Domani sarà il mio compleanno e ciò che più desidero sono i tuoi auguri.

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Domani sarà il mio compleanno e ciò che più desidero sono i tuoi auguri.
L'HuffPost: Il Paese che condanna all'ergastolo un diciottenne
L'HuffPost: Il Paese che condanna all'ergastolo un diciottenne.
Tutti i dubbi sul verdetto Cerciello. Dall'età dell'assassino al ruolo dell'amico. Dalla debolezza del teste alla collocazione politica del
dei delitti e delle pene
oggi è il mio compleanno, ma non uno qualunque, son diciotto
forse mi aspetto troppo, ma da ora in poi mi vedo come nuova, è come cominciare una parte nuova della mia vita
18 anni
La mattina del mio diciottesimo compleanno mi svegliai triste. Non volevo entrare a far parte del mondo dei grandi. Non mi andava di prendermi tutto quel carico di responsabilità. Avevo voglia di fare ancora un sacco di cazzate. Ma adesso potevano rompermi le palle dicendomi “sei maggiorenne!”. Non volevo votare. Non volevo pensare al mio futuro. Insomma un vero e proprio strazio. Per cominciare la giornata, feci sega a scuola. Me ne andai da solo al lago a dar da mangiare alle papere mentre scrivevo e fumavo dell’ottima Marijuana. Nel pomeriggio tornato a casa. Dovetti sorbirmi le varie sorprese dei miei genitori che mi avevano regalato un orologio. Come simbolo del tempo che passa. Mi sentivo già vecchio. Poi dopo aver risposto a troppe chiamate e messaggi tutti uguali. Verso sera, mi ritrovai sulla soglia del mio migliore amico pronto per una nottata all’insegna della baldoria. Ma anche lui mi tradì. Era un trabocchetto. Quando entrai mi trovai di fronte un marea di persone che urlavano “Sorpresa!”. Sorpresa un cazzo. Io volevo solo sballarmi. Non mi andava di parlare di cose da grandi. Volevo rimanere adolescente. Con i miei piccoli problemi. Con i miei brufoli da schiacciare. Ma niente dovetti sorbirmi discorsi pallosissimi sul fatto che ormai ero grande ed era il momento di pensare al mio futuro. Mi ricordo che una mia amica mi chiese “Cosa vuoi fare nel tuo futuro?”, “Prendermi una grande sbronza!”, risposi. Penso ci rimase male. Per fortuna avere 18 anni significava essere consapevoli delle proprie azione e quindi potermi gettare nelle braccia di Bacco. Doveva essere già la quarta o quinta bottiglia di vino che aprivamo io e il mio amico. La vita cominciava a sorridermi. Quando tutto precipitò. Il mio amico preso dall’euforia e dalla voglia di bere, cominciò a vomitare addosso agli invitati. Era una cascata di vino rosso, e gli ospiti indignati abbandonarono la festa. Io ridevo. Nonostante il tanfo mi stavo divertendo da matti. Poi dopo quasi una decina di litri di vomito dopo, cadde in un sonno profondo. Io rimasi solo con il mio migliore amico che dormiva sulla poltrona a bocca spalancata. Mi si avvicinò Sissi. Il suo cane. Un carlino. Normalmente non mi piacciono gli animali ma dato che era l’unica forma vivente con cui poter parlare, me lo presi in braccio e cominciai a cazzeggiare mentre ancora sorseggiavo il vino. Poco dopo però i miei discorsi da ubriaco vennero bruscamente interrotti dai genitori del mio migliore amico. Che su chiamata degli ospiti erano tornati a casa preoccupati. Cercarono di svegliarlo a suon di schiaffi. La madre strillava e il padre in silenzio si era messo a pulire il vomito con la canna dell’acqua. In quanto a me sembravo invisibile. Mi limitavo a guardarmi le punte delle scarpe. Poi la madre mi chiese aiuto per alzarlo. Lo portammo in bagno ma proprio a due metri dal cesso, rigettò una bottiglia intera di rosso sulla parete bianca immacolata. La madre si mise a pulire e io non sapendo cosa fare usci di nuovo a fumare mentre il mio amico si era addormentato sulla tazza del cesso. Fuori lontano dai problemi guardavo il padre che ancora stava sciacquando le piastrelle piene di vomito. Mi immaginai vecchio. O meglio adulto. Dover fare la stessa cosa per mio figlio. No, non volevo proprio diventare grande. Sissi mi saltò in braccio. La guardai in quei grossi occhi a palla e dissi: “Si, Sissi non crescerò mai, te lo prometto”. Ormai avevo 18 anni da un giorno e già avevo nostalgia del mio passato. Che palle diventare grandi. Forever young.