Mi manca la carne.. Quei piccoli cosi non mangiano carne e cacciavano ed allenavano solo per noi linko. Ho fame.. voglio la carne.
Mentre cammino sento tutti i flussi: il gatto di Irina, Keyron, la tigre, due siamesi, tre bobcat, un ocelot, due ghepardi, un cucciolo di leoncino il cui flusso ripete “grandezza!Splendore! desiderio!”. Credo voglia diventare come Keyron da grande, e per finire anche un piccolo Gatto delle Rupi. Mi stanno vicino.
“Linko..” sbotta Alexander.
“mi dica..”
“Ho fatto un sogno strano.”
“..ovvero?”
“Beh..” sento la voce farsi pensosa. Zafar è mezza giornata di cammino credo. È da qualche ora che camminiamo, e.. sarebbe meglio entrare con il Sole che va sfumando. “Ho.. credo di.. Sicuramente ero il vostro Generale. Quello.. Rha’zer.” Lo ascolto più attenta. “Con.. credo fosse sua moglie”
Mi blocco.
“Impossibile”
Mia- “..Sua moglie è morta prima che me ne andassi, cacciata dalla città.”
“Ma non eri un’ambasciatrice?”
“sono una sacerdotessa, io. E essere mandata come ambasciatore.. nella mia posizione.. è una maniera gentile per dire vattene dalla mia città”.
“Ah..sì?”
“lo sanno tutti in città. Mandare una sacerdotessa in ambasciata.. Ma è una lunga storia, Sire. La si dovrà raccontare un altro giorno.”
“ma il cammino è lungo davanti.”
Sorrido.
“In un popolo di guerrieri, solo una casta svolge il ruolo di sacerdotesse, solo le donne la portano avanti. E io sono l’ultima della dinastia. Non ho figli- in fondo, ho solo 120 anni, nessuno si aspetta un figlio da me in età così giovane.”
Mi fermo di nuovo.
Sbotta. Sembra stia soffocando. Lo cerco con le mani e le orecchie. Gli do due pacche sulla schiena tentando di fargli riprendere la respirazione normale.
“centoventianni”
“cosa?”
“Cennncnencncentoventianni”
La mia espressione è stordita perché non capisco cosa stia succedendo.
“sì, ho.. cento..venti..anni. cosa c’è di.. strano? Sono ancora giovane..”
“CENTO VENTI CAZZO DI ANNI!!”
“Sire! Ma cosa va dicendo! Anche lei sarà ormai verso i.. cento? Cento dieci?”
“NE HO TRENTASEI!”
Cosa.
Cosa.
COSA?
“COME FAI AD ESSERE UN GOVERNANTE? SEI APPENA PIU’ DI UN CUCCIOLO SPELACCHIATO!”
“COME FAI TU AD ESSERE ANCORA VIVA DOVRESTI ESSERE DECREPITA E VECCHIACCIA!!”
Oddio- ma quindi è vero quello che si dice degli umani.. Piccoli e fragili.. Il tempo li consuma nel tempo- noi diventiamo giovani adulti e loro muoiono.. Deve essere un incubo.
“Come fate-?”
“a fare cosa?” sembra essersi calmato.
“A.. boh. Vivere così.. poco.”
“per noi è tanto..”
“ma.. tutte le cose da fare..”
“Organizziamo la nostra vita come possiamo, Linko. Non si può scappare dal destino, il nostro fato è Morire. E questo è sicuro.. L’unica cosa che possiamo fare è lasciare.. una traccia. Fare vedere al resto dell’umanità che ci siamo stati. E siamo stati.. Grandiosi.”
“E lei, sire..?”
“io ho riportato alla gloria una città distrutta. E questo.. verrà sempre ricordato. Anche quando Okre verrà distrutta.. Quando non ne rimarrà più un briciolo.. in anni lontani.. sì continuerà a parlare. Quando un'altra città risorgerà dalla polvere, colui o colei che ne sarà autore, verrà chiamato “il nuovo Alexander”, e il mio nome, continuerà a vivere..”
Cade il silenzio.
È per questo che vivono gli umani?
Devo.. Assolutamente portarlo da Irina.
La loro vita è così breve, e lei, lei dorme, non fa altro che dormire, è in coma!! Cosa potrà succedere loro? Che ne sarà di lei? La disperazione mi assale..
Sto seduta su Keyron, ora. I due ghepardi e la tigre camminano allo stesso passo dividendosi il peso di Alexander seduto su di loro.
“ma non farò loro male?”
“Sono felici di essere utili. Lo senti-?”
“no- non ho.. quel coso, quel flusso..”
“no, il profumo.”
Respiro a pieno. Lavanda e fiori di campo.. Un profumo delizioso.
“un po’ lo sento.”
“è il giardino di Zafar. Siamo arrivati. Mettiti.. il cappuccio che ti ha dato il nanetto..”
“come sei offensiva” Ride.
Non lo sentivo ridere da un po’.
Arriviamo sempre più vicini alle mura della città. Posso sentire la frenesia della sera che si alterna alla calma pace.. Il flusso è forte e vivo..
“sii naturale.” Sbotto ad Alexander. Stelle del cielo, vi prego, proteggetelo. Che venga nascosto dal flusso delle bestie che ci seguono.
“Oh. Sacerdotessa Na’Dir!” Il suo flusso è perplesso
Sorrido. “Buona sera, mio caro amico. Le Stelle illuminano il vostro cammino?”
“Più brillanti che mai. Grazie a lei, madama. Prego, vada, lei e i suoi amici.”
Saluto. Alexander rimane in silenzio- la sua parlata sarebbe troppo comprensibile.
Camminiamo per quelle strade che conoscevo così bene, che ricordo senza poterle più vedere. Il tempio di cura dove è custodita Irina.. dovrebbe essere a Nord-Est..
Solo dopo che ci siamo addentrati un poco nella città sussurra un flebile “come abbiamo fatto a passare le guardie senza farci notare?”. Sono degli ultimi passi che sento, molto marcati, a farmi capire che ci sono problemi. “semplicemente.. Ci siamo fatti notare.”
Sento un suono metallico, credo sia Callisto, e poi
Un tonfo
E niente più.
"Linko!” Sento la voce di Alexander richiamarmi dal torpore. La testa mi duole. Siamo stati assaliti. Qui il profumo di fiori è più forte che mai.
“Ambasciatrice Na’Dir. Quale onore.”
I miei occhi si ingigantiscono. Alexander mi è affianco e lo sento tremolare, non capisco se di terrore o d’ira, o forse entrambe.
“Rha’Zer” saluto sussurrando. Non pensavo mi accogliesse lui, e in questa maniera.
“Cosa ti porta a casa, ambasciatrice? Non ti sei fatta annunciare, e hai lasciato la tua ambasciata. Non è un comportamento attendibile. Inoltre, hai portato, questo..questa..Minaccia! Nella mia città. Nella TUA città! Ci stai mettendo in pericolo per un tuo semplice desiderio di ribellione? È inammissibile. Sono.. Deluso, Na’Dir. Molto deluso.
“Padre, io..”
Un gemito. Un forte dolore al braccio non appena Alexander mi colpisce in un impeto di rabbia.
“COSA?”
“Non- potevo dirtelo..”
“ERI SUA FIGLIA-SEI SUA FIGLIA!”
“E ti ho portato dove volevi!”
“Non toccare mia figlia, umano! Scortatelo via, guardie- Dobbiamo parlare di molte cose. E tu, Rie ihr Na’Dir, sangue del mio sangue, NON OSARE proferire parola di troppo o saprai bene cosa succederà” Mi ringhia contro. Mi sento indebolita.
Sento gli insulti e l’odio di Alexander- Che viene trascinato via, gridandomi contro tutto il suo astio.
“Lasciateci soli. Moglie mia, per favore, segui il prigioniero e assicurati che non voglia fare nulla di pericoloso.”
Mi afferra per un polso e mi trascina via. Scale, scalinate, scalini, porte, tende, stoffe. Cammina in fretta. Più e più volte inciampo. Keyron.. keyron ti prego aiutami.
Ma non è con me.
Sono a casa e per la prima volta davvero sono sola nel buio.
“padr-”
Ogni volta mi raccoglie in fretta e continua la sua strada.
Arriviamo infine nelle sue stanze- Quanti giorni da cucciola passavo arrampicandomi sul meraviglioso glicine che cresce qui dentro!
Questa, di tutta la sua reggia, è la stanza più sicura,in cui nessuno può entrare se non possiede sangue nobile, grazie ad un sigillo sacro. Non ha bisogno di guardie. Nessuno può sentire ciò che accade.
