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PENSIERI
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Roberta Bruzzone, misterioso sfogo su Garlasco: "Deliranti, farneticazioni"
Viaggio tra i malati psichici, i nevrotici, i deliranti: Umberto Piersanti s’infossa nei destini inevitabili
Umberto Piersanti ci ha abituati dagli anni Sessanta ad una dimensione immaginativa che richiama una matrice di colline e monti appenninici delimitati, sulla scia della migliore tradizione novecentesca dove tra ombre di ricordi, paesaggio e natura, si intravede ciò che Franco Loi definì “la tradizione dell’Italia che è all’origine della nostra parlata nazionale”. È perfino inevitabile un accostamento ad Attilio Bertolucci: ma se le foglie ingiallite, i bassi portici, il fiume dal letto largo e piatto sono alcuni dei tanti fils rouges e dei luoghi di elezione del parmense, le Cesane, gli altipiani a sud di Urbino, le mura cittadine rinascimentali della città ducale del Montefeltro, i fossi, le erbe e il grano scheggiato dai colori dorati, confluiscono direttamente nella poetica di Piersanti, che include sempre un tempo remoto che domina la sua valle. Il mondo è animato da storie in cui non si distingue più, volontariamente, la realtà dal sogno, la dimensione per lo più domestica dalla memoria fenomenologica.
*
Stavolta, però, Umberto Piersanti, tornando alla narrativa, più precisamente al racconto breve, non cammina guardando asfodeli, favagelli e rose canine. Non ha l’impatto antropologico con la terra madre, con i boschi selvatici che rimarranno un “luogo salvato” per l’ambientazione nell’ambiente del tempo differente, fuori dall’ordinario, dunque anacronistico. Con Anime perse (Marcos y Marcos, 2018), entra con decisione nell’oggi e si sofferma sul disagio, sulla sofferenza, sull’emarginazione umana. Fatti e protagonisti sono riferiti e rielaborati con l’orchestrazione di chi, mediante l’oralità, fa sua un’esperienza di sangue che altrimenti non avrebbe avuto voce. Diciotto storie vere, raccolte da Ferruccio Giovanetti nei suoi centri di recupero del Montefeltro, trascritte e interpretate appunto dal poeta e narratore. La pubblicistica ha definito il libro con uno slogan significativo. “Diciotto lampi di vite smarrite che non sempre hanno trovato la pace”. Umberto Piersanti è un poeta e i suoi racconti si impongono immediatamente nella brevità. Non come in un resoconto, né freddamente come in un referto medico. Sono racconti animati, dove uomini e donne dicono poco ma si fanno intendere, dove la gestualità o una frase esplicita, risulta una confessione imprevedibile. Non manca la menzione del mondo circostante, la terra che conosciamo appunto nella mitografia personale di chi ha fatto degli altipiani a sud di Urbino un’operazione di metamorfosi affettiva propria delle Langhe pavesiane o della campagna senese luziana. Una patria poetica, con una cifra melodica, lirica, vivissima. Con Anime perse non sono i luoghi ad essere marginali geograficamente e centrali letterariamente, ma gli abitanti più sfortunati, i malati psichici, i nevrotici o i deliranti. Si tratta di racconti delineati a partire da un nucleo e da un’ellissi. Qualcosa accade e determina qualcos’altro girando intorno al male. Queste anime denotano una depressività stramba, un modo di essere fantasioso seppure distorto, affatto discorde da quel temperamento inventivo non di Bertolucci, ma di Gianni Celati o dello stesso Tonino Guerra, di Raffaello Baldini, tipico di una linea romagnola ed emiliana che sonda la ferialità scossa del reietto. Enrico ha tagliato la gola ad una persona; Mario ha sparato; Amalia non vuole diventare madre; Franco è ammalinconito; Giovanni rimpiange le canzoni. Ai manicomi criminali, veri e propri lager, si sono sostituiti i centri di recupero affollati da chi non ha ucciso con lucidità razionale, ma perché indotto da un’incontrollabile follia. Umberto Piersanti non ha il taglio dello psicologo, come detto, per cui non tratteggia i sintomi, non dà giudizi, ma come farebbe ogni scrittore difensore dell’uomo, assolve chi viene condannato. Entra nel personaggio, lo incarna, lo guida. Insegue le nebbie mentali del passato, un inevitabile destino. Il Montelfeltro, in fondo, è il posto che affievolisce il male, che lo attenua. Forse l’unica ragione di vita: restare nel proprio habitat, nonostante tutto.
