Gli Dei minori della religione greca
Nella religione dell’antica Grecia esiste una categoria di Dei che possiamo definire "minori", esclusi dal pantheon maggiore ma non dal culto. Vanno innanzitutto considerati i gruppi di divinità come Ninfe, nereidi, fiumi, venti, elementi naturali divinizzati, Pan il Dio dei boschi.
Tutti godevano di un culto spesso meno ufficiale e cittadino, ma confermato dalle fonti letterarie ed epigrafiche. Per fare un esempio, Pan è divinità legata all’ambito agreste, al mondo dei boschi e delle fiere.
Particolare attenzione, per il fascino che continuavano a rivestire nell’immaginario antico e moderno, meritano le Ninfe. Esse in senso lato sono figure di passaggio e di inizio, a metà strada tra isolamento e integrazione, tra selvaggio e civiltà, tra stato di natura e stato di cultura, e anche tra mito e storia.
In tali divinità minori vengono a coesistere la stasi e il movimento, la totale indomita libertà nelle forme di assoggettamento al potere maschile. In ultima analisi, le Ninfe possono essere considerate figure di passaggio dalla dimensione divina a quella umana.
Sottratte spesso per volontà divine agli spazi arcani e isolati dei boschi o alle profondità marine, esse, soprattutto nei miti di trasferimento, sono costrette a trasferirsi in una nuova terra. In tali miti le Ninfe sono spesso deprivate, anche con la violenza, del loro spazio originario per essere proiettate in una nuova realtà spazio-temporale.
Possiamo anche dire che nella loro vita mitica le Ninfe sono costrette ad adattarsi a vivere in contesti spazio-temporali a loro non graditi. Ma chi sono davvero le Ninfe? Omero non sembra preoccuparsi di fornire una definizione convincente.
Nei poemi e negli inni esse sono figlie di Zeus e hanno già alcune funzioni ben definite: sono madri di eroi, allevano Dei e figli di Dei. Di conseguenza, l’allevamento di Dei ed eroi riveste una grande importanza nella vita mitologica delle Ninfe.
Esse infatti sono spesso madri grazie alla violenza di Dei e Sileni, ma raramente crescono i propri figli. Al contrario, esse allevano figli di Dei e li iniziano alla vita adulta. In Omero le Ninfe riposano in letti di fiori, escono e cantano come Calipso.
Nell’epica e nell’Iliade le Ninfe compaiono spesso in gruppi già perfettamente delineati: così ad esempio Omero cita le Naiadi, Ninfe delle acque. Nella Teogonia di Esiodo la genealogia appare variata: esse sono figlie di Urano, sorelle delle Erinni e dei Giganti.
Rappresentano una generazione ctonia legata alla dimensione più oscura e notturna del divino. Nelle genealogie secondarie le Ninfe sono figlie di Acheloo o di altri fiumi: in quanto figlie di Zeus e della Notte, hanno origine divina senza nessun dubbio.
Il legame delle Ninfe con le divinità maggiori è continuamente esaltato dalla tradizione antica. Le Ninfe formano il corteggio di Dioniso, di Pan e di Artemide, si uniscono in amore con Hermes e i satiri.
Sono nutrici di Zeus ed Hermes e, infine, sono l’alter ego di Gaia. Nell’Odissea le Ninfe affiancano Artemide nella corsa sui monti. Inoltre, le Ninfe hanno un rapporto esclusivo con Pan, dio che condivide appieno la loro vita sfrenata e libera.
Nell’inno a Pan esse sono unite al Dio dalla danza esaltata sempre negli aspetti rituali e iniziatici. Inoltre, la religione greca comprende anche divinità straniere approdate e integrate nel culto per ragioni diverse.
A volte tali divinità straniere sono integrate nel culto per ragioni di opportunismo politico, come accade nel caso della Dea Tracia Bendis. Essa entrò a far parte delle divinità oggetti di culto ad Atene proprio durante la guerra del Peloponneso.
In quel periodo si erano fatti più saldi i legami tra Atene e la regione straniera. Il culto di Cibele, la grande dea madre, è sicuramente di derivazione frigia e probabilmente fu ereditato dai greci residenti sulle coste dell’Asia Minore.
Cibele fu spesso confusa con Demetra e Afrodite e connessa ai riti di fertilità. Il ruolo della dea madre accentua senza dubbio caratteristiche violente che abbiamo visto appartenere ad Afrodite e anche ad altre divinità femminili primigenie.
La sua epifania era annunciata da una musica assordante ed inoltre, nell'immagine mitica, belve selvagge, soprattutto leopardi e leoni, fanno parte del corteo della dea madre. La Dea si confonde nei suoi connotati con altre due divinità straniere tracie.
Stiamo parlando delle dee Kotito e Bendis. L’assimilazione tra Tracia e Frigia, soprattutto da un punto di vista cultuale, era comune presso i Greci. Alle dee Kotito e Nemesi erano associate festività di carattere femminile e orge notturne.
Le due divinità vennero introdotte nel pantheon greco e, soprattutto, Bendis è presente in numerose iscrizioni attiche. Tale dea venne assimilata da Erodoto ad Artemide nel suo excursus tracio.
Erodoto si limita a grecizzare tali divinità straniere, presentandole al suo pubblico con i nomi più familiari del pantheon greco. Certamente Bendis aveva tratti comuni con Artemide: entrambe erano legate al mondo della caccia e avevano un volto terrestre e uno lunare.
Inoltre, sia Bendis che Artemide condividevano aspetti violenti ed entrambe erano collegate a rituali notturni. A partire dal 430 a.C. il culto della dea Bendis divenne altresì ufficiale in Grecia.
A conferma di ciò esiste la dedica a tale divinità di una statua e di una stele. Inoltre, siamo informati dell’esistenza dei Bendideia, festività che finirono per entrare nel calendario religioso ateniese.
Per concludere segnaliamo tra le divinità straniere maschili il dio Sabazio, di provenienza frigia, e Adone, divinità semitica che in Grecia fu tuttavia riassunto e introdotto nel mito di Afrodite.
Secondo la versione più conosciuta, il giovane Adone morì durante una partita di caccia e fu poi divinizzato. Adone venne ad assumere le caratteristiche di una divinità connessa alla vegetazione, nonché alla morte e alla resurrezione della natura.
Adone entra a far parte senza nessun dubbio della categoria degli "dei in vicenda". Tali divinità si caratterizzano per il fatto che prima di essere divinizzate vanno incontro a vicende tragiche e drammatiche che spesso ne causano la morte violenta.
Riteniamo opportuno mettere in evidenza che non solo divinità minori come Adone entrano in questa particolare categoria, dal momento che anche una divinità di grande importanza come Dioniso appartiene agli Dei "in vicenda".
Prof. Giovanni Pellegrino