Mi abbraccia. Arrivo a metà del morbido caldo torace. Mi stringe tra le braccia che hanno combattuto mille e mille battaglie.
“Figlia—Figlia mia. Perché sei tornata-?”
“lui—padre, era disperato. Stava cercando la Dormiente,e.. era disperato, padre!” singhiozzo. “Quelle creature, quegli umani, sa cosa ho scoperto? Quando noi usciamo dall’adolescenza, loro si avviano alla morte. Una vita così corta! Deve essere un incubo.. Sono passati 20 estati per lui, e le sente tutte, mentre per voi, padre, non sembra che una notte. Sono passate 20 estati da quando vi siete affrontati, ed è cresciuto, invecchiato, ma in confronto a noi- padre, voi avete superato i 300 anni, ma siete ancora un regnante forte e irremovibile. Ancora qualche stagione e lui comincerà a declinare, sarà più debole, e..”
Faccio fatica a respirare. È qualcosa di terribile quello che è successo ad Alexander.
“L’unica persona che l’abbia mai cercato lo tormenta in sogno. Per quanto breve, non si può vivere una vita così! Dovevo aiutarlo, padre.”
“Non dovevi tornare in città- Tua madre.. Ti verrà a cercare. Ti verrà a chiedere..”
Mi stritola. Stringe sempre più forte e sto cominciando a sentirmi male.
“Ti prego non farla andare via. Ti prego. Ti prego non portarmela via di nuovo. Non posso tollerarlo. Non voglio. Non portarmi via mia moglie, ti prego. Rie. Ho bisogno di lei.. Dimanso- è l’unica cosa che mi mantiene sano di mente. Ho dovuto cacciare mia figlia perché mia moglie scomparirebbe, se sapesse, se sapesse. Non devi parlare, Rie. Non devi parlare. Giuro sulle stelle che se dovessi parlare, sarà l’ultima cosa che dirai, figlia mia.”
Il passo della linko è particolarmente stabile, nonostante l’ormai evidente stanchezza. Un essere umano se perde la vista è molto più debole di una linko: su questo terreno, non asfaltato, con sassi e ciottoli, avrebbe bisogno sia d’un bastone che d’un aiuto. Lei invece cammina, quasi tranquilla, aiutata dal leone. Ma sono sicuro che tra i due ci sia molto più dell’aria che vedo. Da come ha detto, quel Flusso di.. qualsiasi cosa sia.. sicuramente la sta aiutando.
Non sorride, però-Il suo viso è piegato in un espressione di debole..non collera. Ma grazia. E debolezza.. Mani, mani un tempo morbide, ancora morbide, di pesca, si stringono attorno al mio torace.Mani fredde, in una presa senza forma, ma colma d’amore. Io- La conosco..? La guardo meglio.
Non la conosco.
Il mio corpo è strano. Non sono Alexander- Mi guardo le mani- zampe. Grosse, gigantesche zampe feline. Mi appoggio una zampa sull’angolo della bocca- Non è il mio viso, non sono più io. Labbra carnose, denti..strani.Sono.. Riconosco questa zampa sulla faccia- muso? È la stessa che nel mio vero corpo mi ha inflitto quelle cicatrici.
Io sono Rha’Zer da Zafar.
Ma chi è questa donna? Linko..?
Somiglia molto alla linko che mi accompagna. I capelli sono mossi, ma biondo miele, e il pelo è leggermente più chiaro. Mi stringe a se.
“Amore mio” sussurra la donna. “Amore, qual è il problema?”
Rispondo automaticamente, non è qualcosa che posso controllare io.
“Il tuo potere, moglie mia.. Affligge i miei sogni. So che il piccolo umano sta venendo qua. Lo sento.”
“Porta guerra?”
“No.. porta disperazione, e forse, speranza. Non lo so. Moglie mia, ti prego, abbracciami, ora che posso sentirti davvero.”
La donna lo-mi..ci? abbraccia. È morbida e calda. Profuma di lavanda e fiori di campo delle belle terre nordiche..
Mi sveglio avvolto in tutti i teli di organza e pellicce. Le mie stanze sono ricolme di erbe aromatiche, che portano il buon profumo di mia moglie. Mi lascio scivolare nella calda pozza termale che sorge in quel punto. Guardo l’aria vaporosa formare rivoli e forme.
“Mia regina..” sussurro.
Un turbinio luce risorge dal vapore.
I capelli biondi svolazzano nell’aria calda. Mi guarda coi suoi meravigliosi occhi verdi.
Mi sfiora il viso. Lei non è più altro che un fantasma.. Ma il calore delle stelle,posso ancora sentirlo sulla mia pelle.
La mia regina.. morta nell’ultima grande battaglia contro i popoli dell’Oltremare..
“sorridi, cucciolo mio” mi sussurra. Bevo la sua voce come se fosse puro miele caldissimo. Mi sembra rigenerarmi. “Devi andare ad occuparti della città. E poi.. Quell’altro, sta arrivando.”
“E tu, verrai con me..?”
“come ogni giorno, mio re. Ti seguirò ovunque tu necessiti, per illuminarti con la mia luce.”
Rimane con me nell’acqua calda. Le sue mani, le posso sentire nei capelli, mi sfiora e mi attraversa. Come faceva da viva.. Mi intrecciava sempre i capelli. Il suo petto era caldo e morbido.. mi appoggiavo contro di lei, quando tornavamo vivi dalle battaglie, e lei mi lavava i capelli, mi puliva i tagli e le ferite col miele, perché non si infettassero. Tutti i suoi movimenti erano delicati e premurosi. Mi accudiva come se fossi il suo cucciolo. Respiro a fondo il suo profumo, di fiori, che non posso permettermi di dimenticare. Sarei pazzo se non avessi almeno il suo spirito al mio fianco. Il solo pensiero di perderla.. Non voglio.
“Dimanso..” sussurro.
“Dimmi, ‘Zer..”
“vieni qui..” la chiamo. Allargo le braccia nell’acqua. Lei si accoccola, piccola, minuta, come era. È così bella, e io.. non posso nemmeno toccarla quando non la sto sognando. Ma anche solo averla tra le mie braccia, come facevamo una volta, mi rende.. tranquillo.
Le Stelle.. ti tengono qui nel nostro mondo solo se hai una questione irrisolta. Non posso permettermi che mia moglie mi lasci, un’altra volta.
Al risveglio, mi sento un tantino indolenzito. Attorno a me, nessuno. Mi alzo e mi aggiro un po’ per le stanze del municipio delle città liberate.
Da una stanza si sente particolare casino-
La linko, avvolta da tutti i suoi amici a quattro zampe. Seduta in una stanza con Merovick che saltella portandole ogni volta qualcos’altro. Per lo più pane e verdure, e frutti freschi. Mi sembra un poco in una situazione di disagio, ma riesce a non darlo a vedere troppo. Anche le bestie, mangiano pane e frutta, alcuni con gusto, altri rimpiangendo lo spezzatino a cui erano abituati.
Dal mio canto, afferro del pane e quello che sembra essere una crema di formaggio. So che li Yossuk non usano animali ne prodotti animali, quindi non può essere formaggio-
“Frullato della pianta Yoku!” mi saltella addosso il piccoletto. Ah, questo spiega molto.. “è una piana che cresce solo qui qui qui. Ma qui qui. È quell’albero immenso che si può vedere se- esci dal municipio, insomma, ti giri, ed è lì, li lì!”
Lo guardo. “Capisco, Merovick.. è molto buono.”
“Lo fa mia moglie!!”
“è bravissima.”
Dopo averci riempito di provviste all’inverosimile, Merovick e la sua dama ci concedano indicandoci la via per Zafar. Inoltre. Lo Yossuk mi ha lasciato un mantello di tela marrone rosso, che ha cucito nella notte. “passerà inosservato tra i Linko.”
E così, ripartiamo per quella stramaledetta città.
E mi torna in mente quello strano sogno che ho fatto stanotte. Dovrei parlarne con la Linko.
Odore di spezzatino. Lo sento nell’aria, e significa che siamo in un paese del nord. Dallo spiccato odore di zafferano che si unisce alla carne, direi che siamo nella Valle D’Oro- il che ci porta un po’ fuori pista rispetto alla strada per Zafar. E dovercela fare sulle nostre zampe renderà il tutto più faticoso.
Mi perdo in quel profumo di carne sobbollita, pare manzo, e selvaggina, condito con manciate di zafferano ed altre spezie del posto-
“che diamine..” sussurra Alexander.
Ah, già, lui non può sentirlo.
“Sire, si domandava di come si comunica con i felini, vero?”
“Si- l’avevo chiesto sul tram.”
