Le cose più belle che non gli ho mai detto,
Anni che le cose più belle le perdo.

seen from Switzerland
seen from United States

seen from United States
seen from Singapore
seen from China

seen from Switzerland
seen from Switzerland
seen from United States
seen from Singapore

seen from Serbia
seen from Hong Kong SAR China
seen from United States
seen from China
seen from United States

seen from United Kingdom
seen from China
seen from Yemen

seen from United Kingdom
seen from China

seen from Russia
Le cose più belle che non gli ho mai detto,
Anni che le cose più belle le perdo.
Lettere a una vita rubata
Ho detto sì per dieci anni. Sì a mio marito, sì ai figli, sì agli amici, sì ai colleghi. Sì perfino agli sconosciuti che mi fermavano per strada chiedendomi un’informazione, un favore, un sorriso. E ogni volta mi dicevo che era giusto così. Che una donna forte non dice di no. Una donna forte regge, incassa, organizza, sistema. Una donna forte non si lamenta. Poi una sera mi sono guardata allo…
Dire di no: in amore, in famiglia, sul lavoro, impariamo a pronunciare e a incassare un no! C’è una parola magica, che nella realtà è un controsenso e tra poco vi spiegheremo perché. Stiamo parlando del “NO”! E' una parola che va detta, e pronunciarla nel modo giusto è indispensabile per un cambiamento visibile della società. Acc... Continua a leggere.. https://www.eva3000.com/dire-di-no-in-amore-in-famiglia-sul-lavoro-impariamo-a-pronunciare-e-a-incassare-un-no/?feed_id=2689&_unique_id=65840d9640261
A proposito di sostanza e apparenza, i sì detti dalla Forza, sono solo apparenza. In realtà sono no, ma vengono dati per non offendere, per paura, per educazione, per abitudine, per non litigare, per non restare soli, per una promessa a cui non si crede più, per il bisogno di essere ringraziati o altro ancora. Tutti quei motivi derivano dalle due colonne fondamentali che condizionano l'uomo: paura della morte e bisogno di riconoscimento. Cosa ti suggerisce l'energia di oggi? Di osservare quello che fai ma soprattutto dentro di te cosa si muove: stai accettando con gioia o dentro ti senti stretto? Se ne hai la forza, dì un piccolo o un grande no; se non ce l'hai, diventa consapevole del motivo che ti spinge ad accettare e del fatto che per te sarebbe un no. Buona domenica #laforza #forzaallandata #compromessi #frustrazione #diredino #pauradellamorte #bisognodiriconoscimento #messaggiodelgiorno #consigliodelgiorno #cartadelgiorno #tarocchi #estarologiaevolutiva https://www.instagram.com/p/CKbEkPohkiZ/?igshid=1dhl6gw312yzo
NON FARLO! Nella #vita non si può fare tutto, #accontentare tutti o #piacere a tutti. Ecco perché è importante saper gestire il #no. Infatti molti dei problemi di #organizzazione che abbiamo nella vita di tutti i giorni derivano non tanto dalla cattiva gestione del tempo, ma dal fatto che non abbiamo ancora imparato bene come dire no alle cose. Quando stai realizzando qualcosa a cui tieni particolarmente è normale concentrare tutte le tue energie su quel #progetto, com’è altrettanto normale trascurare le cose che ritieni meno importanti. Non puoi fare tutto, e quindi non farlo! Prendi un bel #respiro, impara a dire di no, e concentrati su quelle che sono le tue #priorità. Per tutto il resto esiste sempre un #haveagoodlife✌️ (che fa sempre FIKO!) . . . . . . . . . . #nonfarlo #diredino #gestionedeltempo #progettiimportanti #unbelrespiro #passionework #lifestyle #styleoflife #levis #camiciajeans
Dire di no (La macchinina rossa)
Sabato mattina. Lo squillo insistito del telefono. Una voce di donna che fatico a riconoscere:
- Scusami... stavi dormendo? -
Silenzio.
- Se hai cambiato idea... -
Il ricordo di quell'impegno mi coglie del tutto impreparato. Farfuglio di no e mi maledico: come ho potuto ficcarmi in questa situazione? * * * Accadde la settimana prima, al termine di una giornata campale. L'adrenalina era ancora in circolo e mi aveva impedito di tornare subito a casa a buttarmi sul letto. Due campari soda mi convinsero ad andare a cena con un collega e altra gente che non conoscevo.
