Il tempo sembra passare. Il mondo accade, gli attimi si svolgono, e tu ti fermi a guardare un ragno attaccato alla ragnatela. C’è una luce nitida, un senso di cose delineate con precisione, strisce di lucentezza liquida sulla baia. In una giornata chiara e luminosa dopo un temporale, quando la più piccola delle foglie cadute è trafitta di consapevolezza, tu sai con maggiore sicurezza chi sei. Nel rumore del vento tra i pini, il mondo viene alla luce, in modo irreversibile, e il ragno resta attaccato alla regnatela agitata dal vento.
“-Dubbio? Cos’è il dubbio?- disse lui. - Il dubbio non esiste. Nessuno dubita più.”
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“Lui sapeva cosa gli avrebbe detto, la prima frase, parola per parola, e non vedeva l’ ora di ascoltarla. Gli sembrava già di sentire il flusso nasale della sua parlata. Gli piaceva anticipare gli eventi. Era la conferma dell’ esistenza di un copione ereditario accessibile a chiunque fosse in grado di decifrarlo.”
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“-Esistono gli zeptosecondi.
-Bene, mi fa piacere.”
“-Ti si legge in faccia, tutto quanto. Ed è raro trovare una faccia così trasparente. Cosa vedo? Qualcosa di indolente, sexy e insaziabile.
-Bene. Benissimo.
-Questa è la donna che sei nella vita. Ti guardo, e sai cosa? Non sono mai stato tanto eccitato dai tempi delle prime notti bollenti di frenesia adolescenziale. Eccitato e confuso. Ti guardo e sento un’ erezione in arrivo proprio quando la situazione non potrebbe essere meno adatta.
-Non può permettersi di diventare duro. Non se lo concederà psicologicamente- disse lei - Sa cosa sta succedendo là dietro.
-Eppure. Giornate come questa. Ti guardo e mi sento elettrico. Dimmi che non lo senti anche tu. Appena ti sei seduta lì, tutta bardata da corsa, una vera tragedia. La tragedia dello jogging giudiaco-cristiano. Tu non sei nata per correre. Io ti vedo. So cosa sei. Sei bagnata e sudata e sciatta. Sei una donna nata per stare legata a una sedia mentre un uomo le dice quanto la trova eccitante.
-Perché non è mai successo niente prima?
-Il sesso ci smaschera. Il sesso vede dentro di noi. Ecco perché è così devastante. Ci spoglia delle apparenze. Vedo una donna seminuda, esausta e bisognosa, accarezzare un bottiglia di plastica stretta tra le cosce. Sono tenuto a considerarla una dirigente e una madre? Lei vede un uomo in una posizione volgare e umiliante. Sbaglio o è proprio lui, con i pantaloni calati e il sedere in aria? Quali domande si fa da quella posizione? Domande importanti, forse. Domande come quelle che ossessionano la scienza. Perché qualcosa e non nulla? Perché musica e non rumore? Belle domande, poco adatte alla sua mortificante situazione. Oppure ha una prospettiva limitata e si concentra solo sulla situazione? Si concentra sul dolore. Si pente di aver abbandonato dignità e orgoglio? O ha un desiderio segreto di umiliazione?- Sorrise a Jane.
-La sua virilità è una finzione? Cosa prova per se stesso odio o amore? Non credo che lo sappia. oppure è qualcosa che cambia da un minuto all’ altro. Oppure la domanda è così implicita in tutto ciò che fa che non riesce a uscirne per rispondere.”
Il tempo sembra passare. Il mondo accade, gli attimi si svolgono, e tu ti fermi a guardare un ragno attaccato alla ragnatela. C’è una luce nitida, un senso di cose delineate con precisione, strisce di lucentezza liquida sulla baia. In una giornata chiara e luminosa dopo un temporale, quando la più piccola delle foglie cadute è trafitta di consapevolezza, tu sai con maggiore sicurezza chi sei. Nel rumore del vento tra i pini, il mondo viene alla luce, in modo irreversibile, e il ragno resta attaccato alla ragnatela agitata dal vento.
“- Giornate come questa. Gli basta schioccare le dita per far divampare una fiammata. Tutti i sensi all’ erta, sintonizzati. E’ facile che accadano cose insolite. Lei lo capisce, sa che non hanno nemmeno bisogno di toccarsi. Ciò che succede a lui sta succedendo anche a lei. Non ha bisogno di scivolare sotto il lettino per succhiargli l’ uccello. Troppo banale per essere interessante. C’è un forte flusso tra loro. Il tono emotivo. Lasciamo che si esprima. Lui la vede nella sua palude e sente un fremito nei muscoli pelvici. Le dice, Dimmi di smetterla e io smetto. Ma non aspetta la risposta. Non c’è tempo. I suoi spermatozoi stanno già scodinzolando. E’ la sua fidanzata e amante e puttana eterna. Lui non deve fare la cosa indicibile che vuole fare. Deve soltanto dirla. Perché entrambi sono al di là di ogni schema di comportamento prestabilito. Deve soltanto pronunciare le parole.
- Pronunciale.
- Voglio fotterti lentamente con quella bottiglia senza togliermi gli occhiali da sole.”
(...)
“L’atrio possedeva la tensione e la suspense di uno spazio torreggiante, e richiedeva un devoto silenzio per essere visto e percepito in modo adeguato, una moschea di passi attutiti e colombi mormoranti nella cupola.”
(...)
“Per uno della tua età, con le tue doti, c’è una sola cosa al mondo degna di interesse professionale e intellettuale. Che cos’è Michael? L’ interazione tra tecnologia e capitale, la loro inseparabilità.”
Al suo genere di matematica ci si avvicinava soltanto per far progredire l'arte in sé. In futuro, certo, ciò che un tempo era stato puro avrebbe forse trovato applicazione. Era chiaro anche a lui che i virginali cerchi di Eudosso avevano portato a un'astronomia più coerente, che le sezioni coniche di Apollonio prefiguravano lo spirito della gravitazione universale. Il mondo aveva i suoi scopi, certo; le idee si potevano far ruotare su piani vantaggiosi. Sondare la disposizione dell'universo fisico non era il suo scopo, ma non per questo reagiva con scetticismo a chi voleva conficcare uncini nella natura. Pensava al caso di Archimede, figlio di astronomo, corpo galleggiante, esperto di leve, corridore nudo, catapultatore, soppesatore di parabole, tattico dell'energia solare, tracciatore di equazioni sulla sabbia e, con le unghie, sul suo stesso corpo unto d'olio d'oliva dopo il bagno, ucciso da romani incapaci di sognare.