Accendere un fiammifero vale infinitamente di più che maledire l’oscurità.
- Don Tonino Bello
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Accendere un fiammifero vale infinitamente di più che maledire l’oscurità.
- Don Tonino Bello
"Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?" Tutto il male del mondo, tutte le guerre, tutte le ingiustizie, tutto ciò che più detestiamo intorno a noi siamo autorizzati a combatterlo solo se lo abbiamo estirpato da dentro di noi. Infatti se non tolgo da me stesso la guerra che mi abita, l'ingiustizia con cui sono venuto a compromessi, il male che assecondo, come posso togliere la guerra fuori di me, l'ingiustizia che vedo, o il male che dico di detestare? A pochi giorni dalla Quaresima il Vangelo ci ricorda che il campo di battaglia siamo innanzitutto noi stessi. E' questo il primo contributo che possiamo dare al cambiamento del mondo. Diversamente da ciò che abbiamo nel cuore trarremo fuori le opportune conseguenze: "L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda".
Luigi Maria Epicoco
«Signore salvami dalla presunzione di sapere tutto. Dall'arroganza di chi non ammette dubbi. Dalla durezza di chi non tollera ritardi. Dal rigore di chi non perdona debolezze. Dall'ipocrisia di chi salva i princìpi e uccide le persone». Don Tonino Bello #citazioni #dontoninobello #digireale (presso Vibonati)
Thank You Papa Francesco for visiting our beautiful Apulia #dontoninobello @caputobetty #welcomeinpuglia #weareinpuglia #dontoninobellosanto (presso Molfetta, Italy)
Legalità e integrazione: studenti andriesi al Senis Hospes di Corato per riscoprirsi simili
Legalità e integrazione: studenti andriesi al Senis Hospes di Corato per riscoprirsi simili #Andria #Corato
Entusiasmo, grande attesa e una contagiosa allegria hanno inondato, ieri mattina, il CPIA di Corato in via De Nicola in cui si sono incontrate culture diverse ma di uguale generazione, unite dalla genuinità dell’età e dal piacere di conoscersi.
Ieri, infatti, alcuni studenti di primo e secondo anno dell’I.I.S.S. “Riccado Lotti – Umberto I” di Andria, accompagnati dalle docenti Rossella Scarnera,…
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Lecce-Italia, 25 novembre 2014. Cantieri Teatrali Koreja. Replica n. 100 de LA GRANDE FORESTA. Nonostante tutto, è sempre emozionante fare spettacolo qui. Sempre bello. Mario ha una cura che non puoi ignorare. C'è una parete con la storia dei Koreja in forma di tavolette di legno. Fa un certo effetto vedere tante volte i Fabrizi. Il pubblico è fitto. Hai un muro di fronte che respira e ondeggia. Casa della mamma di Francesca è a due passi e per le bambine e come mangiare da una nonna. Appena finito lo spettacolo Carolina mi è venuta accanto per chiedermi se ora andavamo a cenare da Teresa. Sabato siamo di nuovo in piazza per Torre Guaceto. C'è da lottare con la sensazione che ti sei svegliato scoprendo che il mondo non lo cambi mica così facilmente. Mi è capitata tra le mani per due volte, per due differenti motivi, una preghiera di Don Tonino Bello. A volte penso che è sul volto che serva una luce nuova. Eccola:
Questa sera, Signore, voglio pregarti ad alta voce. Tanto, all'infuorì di te, non mi sente nessuno. Anche l'ultima coppia di innamorati se né andata infreddolita dalla brezza d'ottobre che viene dal mare. E qui, dietro il muraglione del porto, in questo crepuscolo domenicale, non siamo rimasti che io e te, o Signore. E sotto, queste onde che lambiscono i blocchi di cemento e sembrano chiedermi stupite il perché di tanta improvvisa solitudine. Tricase è alle mie spalle. Davanti solo il mare: un mare senza vele e senza sogni. Domani, Signore, avrò la forza di pregarti per il mare, per questo mare di piombo che mette paura, per questo simbolo opaco del futuro che mi attende. Stasera, invece, voglio pregarti per ciò che mi lascio dietro, per la mia città di Tricase, per questa terraferma tenace, dove fluttuano ancora... le mie vele e i miei sogni. Non ti annoierò con le mie richieste, Signore. Ti chiedo solo tre cose. Per adesso. Dai a questi miei amici e fratelli la forza di osare di più. La capacità di inventarsi. La gioia di prendere il largo. Il fremito di speranze nuove. Il bisogno di sicurezze li ha inchiodati a un mondo vecchio, che si dissolve, così come hai inchiodato me su questo scoglio, stasera, col fardello pesante di tanti ricordi. Dai ad essi, Signore, la volontà decisa di rompere gli ormeggi. Per liberarsi da soggezioni antiche e nuove. La libertà è sempre una lacerazione! Non è dignitoso che, a furia di inchinarsi, si spezzino la schiena per chiedere un lavoro «sicuro». Non è giusto attendersi dall'alto le «certezze» del ventisette del mese. Stimola in tutti, nei giovani in particolare, una creatività più fresca, una fantasia più liberante, e la gioia turbinosa dell'iniziativa che li ponga al riparo da ogni prostituzione. Una seconda cosa ti chiedo, Signore. Fa' provare a questa gente che lascio l'ebbrezza di camminare insieme. Donale una solidarietà nuova, una comunione profonda, una «cospirazione» tenace. Falle sentire che per crescere insieme non basta tirar dall'armadio del passato i ricordi splendidi e fastosi, di un tempo, ma occorre spalancare la finestra del futuro progettando insieme, osando insieme, sacrificandosi insieme. Da soli non si cammina più. Concedile il bisogno di alimentare questa sua coscienza di popolo con l'ascolto della tua parola. Concedi, perciò, a questo popolo, la letizia della domenica, il senso della festa, la gioia dell'incontro. Liberalo dalla noia del rito, dall'usura del cerimoniale, dalla stanchezza delle ripetizioni. Fa' che le sue Messe siano una danza di giovinezza e concerti di campane, una liberazione di speranze prigioniere e canti di chiesa, il disseppellimento di attese comuni interrate nelle caverne dell'anima. Un'ultima implorazione, Signore. È per i poveri. Per i malati, i vecchi, gli esclusi. Per chi ha fame e non ha pane. Ma anche per chi ha pane e non ha fame. Per chi si vede sorpassare da tutti. Per gli sfrattati, gli alcolizzati, le prostitute. Per chi è solo. Per chi è stanco. Per chi ha ammainato le vele. Per chi nasconde sotto il coperchio di un sorriso cisterne di dolore. Libera i credenti, o Signore, dal pensare che basti un gesto di carità a sanare tante sofferenze. Ma libera anche chi non condivide le speranze cristiane dal credere che sia inutile spartire il pane e la tenda, e che basterà cambiare le strutture perché i poveri non ci siano più. Essi li avremo sempre con noi. Sono il segno della nostra povertà di viandanti. Sono il simbolo delle nostre delusioni. Sono il coagulo delle nostre stanchezze. Sono il brandello delle nostre disperazioni. Li avremo sempre con noi, anzi, dentro di noi. Concedi, o Signore, a questo popolo che cammina l'onore di scorgere chi si è fermato lungo la strada e di essere pronto a dargli una mano per rimetterlo in viaggio. Adesso, basta, o Signore: non ti voglio stancare, è già scesa la notte. Ma laggiù, sul mare, ancora senza vele e senza sogni, si è accesa una lampara.