“Vede—non abbiamo un.. alfabeto, ne tantomeno parole. Tutto quello che si comunica- è un sentimento, un’emozione. Questa tigre non ha avuto un buon incontro con voi senza-pelo, probabilmente è stata colpita da un’arma di metallo da parte di un cacciatore.. La sua natura è docile, ma quell’esperienza l’ha resa impaurita ed arrabbiata. Guarda se ha qualche ferita, o cicatrice.”
“…Sì. Ne ha diverse, e sono troppo precise per essere state fatte da un altro animale.”
“E questo cosa ti provoca?”
“Rabbia e rimorso. È un’animale meraviglioso, dalla pelliccia splendida e dal portamento fiero, e vederne la sua natura stravolta, con un atteggiamento rabbioso così.. sbagliato, mi fa.. quasi venire la nausea. Non credo sia corretto.”
Sorrido.
A sentir parlare di questo, sono quelli i sentimenti che trasmetto alla tigre, che pare compiaciuta e rincuorata.
Il mio stomaco stride.
“Maledizione a questo spezzatino!”
La tigre fa un suono- che fa sobbalzare Alexander, ne sono sicura: la risata gutturale dei felini fa spesso questo effetto agli umani che non l’hanno mai sentita. Sbatte dolcemente la grossa testa sulla mia coscia. La mia mano scorre sul pelo fino a stringere con grazia la punta della coda, mentre la bestia cammina piano.
“Venga, Sire.” Rido.
Il piccolo villaggio della Valle D’Oro è a misura di grosso felino: camminando, con l’altra mano posso sfiorare qualche struttura. Tutta pietra fredda, con numerose venature di edere e altri licheni. A primo impatto non sembra curata, come se la Natura rivolesse quella pietra per se. Tuttavia- posso sentire alcune differenze nelle strutture, come se una mano dotata di pollice opponibile stia tentando il possibile per sistemare e tenere su quelle case- da cui provengono allegri miagolii o ruggiti di varia natura. Arriviamo sempre più vicini alla fonte del profumo.
Un fruscio di ninnoli di metallo e di stoffe che strisciano, mentre una voce stridula e vecchia ci saluta di cuore. “Oh! Ospiti, ospiti!! Non avevo ospiti dalla Guerra!! Sedete, sedete! Spezzatino? Volete un gatto? Sedete, prego, prego!!”
Una mano pelosa, dai cuscinetti ormai secchi, mi porta ad un.. tavolo, credo, sembra di legno, come un tronco, per farmi sedere su un ceppo. Una creaturina si sta facendo le unghie sul lato, proprio in questo momento. La stessa cosa con Alexander. “prego, prego, umano, vieni, vieni!”
“uh- grazie—“
Non sembra molto convinto.
Porta in tavola due ciotole di legno- quando ne sfioro i bordi mi pare semplicemente infinita. Il Generale mi passa un cucchiaio di legno.
“mangiate, mangiate, gattini, mangiate qualcosa!”
Tiro su una cucchiaiata. L’odore di zafferano mi arriva dritto al cervello. Dei, che delizia. La carne è morbida e il sapore delicato.
“mi scusi” domanda Alexander “è- buonissimo. Comunque- Uhm. Io sono Michael Till Krova. Ambasciatore.”
Aahha, identità falsa, eh? Certo entrare nelle lande nemiche ti porta a dover fare cose del genere.
“Io sono Safrano, la condannata!”
Il boccone mi va di traverso. Comincio a soffocare tossendo con forza- Alexander spaventato mi colpisce un paio di volte sulla schiena.
“tutto bene, fiorellino?”
“---Io pensavo- fosse solo una leggenda??”
Sono incredula.
“Oh, stellina, magari lo fosse! Ma io vivo qui, condannata per l’eternità, a cucinare questo spezzatino. Tutte queste bestie vivono con me, perché questo spezzatino non può finire, e sono condannata ad assicurarmi che non bruci e non straripi dal pentolone. Spezzatino, caro? Ne vuoi ancora?”
Rimango in silenzio, ridacchiando. Alexander è in assoluto silenzio, probabilmente stordito dall’assurda maledizione.
“io.. credo di non capire.”
“Male, figliolo! Male! Ma se ti capita di avere la pentola piena, e che qualcuno venga a chiederti del cibo, non essere ingiusto e da loro qualcosa. O finirai come me!” Ride, la vecchia, saltellando di nuovo a fianco al pentolone, per riprendere a mescolare. “Suvvia, Giovane, aiuta questa povera vecchia e riempi le ciotole alle bestie.”
“—si, signora” mormora confuso. Lo sento armeggiare con qualcosa – “prendi questo secchio, giovane” – e i suoi passi si allontanano. Esco anche io: un gran rumore di mandibole, un gran rumore di fusa, e molto più importante, il gran sentimento di affetto e riconoscenza nei confronti della vecchia. Alexander deglutisce stranito.
“strano, vero?”
“sì-“
“Sono tanti?”
“tantissimi, di tutte le specie- ci sono dei felini, che non ho mai visto nemmeno in dipinti dei tempi lontani- e quel paiolo! Avresti dovuto vederlo. Dopo ogni secchiata, si riempiva in pochi minuti- impressionante.”
La vecchia è di nuovo al paiolo. Mi siedo per terra, la schiena appoggiata alla fredda pietra. Ridacchio.
“Cos’hai, linko?”
“Ho incontrato una leggenda. Safrano è—una storia che si racconta ai gattini quando ancora non hanno il pelo. ‘Sii gentile con gli altri’ si dice ‘o andrai a fare lo spezzatino’. “
“..non è una gran minaccia, Linko.”
“Hej. Sire, lei ci vede come bestie senza cuore. Ma come le ho detto, siamo creature docili, se non ci vengono in casa, a infastidire i nostri protetti ed uccidere le nostre famiglie.”
Frecciatina. Potrei essere cattiva, e continuare una parentesi non chiusa, ma il poveretto non reggerebbe. Prima devo investigare a Zafar, e poi.. e poi. E poi si saprà.
Silenzio da parte dell’umano. Si starà sentendo in colpa? Purtroppo lui non ha sangue felino e mi è impossibile comprendere il suo stato d’animo.
Mi alzo e rientro nella casetta aiutandomi con le mani.
“Safrano.. volevo salutarla.”
“…E io ho una domanda. Non entro spesso in città, ma alcune notizie le so. Tu conosci la mia storia, no? Di come fossi umana in origine, e con il passare degli anni, mille e mille anni, diventai sempre più simile ad una linko.”
“Si, signora.”
“e.. In tutti questi anni, mille e mille viaggiatori sono passati qui, a chiedermi un pasto, cosa a cui felicemente ho offerto”
“Posso immaginarlo, è un profumo molto buono, e per noi linko non è difficile sentirlo.”
“Ecco, per voi- noi? Linko. Però.. In tutti questi mille e mille anni, e molti altri ancora, ho visto solo due esseri umani, in mille, mille, mille e molti altri anni.”
“Signora, non deve ripetere tutti quei mille-“
“Ma lo sono! Sono stati mille e mille e più mille, ma solo due umani questi occhi videro! Ho sempre chiesto loro il motivo, uno era un giovane losco dal puzzo di veleno, e uno che voleva sapere come lavorar le carni crude. Non avete intenzione di cominciare una guerra, vero?”
“no, signora.”
“mh. Andate forse a vedere l’altra leggenda?”
“Scusi?”
“nella capitale, riposa un’umana rossa come te. Dicono che nessuno può svegliare il suo sonno. È l’unica umana ammessa a Zafar oltre agli ambasciatori, che devono essere prima annunciati.”
“oh. Ma è una leggenda-?”
“No, no, tanti gattini passando da qua me ne hanno parlato. Avresti dovuto vedere i loro occhioni! Brillanti come di stelle, come quel gattino che sta con voi e non ha toccato cibo. Che parlavano di questa creatura così strana, senza pelo e senza artigli, così indifesa, che dorme e dorme e non si sveglia, ma non è morta. Spero la poveretta non sia maledetta. Le maledizioni sono ben brutte, e non si sciolgono. Specie se son le Stelle a deciderlo.”
“Posso capirlo. Signora—con permesso, la lascio alla sua.. uhm. Spezzatino”.
Risata acuta.
“Va, va, figliola, che il vento possa soffiare in tuo favore!”
Esco. Alexander si è acceso una sigaretta e il forte odore mi disturba.
“Finito?”
“sì.”
“possiamo andare?”
“Certo.” Sorrido.
Ci allontaniamo dal villaggio, seguendo ancora il gatto di luce che saltella-Io ne sento le emozioni, e Alex può vederlo nei fiori- se non ricordo male, lo zafferano è lilla. Sarebbe meglio se fosse notte, ma credo sia possibile vederlo perché sembra abbastanza sicuro della sua direzione.
