dello scugnizzo vestito di rosso alla nostra destra.
Il futuro patrono di Napoli è scalzo e impedito nei movimenti dalle corde, ma conserva i suoi fastosi abiti episcopali e cammina tra la folla e le lance dei soldati come se il fatto non fosse suo. Una metafora di questa terra fulgida, degradata e distratta che tira avanti tra vessazioni e sconfitte.
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Viene da qua
Napoli, tra miracoli e dissolvimento
Dove dico anche altro su Napoli, il suo santo e i suoi fuochi.
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CAMPANIA FELIX
Santità, culti, agiografia
San Castrese da Volturnum: un santo diviso tra molte città
#aCuradellAssociazione
Castel Volturno deve il suo nome al castello e al fiume Volturno. Situato all'estremità della pianura campana nell'ultima propaggine dei Mazzoni fu abitato prima dagli Opici, poi dagli Etruschi, che eressero la città di Volturnum, e successivamente dagli Osci, essa svolgeva la funzione di emporium, cioè di raccolta e mercato delle merci prodotte dall' intero basso bacino del Volturno, ed era crocevia obbligato per chi dal mare voleva inoltrarsi nell'interno e raggiungere il porto di Casilunum sul Volturno e da qui l'antica città di Capua.
I Romani durante la seconda guerra punica (215 a.C.), rinforzarono le mura della città affinché fosse da riparo alla loro flotta, che di qui transitava per raggiungere Capua occupata da Annibale. Nel 194 a.C. Volturnum diventò colonia romana e accolse 300 famiglie di cittadini romani entro le proprie mura. Dopo la morte di Cesare (44 a.C.) subì una incursione da parte di Menecrate, liberto di Sesto Pompeo, che ne distrusse il porto.
L'imperatore Augusto vi inviò una nuova colonia di cittadini romani e nel 95 d.C. l'imperatore Domiziano vi fece costruire la strada che ancora oggi porta il suo nome e un superbo ponte, che univa le due sponde del fiume, all'ardita impresa il poeta Stazio dedicò la terza poesia del quarto libro delle Selvae.
La diffusione del cristianesimo a Voltunum, nel IV secolo, si deve a San Castrese, la città fu sede vescovile dal V secolo in poi, come testimoniano le sottoscrizioni del vescovo Paschasius ai concili romani del 499, 501 e 502.
San Castrese (o Castrense) visse nel V secolo d.C. durante le persecuzioni dei Vandali.
Secondo una Passio leggendaria (La Passio S. Castrensis, un testo noto già prima della fine del XII secolo. ) Genserico, re dei Vandali, voleva costringere 12 vescovi africani a rinnegare la propria fede. Non sapendo come convincerli, decise di chiedere consiglio ad Aristotemo che consigliò di farli salire su delle navi e farli affondare; ma i 12 vescovi si salvarono miracolosamente. La nave, destinata a sicuro naufragio, miracolosamente approdo in Campania il 10 maggio di un anno imprecisato e i vescovi si diffusero subito nella Regione svolgendovi il loro ministero.
Oltre a Castrese e Prisco, essi erano: Rosio, Tammaro, Secondino, Eraclio, Benigno, Elpidio, Marco, Augusto, Canione e Vindonio.
Solo per Castrese il testo specifica che si stabilì a Suessa, identificabile con l’odierna Sessa Aurunca o, come ritiene il Mallardo, con Sinuessa (Mondragone).
Il suo culto è sviluppato in Campania, in particolare a Castel Volturno. San Castrense è il santo patrono di Marano di Napoli e di San Castrese (frazione di Sessa Aurunca). I maranesi conoscevano molto bene Castrese a causa degli scambi commerciali che c'erano tra Marano e Sessa, così alla morte di Castrese i maranesi chiesero alla città di Sessa Aurunca una reliquia del vescovo e gli fu concesso il braccio. Questo è ancora conservato all'interno della statua di san Castrese, mentre la sua tomba non fu mai ritrovata.
Purtroppo il racconto, non merita nessuna credibilità storica tranne che per i nomi dei vescovi, che sono tutti mutuati dalle cronotassi di Puglia e Campania. Castrese è commemorato nel Martirologio Geronimiano all’11 febbraio sotto la rubrica topografica in Volturno (Castel Volturno) e alla stessa data anche nel Calendario marmoreo napoletano. Il suo culto ha avuto ampia diffusione e ha dato vita, nella Campania medievale, a non poche tradizioni agiografiche e a contese tra diversi centri. Esso appare, comunque, ben radicato soprattutto a Castel Volturno e Sessa, da dove le reliquie sarebbero state traslate prima a Capua e poi, nel XII secolo, a Monreale in Sicilia.
Il radicamento del culto di Castrese in Campania è provato da due testimonianze di tipo archeologico-monumentario. De Rossi ha rinvenuto nel Museo di Capua – siamo alla prima testimonianza – una transenna marmorea quadrata con croce monogrammatica e lettere apocalittiche di V-VI secolo, del tipo di quelle poste sui sepolcri; il reperto proveniva da Volturnum per cui il grande archeologo ritenne potersi trattare della fenestella confessionis, originariamente collocata sulla tomba di Castrese, che egli, comunque, riteneva vescovo africano.