Alessandro Moscè
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Non riesco a svegliarmi del tutto: in realtà voi non esistete! Io non esisto! Questi fogli non esistono! Tutto questo è una mia proiezione mentale: allora me ne torno a letto! Tanto è una mia proiezione mentale, no? Io non esisto: allora a chi posso essere utile, oggi?
Una Merla tra i deliranti.
Salve a tutti. Io sono Merilù, una delle poche donne deliranti. Ergo, un paio di tette in più. All' 1:15 di di un meraviglioso martedì notte ho deciso di postare qualcosa su questo blog. Me ne stavo tranquilla nel letto e dopo aver provato innumerevoli volte ad entrare in hangout con scarsi risultati, ho sentito che l'ISPIRAZIONE ERA ARRIVATA. Onestamente non so quanto scriverò e quanto tempo impiegherò per postare queste quattro merlate, ma ho deciso di cogliere l'attimo! Mentre il resto del gruppo spara minchiate in hangout, io vi racconterò (a modo mio) le emozioni provate nel vedere questa banda di scapestrati il giorno 6 aprile. Ho smosso mari e mondi per essere presente al Romics e, sinceramente, non mi sono pentita di avervi partecipato. Mi sentivo come un gatto d'appartamento messo in libertà: euforica, spaesata e stralunata. L'incontro con questi ragazzi mi ha catapultato in un altro mondo. Un mondo composto di risate, tette, anime, tette e..ok. Un mondo fantastico. Per come sono fatta, non pensavo di poter legare così tanto con delle persone conosciute a km e km di distanza. Devo ringraziare ognuno di questi fantastici deliranti se sono riuscita ad aprirmi fin da subito con tutti. Detto ciò, vi lascio, il sonno si fa sentire e la sveglia è già impostata alle 6:30. Un'altra giornata di lezioni/studio è alle porte. Insomma, ho cazzeggiato fin troppo per stasera. xoxo La Merla Indiana, alias Merilù.
Il Pirata e il Pinguino
In un altro tempo, in un latro luogo, in un altro mondo, viveva un pirata di nome Pinperepette. Fin da piccolo i suoi amici lo prendevano in giro a causa del suo nome, e credo fu questo il "fattore scatenante" che lo rese cattivissimo. In pochissimi anni, divenne il pirata più cattivo dei sette mari, i suoi orrendi crimini spaziavano dal furto del gelato ai bambini (tranne quelli che avevano il gusto puffo), allo spaccio internazionale di caramelle appiccicose. Il Pirata Pinperepette era molto astuto, e conosceva perfettamente l'animo umano, al punto da sapere che qualunque persona, anche quelle di indubbia moralità, non avrebbe mai potuto resistere alle "frizzine gusto Coca Cola"… e forte di questa convinzione, creò intorno a lui un giro che venne presto battezzato come "Caramellopoli" [Caramellopoli = una sorta di tangentopoli, dove le tangenti erano caramelle appiccicose di vari gusti e colori] Questa, anche se narrata come storia, è una vicenda realmente accaduta, infatti, è dall'evolversi di questi fatti che le mamme dicono ai propri pargoli, di non accettare le caramelle dagli sconosciuti. Gli sconosciuti, questo era il nome dei membri della ciurma del Capitano, perché erano talmente ingordi di caramelle, da non essersi mai chiesti il nome, non potendo parlare perché avevano sempre la bocca piena. (Le loro madri, d'altronde, erano state chiare: non si parla con la bocca piena.) Una notte, il pirata, passeggiando sul molo di tortura, incontrò un pinguino Giallo che sembrava una brocca di birra… e il pinguino dallo strano colore rispose : . Il Pirata rimase subito colpito dalle sagge parole dell'immonda creatura, e diventarono subito amici. Inizialmente il Pirata era un pochino perplesso, pensava che DeliriNotturni, il pinguino giallo, fosse in realtà "Pino" travestito, che volesse vendergli un contratto dove puoi messaggiare Illimitatamente… ma poi capì che non poteva essere lui, perché DeliriNotturni era stonato, mentre Pino era un cantante che di solito nuotava. Fu così che iniziarono l'avventura insieme, e il pirata conobbe la "curma" dello strano Pinguino, e dai membri di essa apprese molte cose. Ad esempio, c'era un tizio che si faceva chiamare Ptk qualche cosa, che gli diede i consigli per corteggiare le ragazze, disse: . Il Pirata capì che Ptk era saggio, e si scordò immediatamente del consiglio della mamma o.O C'era anche un tizio, con un passato in politica, #BusilloPresidente , che convinse il povero Pinperepette a scaricare suonerie strane sul cellulare… nonostante