“Oh, andiamo- Ma siamo seri??” Sbotta innervosito.
Mi giro, innocuamente, pensando di sentire qualcosa. Ma quello che sento è ben strano.
Sento avanti a noi il gatto di stelle. Al mio fianco, Keyron. Dietro ad Alex, i due siamesi. Dietro Keyron, la Tigre, e a chiudere la parata, altri felini di varia stazza e dimensione.
“o—oddio.”
Mi conoscono. E sanno- quanto sia raro vedermi in giro nel Norze.. spero che Alexander non lo ritenga troppo strano: mi inventerò una scusa.
“Ah, uhm, temo sia il mio profumo. Ai felini piace molto..”
Ahahaha.Banale. Spero non sia così tonto da crederci.
“è molto buono, effettivamente.”
..Oh, maledizione.
Kalnaj. Bellissima città. Recentemente distrutta da un brutto terremoto, si trova nel confine nord del Zentre, la regione centrale del Continente, e venne ricostruita seguendo lo stile architettonico di Okre. Siamo arrivati appena dopo l'alba, ed è dove si trova il capolinea del tram: numerosi contadini pendolari prendono il tram per lavorare nei campi. Dopo il Terremoto, è diventata città satellite alla capitale, nonchè punto di partenza delle carovane che trasportano le colture di Okre al nord.
Ci fa accomodare su un carretto, assieme a casse e casse di frutta. "Avete fatto colazione? prendete quello che volete. Ho anche della carne secca per i vostri animali."
Arrangiamo così una colazione con frutti succosi e dolcissimi - non ho mai visto un leone mangiare della frutta. La linko mi pare silenziosa.
"Tutto bene?"
Indica i due gatti.
"Ascolto.."
Non so cosa intenda, e sinceramente dei pazzoidi pensieri di una linko mi importa molto, molto poco.
Il viaggio è calmo e tranquillo. Davanti a noi gli altri carri della spedizione. Il ragazzino parla, di come gli manchi Okre e di come sia impressionante l'economia fiorente che la canalizzazione ha creato.
Forte dolore al braccio- la Linko mi sta conficcando le lunghissime unghie nel braccio. "AH-! cosa fai??"
"dobbiamo andarcene-"
"cosa?"
Ha una mano alla tempia. I due siamesi grattano sul fondo del carro e il leona batte la testa sulla mia coscia tentando di smuoverci.
"Andarcene- Alexander, dobbiamo andarcene"
"Ma di cosa stai parlando--"
"Qualcosa non va, andiamo via, ti prego, andiamocene-"
Uno scossone fa tremare tutto il carro. Il ragazzino sembra piuttosto spaventato. "Una scossa??" I cavalli paiono impazzire. "Rimanete qui!" Grida, buttandosi giù e correndo dagli altri carri. Mi affaccio per vedere la situazione. Siamo su un'altopiano, e a destra v'è un brutto dirupo- Non è un granchè come posto dove fermarci-- qualcosa non va, un gran boato e-
Umido e caldo.
La testa mi fa un male lancinante. Frutta spappolata ovunque. Il leone giace sul fianco, sopra alla Linko, che regge tra le mani il vecchio gatto. I due gattini sono i primi a svegliarsi. Uno dei due mi sta leccando la testa, laddove fiotta del sangue. Mi alzo- Dove siamo, esattamente?
Il carretto si è distrutto in più pezzi nella caduta, i cavalli scappati prima di questa situazione. Smuovo piano la Linko. Non si muove. Il leone riprende coscienza, e si alza per evitare di schiacciare la padrona. Sembra rimanere immobile per qualche tempo, annusando l'aria. Mi afferra per una manica e mi porta via, un passo zoppicante- "cosa?? La tua padrona! Dove mi porti? la lasci qui??" gli domando confuso. Mi ringhia contro con aria scocciata.
Mi guardo attorno. Siamo in un piazzale di erba molto chiara, d'un colore mela acerba. Più avanti, un piccolo laghetto, e una lastra di marmo scritta in una lingua a me sconosciuta.
Il leone- ha una zampa ferita, ecco perchè zoppicava. L'immerge nel lago, che istantaneamente si tinge di rosso. L'acqua prende ad evaporare in uno spettacolo inquietante- il vapore che si leva è rosso, e l'acqua torna della sua trasparenza cristallina originale. Solleva la zampa, perfettamente asciutta, e la ferita evapora con lo stesso vapore.
Mi guarda, gli occhi verdi puntati su di me. Non capisco-
Uno spintone con la testa.
Cado in quel lago-
L'acqua sembra bollente, mi frigge sulla pelle- la testa!! mi sembra debba esplodere-!! E' tutto rosso, sembra un lago di sangue! Riemergo con la testa, disperatamente, per prendere ossigeno- Non so nuotare, e rimanere a galla per me è difficile, non ho mai saputo fare- Una zampata mi afferra per la schiena ritrascinandomi a riva, mentre l'acqua ritorna trasparente, e il vapore si leva dalla mia testa. Appoggiandomi sul bordo per risalire, mi accorgo di come i miei vestiti siano asciutti, e alla stessa maniera i miei capelli. Le cicatrici sulle mie mani sono ancora presenti, quindi dubito che quest'acqua possa sistemare qualsiasi cosa. Vedo anche i due gattini stesi con le zampette a mollo. Il leone mi tira su a forza con le zampe, e torniamo dalla Linko, che sollevo. Guardo il gatto che giace tra le sue braccia- Spero solo che abbia perso i sensi. Immergo la Linko - qual è il suo nome? - e dopo un'altra vampata di vapori rossi, si riprende.
"--ah, la testa.." sussurra. Tiene stretto il gatto nonostante fosse svenuta."--g..gattino?" mormora piano, immergendolo nell'acqua. Nessuna risposta.
"Keyron--" balbetta piano "Keyron, cosa--"
"C'è stata una scossa, e siamo stati travolti da qualcosa-.. Cedendo oltre il bordo dell'altopiano.Credo sia una foresta del Norze.
Il leone ha la testa poggiata sulla spalla della rossa.
"No, no, no-! Non è possibile, non ora. Aveva- aveva resisitito così a lungo! Non è giusto, non è giusto!" Si alza di scatto, schizzando acqua ovunque, e regge il - purtroppo - cadavere del gatto. Avanza nell'acqua con una mano tesa in avanti, a cercare qualcosa- la lastra di marmo coperta dall'edere e muschi. Le dita corrono sulle lettere incise.
"Demandi la stelojn kaj ili povus atentu vian preĝo" mormora.
Non parlo le lingue del nord. "cosa?"
Mi zittisce con un verso. Appoggia il gatto, lasciandolo galleggiare nell'acqua.
"Bonvolu, Steloj. Asist lin trovi pacon." è ciò che sussurra.
Faccio un salto dallo spavento quando l'acqua si tinge di nero pece. Delle luci gialle emergono da quel petrolio, circondando il cadavere. Sempre più vicino--
Affonda.
Il nero evapora come il rosso di prima, e la Linko si gira per tornare fuori dall'acqua.
"cos'è successo?"
"Ho chiesto alle Stelle di aiutarlo.."
L'osservo.
"E le stelle ti hanno mai risposto?"
Sorride, con quel ghigno dei Linko.
"A volte, sa, quando sono allineate per il verso giusto, e tutto va bene nel mondo, v'è la possibilità, un briciolo di possibilità, che qualcuno venga ascoltato dalle Stelle-"
"E cosa ti fa credere sia questa, la situazione?"
Le lucette emergono di nuovo dall'acqua. Il gatto- Il gatto di Irina! Fatto di luce, che saltella come al massimo delle forze!
"..Il fatto che quel gatto sia tornato nel mondo dei Vivi.Certo, non è vivo- ma le Stelle non riportano in vita nessuno. Però vogliono contribuire al suo riposo. Vuole la sua padrona, e non può morire senza averla vista un'ultima volta."
"..capisco. Ma non andremo tanto oltre questo bosco- dopo questo spiazzo, sono solo alberi, fittissimi, senza una via d'uscita."
"ahah, voi umani, che bizzarre creature! I vostri marinai non hanno mai seguito le stelle? I nomadi non si aiutano con mappe stellari? Se sei perso, segui le stelle." Ride. Il gatto saltella tra gli alberi, illuminando il percorso. "Alexander, stia tranquillo: sa dove andare.
Sospiro.
Torno indietro, afferrando la mia borsa. Alcuni frutti non sono stati spiaccicati con la caduta, e raccolgo quelli più intatti. Raccolgo anche il sacco di carne secca- I due siamesi ci seguono, credo attirati dal contenuto del sacco.
