Sono le venti e cinquantaquattro,
non so bene che mi prende,
ho solo voglia di dedicarti
questi inutili versi.
Sono le venti e cinquantacinque,
ed io un po' lenta a scrivere,
fatto sta che mi manchi
e mi manca vivere.
Son le venti e cinquantasei,
come passa in fretta il tempo,
tu lo sai più di tutti,
tu sei andato via col vento.
Sei volato chissà dove
il garbino t'ha portato,
sei volato e non sei qui,
qui che è ancor tutto ghiacciato.
Sono le venti e cinquantotto,
penso a come mi facevi stare
dapprima che mi affezzionassi,
forse ho preso un po' a strafare.
Sono le ventuno in punto,
i miei mi chiamano, a tavola è pronto,
che dire, spero di sognarti
o di incontrarti in un racconto,
spero di averti, almeno un giorno,
in un sogno tutto mio,
spero di averti, un solo secondo,
prima che tu mi dica addio.