La seconda testimonianza è costituita da una pittura datata tra VIII e X secolo scoperta in una grotta nei pressi di Calvi (Caserta) in cui sono rappresentati Castrese e Prisco.
Anche alla luce di questo forte radicamento in Campania, con Delehaye e Mallardo, lo studioso Giorgio Otranto considera Castrese martire locale, forse anche vescovo di Volturnum.
Il tema della nave sfasciata destinata al naufragio e miracolosamente approdata sulla costa è un topos ricorrente, con alcune varianti, in diverse passiones redatte in Campania tra IX e XII secolo; il suo modello è da ricercarsi nella Historia di Vittore di Vita secondo la quale Genserico, in occasione della persecuzione vandalica (439), caccio dall’Africa il vescovo Quodvultdeus e molti altri chierici imbarcandoli su una nave sfasciata, che riusci comunque ad approdare a Napoli.
La vicenda di Prisco e Castrese esprime emblematicamente una caratteristica dell’agiografia campana: questa, nel corso del medioevo, ha frequentemente trasformato alcuni martiri locali in personaggi orientali o africani nell’intento di anticiparne il culto e di nobilitarne le origini, collegandoli a personaggi illustri della cristianità antica o rendendoli protagonisti di eventi fondanti e storicamente rilevanti della nuova fede. Nel caso di Prisco, al martire capuano si attribuisce addirittura il ruolo di uno degli amici e collaboratori del Cristo che nei Vangeli era rimasto nell’anonimato. Prisco, infatti, diviene colui che mette a disposizione di Gesù e degli Apostoli la sala per l’Ultima Cena.
Questo particolare esprime significativamente il lavorio degli agiografi medievali, i quali ricercavano non solo nella storia e nei testi cristiani pregressi, ma anche nelle leggende e nelle tradizioni orali elementi e motivi per comporre i loro racconti, senza molto preoccuparsi della verità e talvolta neanche della verosimiglianza storica. Il loro solo intento era quello di ricostruire racconti che fossero di edificazione spirituale per le comunità: che è, in definitiva, come ha insegnato Delehaye, la caratteristica e la condizione indispensabile di ogni documento agiografico.
La Cappella di san Castrese a Castel Volturno
Situata al centro del lato sinistro di Largo S. Castrese, nel Borgo murato del Castello, si trova la cappella dedicata al santo patrono del paese San Castrese. La cappella costituita da un solo vano è inserita in un edificio composto da un piano terra e un primo piano. Il piano terra è composto da tre vani, nel primo è situata la scala, che conduce al primo piano composto di tre stanze, sotto alla quale vi è un pozzo, la seconda funge da sagrestia, nella terza è situata la cappella vera e propria. Per accedere direttamente alla cappella bisogna salire due gradini, attraversare un portone di ingresso, sormontato da una piccola finestra ovale inserita in un triangolo di stucco. Oltrepassato la porta ci si trova direttamente nell'unica navata a forma rettangolare (4,40x7,80), di fronte all'entrata vi è posto l'altare, sormontato da una piccola nicchia scavata direttamente nel muro, racchiusa tra due piccoli pilastri con capitello ionico, in essa era posto il busto ligneo del Santo, alla cui base reca l'iscrizione:
S. CASTRESE / PATRONO DI MARANO E CASTELVOLTURNO. Dietro il portone d'ingresso, sul lato destro, vi è posto una lapide che recita: D.O.M. / RISORGE SUL SACRO SUOLO / MALMENATO DELL'ANTICA CHIESA / DI S. CASTRESE / QUESTA CAPPELLA È FABBRICATA / DALLO ZELO DEL PARROCO / SAC. GENNARO AMOROSO / 10-2-1952.
In alto direttamente affrescata sulle pareti è raffigurata la storia leggendaria della vita di S. Castrese, su sei pannelli rettangolari, divisi tra loro da quattro figure, la prima rappresenta la Fede, la seconda l'Obbedienza, la terza la Nobiltà e la quarta la Religione. Le vicende narrate iniziano dal lato sinistro, dove nel primo pannello è rappresentato S. Castrese cacciato dall'Africa, nel secondo il Santo è raffigurato su una nave insieme ad altri martiri, nel terzo il Presule è giunto alla foce del Volturno, tutti i passeggeri sono scesi dall'imbarcazione ad essi è apparso il Signore e San Pietro tra gli Angeli, in una iscrizione si legge MONSTRATE ESSE MATREM.