"Le stelle, eh?"
Camminiamo illuminati da questo gatto di luce. Un fantasma, quasi.
"Si. Non sono loro, le vostre divinità, vero? I templi di Okre sono al Sole, o così mi pare di aver notato.Anche prima, a Kalnaj, tutti quei soli dipinti.."
"Si, lo sono."
"E per i Nani del Sud, non esiste altro che la Luna."
"Esatto."
"Ma per noi, tutto ciò è mosso dalle stelle, inoltre, il Sole stesso è una stella, e la Luna ne riflette la luce."
"Quindi le vostre divinità sono sulle Stelle- e tutto ciò che ne dipende?"
"Molteplici divinità, così come le vostre- tuttavia, il vostro credo, deriva dal nostro. Noi, semplicemente, ne abbracciamo una visione completa."
Silenzio.
Non mi reputo estremamente religioso, ma comprendo il bisogno del mio popolo di avere una fede.
Dopo quella che pare un'infinità di tempo- tuttavia la stanchezza non arriva- apro di nuovo bocca.
"Vi rende migliori di noi, questo credere nelle Stelle?"
“Sarà un viaggio molto lungo, Sire.” È ciò che mormoro avvolgendomi nei miei veli d’organza dorata. Sorrido docilmente. Keyron è- posso sentire che è ora steso ai miei piedi, forse trovando quei sedili troppo stretti per il suo grosso corpo.
La lince ci mette un po’ a raggiungermi. Stringe a se un vecchio gatto. Alzo un sopracciglio. “Devi raccattare ogni bestia che incontriamo fino a Zafar?” “Non siate sciocco.” Sbatte ingenuamente quegli orribili occhi dorati, che mi fissano senza vedermi.
Dei, è — Non mi ero mai accorto di come sembri che la cornea si sia inspessita lasciando questi occhi, enormi, interamente gialli e senza l’ombra di pupilla o iride che sia. ”è- Il gatto di Irina..” Rimango un poco stupefatto da quest’ultima affermazione. “Come-?” “Lo so e basta.” risponde scontrosa. Accarezza tristemente il gatto. È molto vecchio e perde molto pelo. Sembra si stia aggrappando alla vita solo per rivedere la sua padrona. La dama dei fiori mi pare piuttosto triste.. Riesce a sentire la tristezza dell’animale? Il gatto miagola e lei risponde prontamente. “Parlate?” Sorride amaramente. “Sentimenti.” è tutto ciò che mi risponde. Guardo l’enorme leone al suo fianco.Che animale maestoso. Rido. L’atmosfera è pesante, non capisco per quale motivo. ” E lui? Il tuo fidanzato?” “Un caro amico.” sorride. Che ghigno deforme. A volte mi dimentico di come queste linci siano così antropomorfe. Tuttavia, nonostante il corpo così simil-umanesco, la soffice peluria che la ricopre, la bella coda, gli arti felini, le grosse zampe, senza contare quelle orecchie così strane confonde tutta l'idea. Che bestia strana, decisamente.
Alla fine, decidiamo di partire verso la stazione ferroviaria. Il mio bagaglio non è immenso, così come il suo è veramente leggero. Più che altro mi porto dietro qualche arma. tra cui qualche coltello da portare sempre a contatto col corpo e la mia shimshar, finemente decorata. Osservo la lama. Mi venne donata subito prima di diventare Generale. . La donna rimane in silenzio tentando di capire le mie azioni. Di certo non è semplice data la sua situazione. “Scusami.” mormoro. “Senti.” le porgo la spada. Passa qualche momento le dita sull’elsa, sulle scritte nelle rune del Nord. “Oh- Un’arma di realizzazzione nordica? Dalle città liberate, dallo stile.” Sorride ancora. Sembra riportarle alla mente memorie passate, d’una nostalgia incalcolabile. Eppure non pare così vecchia, avrà a mala pena una ventina d’anni.
"Non ho mai saputo leggere quelle lettere di voi linci." mormoro a bassa voce. È un po’ una vergogna non sapere cosa ci sia scritto sulla propria arma. "Vivi aŭ morti." recita la ragazza, sfiorando le lettere finemente incise in quell’avorio così strano. "Vivere o morire. Conosco quest’arma, e il suo nome è Casisto, cacciatore." Sorride ancora. Non riesco a comprendere come questa donna la conosca. Non sembra una a cui piace vivere armato, soprattutto visto le lunghe unghie che le escono dai morbidi polpastrelli.
La aiuto a scendere le scale del viale di reggia Till Krova. Il leone le cammina al fianco aiutandola- La città è illuminata dolcemente da lampioni arancioni, che si mischia al bel terriccio scuro della città. È tutto così tranquillo. Il cielo è bello scuro, ricoperto da un manto di stelle, che si possono vedere benissimo, visto che l’illuminazione artificiale è immensamente dolce. Non riesco ad immaginarmi estremamente lontano da Okre. Questa città l’ho cresciuta io, è dove sono nato e cresciuto, e a mia volta me ne sono occupato, portandola fuori dal buco nero in cui stava sprofondando. E ora me ne vado, chissà per quanto, per cercare una donna presa da un sonno senza risveglio. Per quale motivo sto— Non lo capisco. Non lo capisco. Sto andando all’inferno, in mezzo a quelle linci che mi detestano, e.. per quale motivo. Afferro la donna per mano e la aiuto a salire sul tram. Un bel suono della campana spacca il docile silenzio della notte, mentre il tram tra gli sbuffi di vapore comincia la sua lenta corsa. Volgo lo sguardo al finestrino, osservando le case della mia città. I binari su cui siamo passano appena al fianco del Gran Canale, la salvezza di questo posto. E poi, dopo diverso tempo, i campi. Verdure, allevamento, grano. The. Immense piantagioni di the, nelle quali si possono vedere ancora i giovani che finiscono il loro turno e volgono a depositare le foglie nel magazzino.
Il tram procede lentamente e con una tranquillità che mi è ostile. Per quanto questo viaggio possa esser fatto per dormire e rilassarsi, io non riesco a chiudere occhio. Solo dopo qualche tempo, mi accorgo del triste sorriso sulle labbra della fanciulla che mi accompagna. “Ti senti bene?” le domando.”vogliate scusarmi, Sire. Tuttavia.. il vostro silenzio mi mette leggeremnte a disagio.” “E perchè mai?” di nuovo, le chiedo confuso. “Sapete— Non posso vedere nulla di ciò che ci circonda, ne tantomeno posso vedervi. Ciò mi confonde, e il silenzio mi invade il cervello. Non amo pensare troppo ai ricordi del passato.” “Oh.” mi sento un tantino in colpa, ora. Riprendo a guardare fuori dal finestrino. “Stiamo costeggiando il lungo canale. Al fianco del canale, è- un bel panorama, perchè i campi lo costeggiano, e qui e la come lische di pesce, si aprono altri piccoli canali, seguiti dalle macchie del verde. Non è affatto male.” “E oltre?” La guardo, per un secondo. Sembra un bambino, appiccicato al finestrino, che osserva con occhi enormi il paesaggio, per la prima volta fuori città. “E oltre solo il deserto, per miglia e miglia. Atrocemente caldo- Chi vi entra è perduto, o così dicono.” “Mi domando come abbiate fatto, voi, a proseguire verso le terre di Ebon Da Zir, e poi combattere per le città liberate..” “Ero nel pieno della mia adolescenza e combattevo per il sapore del sangue. È stato così che sono diventato Generale- Quando finita la battaglia, non sterminai tutti. Ero un guerriero, all’epoca. Mosso solo dalla più funesta ira. Ma vedendo quella piccola oasi, fu allora che decisi che Okre doveva essere risanata.” “Quindi siete un Generale solo grazie ai bei canali delle libertine, sì?” Rido. Effettivamente, quel canale che stiamo costeggiando, lo costruii solo dopo aver visitato quella piccola città, tenuta prigioniera da quelle maledette linci, che ne sfruttavano la gente. E proprio ora ci stiamo dirigendo verso l’impianto di desalinizzazione centrale, costruito con quei filtri copiati da loro. Il binario comincia a virare, e l’aria sempre più calda invade il vagone. Tuttavia, non è poi così male. Sarebbe ottimo dormire in questa situazione. La gatta allunga le zampe sul sedile di fronte, mentre si appoggia sul leone, bellamente steso sul posto al suo fianco, con la grossa testa poggiata sulle sue gambe muscolose, avvolte in quei bei veli dorati. Dorme? Credo di sì. E ancora una volta ho dimenticato di domandarle una sorta di nome. Non so veramente come chiamarla, ma.. pazienza.
Mi viene stretto il cuore pensando ad Irina. Povera donna.