il Ns pirata avesse seguito accuratamente la guida, le suonerie non arrivavano mai, e il Pirata divenne di fatto Irreperibile via telefono. Poi c'era un tizio che conoscevano tutti, in qualunque molo si fermasse la nave, spuntava qualcuno esordendo con frasi del tipo . Oltre ad essere famoso, fgf aveva una conoscenza illimitata sulle sigarette elettroniche, sapeva tutti i nomi di tutti i gusti dei liquidi da fumare, e voci di corridoio dicevano che nelle sue sigarette elettroniche, girasse un sistema (oppure oS) dal nome #Alphacode. Alphacode era una chimera, l'utopia di un membro dei "deliranti" (questo era il nome della ciurma dello stranissimo Pinguino), il creatore di questo codice misterioso, era Fexis, noto nei locali di tortuga per le sue doti di ballerino XD Spesso si esibiva per i "Deliranti", ma lo faceva anche nei migliori hangout dell'isola di goolge. I deliranti non erano tutti "matti", c'erano anche persone più equilibrate tipo Jullian , con il quale il Pirata legò subito, fondamentalmente questi "deliranti" erano tutti bravi ragazzi e preparatissimi, il loro punto debole erano le gommose appiccicose… A volte nelle riunioni dei "deliranti" facevano strane apparizioni anche "patate di un certo spessore " una su tutte, Globulorusso, che oltre ad essere bella, si dimostrò simpatica e intelligente… d'altronde se pensate solo al nome, è GENIALE XD Potrei raccontarvi di quella volta che i vampiri attaccarono la Nave del Pirata Pinperepette, dirvi che la ciurma del pirata ebbe la meglio, ma che nonostante questo, il Pirata venne morso, e che da allora divenne infetto da una strana anemia, e il suo sangue aveva bisogno di Globulorusso, ma questa è un altra storia... Per oggi il racconto si ferma qui, ma continueranno le avventure in hangout sull 'isola di goolge… ~Il Pirata
..Per tutto il resto ci sono i Deliranti
Diciamo che eviterò di fare la cronaca della giornata di sabato, perchè nonostante sia una giornalista, scrivere passo passo il dove come perchè e quando di quello che è successo al Romics mi secca. Preferisco descrivervi le mie impressioni. Sembrava di conoscerci da una vita, è stato come se il tempo si fosse fermato. Un sabato che purtroppo non tornerà indietro e che tutti noi ricorderemo almeno per un po' come se fosse ieri. Sembrava persino che anche il sole sorridesse. So che non c'era tutta la comitiva ma io mi sono sentita lo stesso a casa. Non so se per gli altri questo incontro è stato importante quanto lo è stato per me, però sono sicura che lo aspettavamo tutti con ansia, chi più, chi meno. E che non si dica in giro che sui social non possono nascere amicizie, perchè noi Deliranti siamo la prova provata del contrario! Eravate solo da incontrare, ma voi ci siete sempre stati! Sul treno del ritorno ripensavo alla giornata trascorsa e mi sembrava volata via in un attimo. Risate perse nel vento, sorrisi rubati. Eravamo perfetti così, proprio come quelle scene da film, quelle frasi dei baci perugina, quelle storie scritte da un cartone alla tv. Il momento del saluto ovviamente è stato quello più duro da affrontare. Avevo il cuore in gola, non avrei voluto lasciarli più. Tante ancora erano le cose da dirci, tante le tenerezze da scambiarci. Abbracci ed emozioni che non moriranno mai. "Momenti incancellabili, mentre una lacrima disegna un solco tra i miei brividi", che aspetto di rivivere presto. Non vedo l'ora. Dopo tutto ne è valsa la pena, ne è valsa veramente la pena. Breve e concisa, lo so ma ho il dono della sintesi :p Buon proseguimento, Emme.
TETTE
Ho dovuto farlo, se no manco mi leggevate. Salve, qui è Emme che vi parla. Se preferite, Emmegui o Suor Emme. Sabato finalmente noi di Deliri notturni ci vediamo tutti insieme, appassionatamente, carini, coccolosi e sempre sorridenti come i pinguini di Madagascar. Se volete unirvi fate pure. Si accettano palpatine. In ogni caso questo mal di testa non mi consente di fare un discorso che comprenda altre parole al di fuori di figa, tette, cazzo, culo. Una cosa però volevo dirla: sento che sarà una giornata bellissima. "Sicuramente faremo il botto" cit. Giuliano Giocagiuè. Io invece dico: botto o non botto, una botta sicuro la do. A terra. Comunque passo e chiudo. E ricordate: sempre carini e coccolosi. Ripeto: carini e coccolosi. Siete delle belle pecorine del Signore, andate in pace. ~Emme