Sul lato destro della navata S. Castrese è raffigurato, nel quarto pannello, al centro della piazza del castello sulla soglia della futura cappella, mentre predica ai fedeli; nel quinto riquadro opera il miracolo sul nobile Aristodemo suo persecutore, che malato è trasportato in lettiga dai soldati al cospetto del Santo; nel sesto il Vescovo è raffigurato sul letto di morte attorniato dai fedeli e visitato dal Signore e dagli Angeli. Sotto la volta della cappella è rappresentata in un grande riquadro a gloria di San Castrese, che tra una schiera di angeli, dall'alto del cielo, veglia sul territorio di Castel Volturno, di cui è raffigurato il castello posto alla foce del fiume Volturno. I dipinti sono opera, come si legge dalla firma posta in questa ultima raffigurazione descritta, di Domenico Ferraro di Casagiove e datati 5-10-1950. Al centro del pavimento vi è una piccola croce tra le lettere S e C.
La chiesa di Marano
La chiesa a lui dedicata fu costruita solo nel 1600, la famiglia milanese dei Visconti, una delle più antiche e potenti famiglie nobili italiane appartenenti al ducato di Milano, con ramificazioni anche a Calvizzano e Marano: è scritto nel libro, del sacerdote Giacomo Di Maria: “I Visconti, da Milano a Calvizzano” si pongono sotto la protezione dei Carafa (il cardinale Mario Carafa, nel 1533, aveva concesso la bolla di riedificazione della chiesa San Castrese). Infine, per analogia con Calvizzano, tale vasca sicuramente è stata regalata a suggello di un’alleanza con i cittadini maranesi.)
Durante alcuni lavori di restauro recenti, è spuntata una antichissima testa di legno del Santo, datata di cinque secoli.
Riportiamo una descrizione che fece della chiesa il parroco Salvatore Simioli in data 18 marzo 1931:
“In riscontro alla sua del 31-12-1930, per essere sobrio e volendo evitare esagerazioni e ampollosità, tengo a dire che ben poco è quello che merita esser notato per arte ed antichità in questa chiesa parrocchiale di S. Castrese. Lo stile della chiesa non ha caratteristiche speciali ed arieggia, in forma alquanto tozza e massiccia, lo stile generale de sec. XV e XVI. Tre navate divise da due file di archi, piuttosto schiacciati, impostati su pilastri. Un certo pregio artistico, per quanto di non grande valore, hanno due altari in marmo con i sovrapposti tabernacoli in stile dei sec. XVII e XVIII (l’altare Maggiore e l’altare del Crocefisso).
Molto maggiore sia sotto l’aspetto della storia dell’arte che, più ancora, sotto l’aspetto storico, hanno: il fonte battesimale che è una vasca bacchica con sopra scolpite ad altarino teste di capre e baccanti; due plutei murati davanti all’ingresso della chiesa ai lati della porta: portano scolpiti in rilievo i tralci con pampini e grappoli nel olito stile dei plutei romani dei sec. VIII e X. Portano incisi l’uno le lettere COLAVMB, l’altro le lettere REBFECIT. Forse è da leggere (NI) COLAVS PRE(S)B (YTER) FECIT. Appartennero i due plutei, all’antica chiesa intitolata al patrono, martire della chiesa volturnese, San Castrese…”
La fonte battesimale é un ottagono con facce trapezoidali a basi maggiori rivolte in alto. Su ognuna di esse, girando verso destra, appaiono scolpite le seguenti figure: 1) un leone rampante; 2) una giovanetta con capelli intrecciati ed infiorellati; 3) due stemmi; 4) un caprone con corna; 5) su questa faccia non c’è nulla; 6) donna adulta con corpo coperto; 7) due stemmi quasi identici a quelli della facciata 3 (quello dei Carafa sopra e quello dei Visconti sotto) divisi dalla frase “SVB VMBRA” (significa SOTTO LA PROTEZIONE); 8] una donna con capelli sciolti. Le facciate 1-3-5-7 presentano tracce di antichi fori dai quali fuoriusciva acqua, prima che, portata in chiesa ed utilizzata come fonte per i battezzandi, venissero chiusi per sempre. (Infatti per secoli fu una fontana).
Vita, miracoli e culto di San Pascual Baylón, protettore delle donne, dei pastori, dei cuochi, dei pasticcieri e dello zabaione.
Dedico a tutte le mie amiche e a tutti i miei amici che portano il nome del santo spagnolo-aragonese Pascual Bailón questo testo agiografico ma non troppo.
S. Francesco: da Zeffirelli alla Cavani, su Pangea.news
S. Francesco: da Zeffirelli alla Cavani, su Pangea.news
Il mio articolo “San Francesco d’Assisi: da Zeffirelli alla Cavani” (già pubblicato su questo blog, qui) è stato riproposto su Pangea, rivista avventuriera di cultura e idee, “una delle migliori rassegne culturali in Italia”, curata dal giornalista, poeta, scrittore e critico letterario Davide Brullo e che da sempre pubblica articoli interessanti e culturalmente stimolanti.
Per leggere…
versione pdf: San Francesco d’Assisi: da Zeffirelli alla Cavani
“… Mi piacciono le scelte radicali…”
(da Mesopotamia, Franco Battiato)
Numerose sono state nel corso degli anni le riduzioni cinematografiche della vita del Santo di Assisi proposte a un'”agiografia per immagini”; anche alcune fiction televisive hanno tentato di raggiungere il grande pubblico del mainstream con risultati non…