Per quante persone io abbia salvato, non mi puliro mai la coscenza. E per quante ne abbia uccise, lei è l’unica che non— Non riesco a pensarci. Non voglio pensarci. Mi duole la gola e posso sentire le grida di terrore spaccarmi il cranio, e ancora quegli incubi dove mi afferra per il collo provando disperatamente d’uccidermi, di vendicarsi.
Mi accascio contro la poltroncina, le mani tra i capelli, mentre tento disperatamente di non lamentarmi, che la lince non si svegli, di stare in silenzio. Mi alzo in piedi, con rabbia, e percorro i bei vagoni del tram sino a giungere al fondo. Mi siedo sul bordo, guardando i binari che si veloci scorrono ai miei piedi. Mi sento il cuore pesante. Perchè sto facendo questo, io- Non riesco a capirlo. Sono un pazzo, sto andando nel regno di quelle rognose linci giusto per- una tizia, in coma, persa in un sonno dal quale non vi è risveglio!
Un bagliore di ira e dolore mentre scaglio un pugno contro il bel legno rossiccio del tram. Le nocche mi dolgono mentre mi lamento alla luna, bella, gialla e piena, che illumina i bei campi, il canale, e le stelle quasi non si vedono, da quanto quella luna splende nel cielo. Dei„ aiutatemi, vi prego. Mi sto perdendo e non so se ritroverò la strada.
Mi sto perdendo accompagnato da una lince cieca, il suo fidanzatino che potrebbe aprirmi la cassa toracica con una zampata, e un vecchio gatto bavoso.
Cosa sto facendo, dove sto andando.. ma perchè..
Qualcosa di umido e caldo mi sfiora la mano. Cos-
Il grosso leone bianco mi è affianco. Colpisce più e più volte la mia mano con il suo muso.
"oh, insomma, che vuoi?" sbotto aggressivo. Lui ringhia, e solo ora- mi accorgo di quanto sia espressivo. E di quanta saggezza pare essere costudita in quegli occhi, bloccati solo dalla barriera del linguaggio.
Guarda il paesaggio, con aria.. soddisfatta? Lo pare. Pare davvero soddisfatto.
"bello, vero?" sussurro, quasi pervaso dalla calma, quando i miei occhi abbracciano quel verde.
"Tu vieni dalle terre oltre al deserto.. Non avete problemi di questo tipo oltre alle città liberate." Rido.
Oddio.. sto parlando ad un leone.
E lui- annuisce.
Ha annuito.
...
Sospiro.
Mi afferra per una mano- un morso tiepido e morbido. Non punta a farmi del male, ma mi trovo costretto a seguirlo- e mi riporta dalla sua Linko. E poi mi incita col muso.
La linko per un secondo pare quasi disturbata dal rumore dei passi, ma ha un non sò che di..arrendevolezza.
"Sire-? tutto ok?"
"n-- no, intendo dire, si. Il tuo fidanzatino qui.. sembra volere qualcosa da me".
"Oh, è solo curioso. Conosce in parte la storia di Okre, ma non più di tanto."
"e quanto dura, questa storia?" sorride dolcemente.
La guardo.
"Quanto la mia vita.."
"Sarà un viaggio molto lungo, sire.." è l'ultima cosa che le sento mormorare.
Non sorride, anzi. Il suo viso è piegato in un espressione di debole collera. Mani, mani un tempo morbide, di pesca, si stringono attorno al mio collo. Mani fredde, in una presa senza forma, ma colma d'ira. Io- La conosco..? La guardo meglio. Una.. Era una delle mie amanti, prima.. No- Appena dopo essere diventato generale? Una decina d'anni fa, circa..Pensare con qualcuno che ti strangola, per quanto debole sia, non è gradevole. Mi sembra molto sciupata. E io, comunque, sono un guerriero. Potrei romperle quelle sottili braccine che debolmente stringono il mio collo. Ma il corpo non mi risponde, vorrei liberarmi dalla sua presa, ma--
Sbatto per terra. Urlo, e poi bestemmio sommessamente, portandomi la mano callosa alla fronte, massaggiando piano. Stavo-- Dormendo? Era solo un sogno, allora. Un incubo? Mi chiedo dove sia ora, quella ragazzetta, ormai donna. Mi alzo ancora dolorante, per andare in cucina. Mio fratello, che porta i segni dell'ultima donna che si è portato a letto, sta facendo il caffè.
"Saaaaashaaa" Dei, fatelo stare zitto. Cantilena. Lo fulmino con lo sguardo. "Che belle occhiaie, Sasha~!" Non rispondo nemmeno. Affondo il naso nella tazza di caffè più nero del nero. "Sai cosa, Sasha?" ride, il petto nudo sobbalza con la risata. Si gira, mostrandomi i graffi profondi sulla sua schiena. "Dovresti trombare di più." Ride ancora. "Come si chiama questa, fratellino?" Gli domando con aria di scherno. I suoi grandi occhi azzurri sembrano ingigantirsi mentre mi guarda. Si spostano sulla tazza che ha riempito per la donna.
"Non lo so." Risponde semplicemente. Ride. E torna in camera. Che animale.. Io almeno i nomi li ricord--
Mi sento ancora trafitto dai suoi, di enormi occhi. Di quel bel verde come i campi di trifoglio, quelli della ragazza del mio sogno. Dei, come.. Come si chiamava, lei?
Finisco il mio caffè, e vado a lavarmi il viso. Con mano ferma rado quella fastidiosa barbetta, regolando le basette. Mi do un'occhiata. Occhiaie profonde, e numerose cicatrici, più o meno recenti, si estendono sul mio viso. Quelle più profonde sono due- Una dall'angolo strano, che trancia a metà il sopracciglio destro, e ricade sullo zigomo, mentre a spaccare le labbra vi sono quattro tagli, di artigli. Provato dalle guerre, ecco cosa sono. Se magari mi curassi un po' di più, sarei più simile a mio fratello, sempre con una donna diversa. Guardo il lavandino di marmo. C'è di tutto. Schiuma da barba, dopobarba, colonia, crema per il viso, per le occhiaie, per i pori, la luminosità, cosa fa questo? È scritto con i caratteri del sud e non lo capisco. Olii profumati, per i capelli, per la pelle- Apro un'ampolla, per ritrovarmi inondato da un orrido profumo di patchouli. Alla fine, scelgo un.. "olio di fiori di ghiaccio". L'etichetta scritta a mano dice "per un manto nutrito e vaporoso". Voglio sperare intenda i capelli.Me ne verso un po' sulle mani e poi me le passo tra i capelli. Una ciocca bianca si estende sulla tempia sinistra. Sembra sia di famiglia- Mio fratello ha una cosa simile, ma nella parte bassa dei capelli. La tiene intrecciata, con dei ninnoli d'oro qui e là. Non posso negare che sia più attraente di me. E nemmeno poco. Michael è senza dubbio conosciuto in tutta la città come "L'amante di Okre". Mi sorprende che nessun marito sia ancora venuto a picchiarlo. Ma in fondo, dalla mia salita al potere, questa città è diventata un oasi nel deserto.
Non è solo un posto estremamente pacifico, ma è anche.. estremamente.. oasi. Ed è la più grande soddisfazione pensare che sia stato possibile tutto grazie a me.
Io e mio fratello siamo partiti dal basso: abbandonati da una famiglia alla soglia della povertà, abbiamo cercato di sopravvivere nell'unica maniera possibile, ovvero la carriera militare. Nonostante la giovane età, comunque, abbiamo sempre dimostrato uno spirito in fiamme, sprecati come soldati semplici. E così, in anni, divenni il Gran Generale di Okre, mentre mio fratello, più abile a parole, Gran Giudice e legislatore. E fino ad.. una quindicina d'anni fa? Sì.. Questa città era arida e secca, ed arido e secco era il cuore dei suoi abitanti. Ma dopo la mia promozione a generale, cominciai a lavorare ad un progetto di desalinizzazione e di canalizzazione dell'acqua marina. In meno di cinque anni, Okre divenne la città più verdeggiante del continente. Un piccolo caldo paradiso. Il tenore di vita schizzò alle stelle. La gente era felice. I prezzi delle coltivazioni calarono a picco. Il lavoro cresceva. Ricchezza. Il crimine diminuì fino a scomparire. Avevo risanato questa città, che poco prima puzzava di morte, fame e sangue. Gente disposta a tutto per sfamarsi. E io ho risolto tutto. Okre è guarita grazie a me.
Ed oggi è una bella giornata. Il cielo è di una deliziosa sfumatura azzurra. Nuvole placide. Non ne ho voglia di stare in casa, e vorrei cercare quella ragazza che ho visto in sogno. So che era una fruttivendola, prima della canalizzazione, quindi non aveva una vita facile.