Fu in quel locale affollato e rumoroso che conobbi Laura. Sedeva di fronte a me composta, un po' rigida, in un vestitino stampato a fiorellini pallidi. Era pallida anche lei, ma la penombra del locale accentuava il brillio degli occhi scuri. Era clamorosamente fuori posto rispetto al resto della compagnia, e mi domandai come ci fosse capitata. Dopo qualche banalità iniziò a parlarmi di sé e questa mi parve una concessione preziosa. L'ascoltai con interesse autentico mentre mi raccontava del suo impegno nel volontariato. Quale dolce trasformazione! Il suo stesso corpo sembrò ammorbidirsi, e protendersi verso di me con un angolo di sempre maggior intimità.
Sarà stato per quella iniziale rigidità che progressivamente vedevo sciogliersi nella confidenza nascente; sarà stato per i suoi occhi che spiccavano sempre più lucidi (ah, il vino!) sul pallore del viso... Sta di fatto che iniziai - senza neppure sentirmi colpevole - a fantasticare sul suo profumo; nella bolgia di quel locale era impossibile percepirlo, ma ugualmente mi volli convincere che la sua pelle odorasse di bucato fresco e cieli tersi. Mentre si sporgeva verso di me i suoi seni tendevano il tessuto leggero del vestito a fiori; continuavo a fissarla negli occhi, ma fantasticavo il turgore di capezzoli minuscoli e delicatamente rosati. Sì, doveva odorare di buono: di bucato, di caffelatte; di cose quotidiane, semplici e genuine. Non c'è niente da fare: alle confidenze, anche quelle che non sono poi davvero tali, non posso fare a meno di reagire che svelando qualcosa di me. Le raccontai di come io vivessi solo, e del disordine causato dalla mia invincibile ritrosia a buttare le cose vecchie. In effetti, decidere che un oggetto è giunto al termine della sua esistenza mi provoca un irragionevole disagio. E' per questo che nei miei armadi giacciono le cose più disparate. Le lascio riposare nell'ombra ma sono ben pronte, solo che io lo voglia, a farmi rivivere ricordi ed emozioni. Soprattutto - ed è questa una dote che raramente appartiene alle cose vive - sanno rimanere lì mute, e non è cosa dappoco. I ricordi sono una gran cosa, fino a che si possono comandare a bacchetta. Le raccontai di come qualche giorno prima avessi riscoperto alcuni giocattoli vecchi, in particolare una macchinina rossa che seppe evocare ricordi che speravo perduti. Quando qualcosa mi emoziona so essere un conversatore affascinante, e Laura mi ascoltò rapita. Poi, mentre scaldavo tra le mani il mio cognac, dopo un breve silenzio mi chiese se non avessi voluto regalare i miei giocattoli vecchi ai bambini abbandonati. - Sai quanta gioia possono ancora dare quelle che per noi sono soltanto cose vecchie... Ah, se tu vedessi gli occhi di quei bambini quando... - E mise la sua mano sulla mia. Indugiò nel contatto forse un attimo di troppo. La trassi dall'imbarazzo offrendole il bicchiere. Bevve solo un piccolo sorso, sorridendomi con gli occhi. Fu così che mi offrii di accompagnarla, il sabato seguente, all'Istituto. Certo, avrei portato con me un intero sacco colmo dei miei giocattoli vecchi. Compresa la macchinina rossa, sicuro! Per la gioia dei piccoli profughi di non so più quale tragedia. * * *
Le immagini e i profumi di quella serata sono svaniti, e non riesco a rievocarli attraverso la cornetta del telefono.
- No, non ho cambiato idea - la rassicuro - non ho sentito la sveglia...
Non credo di essere stato convincente.
Sotto la doccia torno a maledirmi. Perché non sono capace di dire di no? So bene cosa succederà adesso. Mi perderò in quel quartiere di periferia che non conosco. Arriverò tardi, ma Laura sarà ancora li' ad aspettarmi, in piedi davanti ad un edificio scrostato, stretta nel suo cappottino. Dio, mi sembra di vederla mentre se ne sta lì sul marciapiede a far scricchiolare la neve sotto la suola degli scarponcini. Quando alzerà lo sguardo sarà imbarazzata dalla mia macchina troppo costosa, ma ugualmente entreremo insieme in quel posto e attraverseremo corridoi di verde pallido e bianco sporco fino ad uno stanzone che odorerà di cavoli bolliti e risuonerà di un vociare sguaiato, o forse, peggio ancora, di un silenzio che non è da bambini, e rimarremo lì fino a quando non perderò di vista la mia macchinina rossa, piccolo pezzo della mia vita diventato ora ancor più inutile, e che sarà subito dimenticato sotto qualche tavolo di fòrmica da un bambino al quale non potrà comunque dare gioia. Alla fine usciremo in silenzio e non sapremo più cosa dirci... potremmo addirittura salutarci stringendoci la mano. Lo so. E' così che sarà. Eppure esco di casa con un sacco pieno di cose bambine e di vecchi ricordi. C'è anche la mia macchinina rossa, certo. Sono fatto così. Non so dire di no.