Mi vesto in fretta. Vorrei chiedere a mio fratello se gradirebbe venire con me- Ma quando mi avvicino alla porta delle sue stanze, i suoni che si sentono mi fanno intuire che sia impegnato. Esco di casa- Più una reggia, in verità. Porto due tazze di caffè alle due guardie che se ne stanno seduti pigramente sul bordo della fontana. "Buongiorno, Alexander, signore-" Salutano educatamente, e fanno per rialzarsi cercando di ricomporsi. "Riposo, soldati." Sorrido, porgendo loro il caffè. Mi ringraziano, mi informano che la giornata è meravigliosamente calma, e come sempre, nessun delitto è stato commesso. Li ringrazio per i loro servizi e abbandono il giardino prensile della reggia. I parchi sono verdi e splendenti. I bambini si rincorrono per le strade. Nell'aria, odore di frutta, pesce e fritture. Dovrebbe esserci il mercato, nella piazza poco distante. Il mercato.. Imbuco la prima strada, e posso sentire già qui la vitalità della gente. Okre è una città viva, città che danza, sotto questo cielo così blu, dalle dolci nuvole rossicce. Non appena mi inoltro nel mercato, diversi venditori mi offrono i loro prodotti quando mi vedono. Rifiuto sempre, cortesemente. Uno di questi pare particolarmente offeso dal mio rifiuto. Mi corre incontro districandosi tra la folla, dopo aver lasciato un mezzo grido d'ordine alla figlia, di occuparsi del bancone. Afferra una piccola anguria, e mi da una forte pacca sulla spalla quando mi raggiunge. "Alexander! Nostro Generale!" Gli sorrido, riconoscendolo. "Friederick, che immenso piacere rivederti. Ti trovo in ottima forma." A sua volta ride anche lui, una risata gioviale, bella piena. Si arriccia i bei baffoni biondi. "Forma rotonda!" sbotta con finta rabbia. "Ma me la cavo. Generale, che ne dice di andare a cercare un posto più calmo?" Annuisco sorridente. "Fried', lo sai che non c'è bisogno di tutta questa.. formalità." Ancora una volta ride. "La forza dell'abitudine..!" Camminiamo per qualche minuto. Lui fischietta una canzoncina, e io mi godo il paesaggio. La maggior parte delle costruzioni sono state restaurate, e ogni via è una delizia per lo sguardo. C'è un grazioso locale da queste parti, e infatti ci sediamo ad un tavolino. Chiedo al barista un coltello, e gli offro una fetta del bel cocomero, rosso e succoso. Molto dolce, è veramente buono. Lui invece ci offre una limonata, ma io mi ostino a pagarla.
Friederick, nonostante abbia messo su peso, rimane comunque muscoloso. Lui è stato uno dei primi lavoratori a darmi fiducia, ed è un mio caro amico proprio per questo. Se sono qui, a regnare su questa città, è anche grazie a lui. Dal suo canto, la mia opera di canalizzazione gli ha consentito di iniziare la prima efficiente compagnia agricola di Okre, facendolo arricchire in fretta. "Il raccolto di quest'anno è stato meraviglioso, Alex!" Un altra pacca sulla spalla. È felice. Molto. Rido. Chiacchere. Si sta così bene.
Ora che ci penso, la ragazza del mio sogno.. non lavorava troppo distante da qui. Guardo il giovane barista che è seduto con noi, a gustarsi il cocomero, e a lui mi rivolgo. "Scusami, ma tu hai mai visto una rossa lavorare qui nei dintorni?" "Una rossa? Certamente, c'è la dolce madama dei fiori poco lontana da qui."
Se penso alla ragazza dei miei sogni, sì. Aveva sempre un buon profumo di fiori e di miele. Non ho la testa per pensare,e mi sento vivo più che mai. Pago le limonate per tutta la clientela, e lascio i soldi del cocomero di Friedrick. Come vede le monete appoggiate sul giornale che stava leggendo, alza gli occhi. Leva una mano per fermarmi, ed anche se è un po' che non mi dedico alla corsa, sono molto più agile del contadino. Accidentalmente, ribalto la sedia scattando in piedi, ed è una specie di piroetta quella che faccio, ma mi consente di prendere il volo ad una buona velocità.
"ERA UN REGALO---!!!" È tutto ciò che mi sento urlare dietro con rabbia dal caro panzuto Fried. Ma sono già lontano, e mi sento il cuore pompare a mille. Il cielo azzurro, un po' d'arietta in faccia, mi sento vivo! Come solo la violenza tendeva a farmi sentire! E corro, salto i muretti, un po' arranco, non ho più l'età.E non ho chiesto indicazioni. Ma tutti conoscono il bel locale della madama dei fiori.. Ma non avrei mai pensato potesse essere lei. E non vi sono tante rosse in questa città! E poi, questa città, mi sembra di rivivere la mia infanzia, ma è tutto così- Più bello. Più rumorosa, più viva. Si sente il suolo che trema per via dei tram su binari, deve essere piuttosto lontano. Così verde, così vivida, persino l'aria sembra carica di elettricità, e quando arrivo davanti alla bella insegna in ceramica, dipinta con un estrema grazia. Potrebbero essere state le sue mani a disegnare quei fiori. Quelle stesse mani che in passato mi coccolavano, di cui bramavo il tocco. Quelle stesse mani che sogno attorno al mio collo. Entro.
La struttura sembra in rovina. Muschio e marmo bianco. E fiori, moltissimi fiori. Tavolini, sedie, in ferro battuto, di cui molte piante ne stanno reclamando il diritto. Appoggiata sulla fontana centrale, vi è una donna lince del caldo nord. È molto alta, e slanciata. Ricoperta da una pelliccia rosso ocra. Lunghi capelli corallo ricadono dolci sulla muscolatura ben definita. La guardo. Il mio viso è deformato di delusione e quasi collera.
La stavo forse cercando? Questo è chiaro. Ma io non ho mai cercato una donna, in tutta la mia vita, e quando la cerco.. trovo tutt'altro. Nel frattempo, la donna lince si è alzata e mi sta annusando. Dei. Non mi piacciono le linci. Ma lei profuma di fiori e dolci bevande alcoliche. "Ci conosciamo?" Cosa? Questo è insolito. Non c'è nessuno che non sappia chi io sia. Allunga una mano verso il mio viso. "Posso?" Domanda. Annuisco, e lei rimane lì, col capo piegato di lato. "Allora?" mi sprona, e solo ora mi accorgo che la gattona è cieca. Sono un po' a disagio ora. "Certamente." Mi sfiora il viso, le quattro cicatrici che mi spaccano la guancia sinistra, e il labbro. "Oh, Generale. Quale onore." Sono stupefatto. Solo un tocco e ha capito chi sono? "Come-..?" Sorride, con un ghigno inquietante. "Non sono in molti a poter vantare i segni di battaglia contro il generale del mio popolo, Rha'Zer ihr Na'Dir." Sposta la mano dal mio viso, il che è una bella fortuna, visto che la mia espressione non è una delle più felici. "Un valido avversario, certamente." "Non si diventa Generali per nulla, e lei dovrebbe saperlo. Comunque, cosa la porta qui?" Ricordare gli avvenimenti delle guerre passate mi ha distratto. Dei, non me li ricordavo, questi denti così inquietanti. Lo ammetto, noi di Okre abbiamo un ghigno un po' deforme anche noi. Una specie di firma: è facilissimo riconoscerci, anche all'estero, così come sia estremamente semplice notare un forestiero in città. Ma queste linci, coi loro doppi canini. Mi domando come faccia la madama ad apparire così docile, come una gatta troppo cresciuta, con due canini troppo cresciuti, rivoltati verso il basso, ed altri due, interni, che vanno verso l'alto. E parla anche bene! Tranne alcuni suoni particolari della lingua del Zentre, la regione centrale. Ma è normale. Ah- Credo stesse continuando a parlare mentre pensavo ai suoi denti. "Chiedo scusa, non.. non ho afferrato il concetto." Fortuna che è cieca. Sarebbe stato imbarazzante.
"Mi stavo semplicemente domandando cosa ci facesse qui, Generale. Non è un concetto così difficile, da cogliere. Come fa a regnare se le sfuggono certe semplici cose?" Non penso-
Do un colpo inaspettato al tavolino, che cade in un frastuono terribile. La sua reazione è interessante: dapprima le orecchie sono basse e all'indietro, mentre mi soffia contro con un misto di paura e rabbia. Poi, rimangono basse, ma tornano girate come di norma. "Mi scusi" mormora piano. Non tollero questo genere di mancanza di rispetto. "Me ne vado." le dico, dirigendomi verso la porta. Sono così irritato dal suo comportamento, e dal fatto che non riesco a trovare quella dannata fruttivendola.
"Aspetti- Cos'eravate venuto a fare?" "Stavo cercando una maledettissima tizia, cazzo, e non una fottuta lince che se ne sta qui placidamente a ronfare ed insultare il suo sovrano!"
"Le mie.. più sentite scure, sire." La coda voluminosa è ora bassa, immobile, mentre le orecchie ancora spostate-- ma funzionano come le nostre sopracciglia? No- Non è il momento. Di pensare. A certe- stupidaggini.
"Posso domandare chi stavate cercando?"
Mi passo una mano nei capelli, premendo sulle tempie tentando di calmarmi un minimo. Prendo la sedia più vicina, e mi siedo, nervoso. Lei si avvicina, poggiandomi le mani sulle spalle. "Cosa fai?Lasciami." sbotto. "Vada tranquillo, Sire- è il mio lavoro." Non posso nascondere che io sia molto.. scettico, su quelle strane zampe, un mix di umano e animale; ho già avuto un incontro con quelli artigli, e il mio viso ne porta i segni. Ma i borbidi cuscinetti e il soffice pelo della donna sono molto diversi dai duri calli e la pelliccia ispida del generale del suo popolo. Ha.. ragione, è..effettivamente rilassante.. "Generale, siete un pezzo di legno." Non rispondo, e semplicemente respiro, sentendo il battito cardiaco calmarsi quasi forzatamente. "Ti occupi di questo, quindi?" "Il mio locale è un piccolo ospedale per il corpo e per la mente. Il mio scopo è calmare gli spiriti, e rilassare i tronchetti come voi. Vi sentite meglio?" "Sì, grazie.." mormoro. "Allora, chi stavate cercando?" "Una.. ragazza, ormai donna, che abita qui. O forse abitava. Lavora in un bar, e come te ha sempre.. un buon profumo di fiori e miele." "Miele?" "Sì, e anche frutta. Ricordo che col miele ci fa un delizioso sidro." "Quindi una barista, fruttivendola, che produce alcolici. Mi assomiglia, ma io non vendo frutta..È per quello che siete venuto qui?" "No.. per lo più perchè lei è rossa di capelli, e anche tu. E non ci sono molte rosse qui ad Okre." "Ah, capisco. Ma siete sicuro, Generale, che sia ancora in città?" "Non del tutto."
"Quando mi sono trasferita qui, ho avuto molto a che fare con vostro fratello, Sire." La guardo. "E quindi?" "Sapete, è lui che si occupa di tutta la documentazione per i trasferimenti. Saprà sicuramente se la ragazza sia ancora in zona." Mi sento il petto più caldo, rincuorato. Voglio trovarla, ma non so perchè. Non riesco a capirlo, ma quel sogno.. mi ha inquietato, devo ammetterlo. Non amo avere affari a mezzo, ed effettivamente lei sparì da un giorno all'altro, e.. non amo avere affari a mezzo. "Devo parlare con Michael, allora." "Sperando che il lord non sia impegnato con una delle sue amiche." Rido. Lei non sembra invece felice. "Tornate a trovarmi, Generale. Lietissima di esserle d'aiuto, sempre." "Grazie a te per il massaggio". Faccio per andarmene, ma guardo la donna felina. Addosso non ha che pochi morbidi veli, e non indossa scarpe per via delle grosse zampe, quindi non sarebbe affatto piacevole schiantarsi contro il tavolo che ho ribaltato. Quindi, lesto, lo rimetto al suo posto. "Allora.. Arrivederci.." La saluto, di rimando lei si inchina gentilmente. "I miei più cordiali saluti". Esco a camminare.
La camicia che ho indosso sembra impregnato in olii ed essenze floreali, laddove la donna mi ha toccato massaggiandomi spalle e collo. Dei- Non ricordo nemmeno il suo di nome? Tutti mi conosconono, ma io non conosco tutti. Al riguardo, di sicuro mio fratello è più informato.
Percorro il lungo vialone fiorito, e ancora nella mia mente ricordi di dieci anni fa si sovrappongono a questo paesaggio, che inaridisce e si secca, e anche l'aria diventa di piombo, pesante e tossica. Ma un bell'uccellino mi s'invola davanti, e mi fa tornare alla realtà del presente, florida e rigogliosa. Mi fa un po' male a pensarci, ma come dieci anni fa eravamo tutte anime sole, ora tutti i miei amici sono con una famiglia, o una compagna.. Persino mio fratello non soffre la solitudine, e le donne fanno la fila per spendere le notti con lui. E pensando questo, giungo ai bei giardini della nostra reggia. Percorro i bei saloni e i chiostri interni, fino a raggiungere le sue stanze. Busso alle porte. "Avanti" sento. Apro la porta, e rimango intrappolato in tende di tulle e di organza. Mi sento otturato e tramortito dal fumo-- di incensi, e di spezie nell'aria.. Ugh.. come può sopportarlo--?
Michael afferra uno dei veli che adornano il suo letto e si copre, trascinandomi fuori. Con la coda dell'occhio vedo una donna dalla pelle chiarissima rigirargi beatamente tra le leggere stoffe. "Non voglio disturbarla mentre dorme." "Ma non era una del Nord, stamani?"
Ride. "Hai detto bene..Stamani." Ammicca, e si stende su un divano. "Dimmi, mio caro fratello, perchè vieni a disturbarmi?"
"Ho bisogno di qualche informazione."
"Su cosa?" Mi guarda scettico. Come sei teatrale, Michael. "Una donna" gli sbotto contro.
"Oh! Finalmente molli il celibato, eh!" "Sta zitto." "Che tipo preferisci?" "Piantala di gestirle come da un listino, Michael. Sei riprovebole. Me ne interessa una sola, e non lo chiedo a te per la tua fama, ma perchè sai chiunque entri od esca da Okre. Ti ricordi.. una decina di anni fa? Quella barista.. Rossa-?" Mio fratello mi fa impressione, veramente. Talvolta non sa nemmeno fare un calcolo semplicissimo. Ma ricorda ogni singolo viso e nome, specie se di donna. "Irina Lund." sorride amaramente. Mi torna alla mente quel nome, come lo mugolavo in certe notti, Irina! Come ho fatto a dimenticarmene!! "Sì- è lei. Sai se ha lasciato la città?" Sembra addolorato, ma conosco mio fratello, è un bravo attore, e non saprei decifrare le sue intenzioni. Arrivare ad avere talmente tante maschere che nemmeno tuo fratello riuscirebbe a svelare la tua vera faccia.. A cosa ti sei ridotto, Michael.Ma sembra veramente dispiaciuto.
"La famiglia di Irina rifiutò di prendere parte al servizio militare." "oh. Disertori." "E, mio caro fratello, la legge contro i disertori l'hai creata proprio tu. Io mi preoccupo solo di sistemarle e di punire chi non le segue."Mi sento un groppo in gola. No. Non mi piace dove questa conversazione sta andando a parare. "Michael.Dov'è? Dimmi solo questo."
"Sai- Si era trasferita a Nord, nelle belle terre calde, a cercar fortuna, visto che questa terra era ancora sterile ed arida." Sono sollevato. Almeno sta bene. "Quindi è nella capitale- Zafar Na Zir, giusto?"
Il Generale mugugna di riempirgli ancora il bicchiere. Sebbene io non possa vederlo, posso sentire come stia tentando di accendersi una sigaretta. Probabilmente le mani gli tremano, perchè ento l'acciarino accendersi più e più volte. Persino la sua voce trema, mentre mormora qualcosa. Le sue mani sulle mie zampe quando afferra il boccale. " Generale, Generale, vi prego, cosa v'affligge?" Lui singhiozza, e drizzo le orecchie in sua direzione per ascoltarlo meglio. D'improvviso m'afferra, mi stringe, e sento il petto farsi umido. Sta- Piangendo? Deve essere distrutto. Tento di calmarlo in qualche maniera, carezzandogli i capelli con delicatezza. "Alexander, sire.." Oso, chiamandolo per nome. "Cosa vi turba.?"
"L'ho-- tro-..vata" Le sue parole sono lente e confuse, sbiascicate. I fumi dell'alchool lo appannano. Le parole sono soffocate nel mio soffice torace. "Non capisco cosa ci sia di male, sire- L'avete trovata.."
"Irina è-- nella tua città-..."
Ok, posso comprendere come il rapporto con noi Linko non deve essere il migliore, ma comunque non mi pare così atroce, come notizia.
"Posso- farvi da guida fino a Zafar Na Zir, se lo desider-"