Il testimonial perfetto.
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Il testimonial perfetto.
Quando diciamo, calcando la mano sul disprezzo, “la gente", ci dimentichiamo sempre (o facciamo finta di non saperlo) che noi , tutti noi, nessuno escluso, siamo “la gente" di qualcun altro.
Se c’è una cosa che reputo fondamentale è la gentilezza. Io credo nella gentilezza.
Quindi non mi rompete i coglioni!
Non siete ancora morti
allora perché cazzo vi comportate come tali?
A farsi le seghe mentali, forse, non si diventa ciechi. Ma stupidi, di sicuro.
comunichèscion di servizio
Cari amici, lo so che è sabato e fa buio presto e tutto quello che volete fare è netflix and - variamente declinabile - chill / fuck / eat / sleep, e in effetti pure io (un po’ tutte le varianti, alle quali aggiungo essere ibernata o indotta in coma farmacologico per un mese per potermi finalmente riposare in pace).
Però ecco, stavo pensando che finora non ve lo avevo ancora detto, ma se per caso vi accarezzasse l’ipotesi di informarvi sull’attualità geopolitica e sulla sicurezza internazionale (e soprattutto se vi emozionasse l’idea di imparare una volta per tutte la geografia insieme a quella capra ignorante che è la sottoscritta), qui potete leggere i miei articoli (io come ormai saprete a memoria poverini scrivo nel weekend), ma anche e soprattutto quelli di persone molto più esperte di me.
P.S. È un segretissimo vergognoso, ma storia e geografia sono da sempre state le mie materie spreferite a scuola e io, ovviamente, con grande coerenza e buonsenso ho scelto una carriera internazionale. Vi dico solo che sto prendendo ripetizioni di geografia dall’Uomo e da Edoardo che mi interrogano con la cartina muta di tutto il mondo. Però oh mi raccomando, non andate a spifferarlo in giro ché sono buona e cara ma se esce sta cosa vi gambizzo.
P.P.S. Ah, non c’entra assolutamente niente però volevo anche dire che oggi per pranzo ho mangiato le tagliatelle al tartufo e sono ancora in grazia di dio. Io fossi un dottore le prescriverei proprio come antidoto al malumore: 1 porzione (abbondante) di tagliatelle tartufate al bisogno, in fede, dr. xyyyxsfdfasdaf (su carta lo scarabocchio lo farei meglio).
Il coraggio negli anni duemila (questo sconosciuto).
L’Uomo qualche giorno fa ha detto una piccola grande verità che mi ha dato un po’ da pensare: “ormai le persone non hanno più il coraggio di confrontarsi a tu per tu”. O anche di litigare, se serve; perché no? Non possiamo mica andare sempre tutti d’amore e d’accordo su questa terra. Ma di litigare come si deve. Mandarsi a quel paese, se occorre, e urlare le proprie ragioni finché non si è stanchi e si fa pace, perché in fondo, poi, ci si vuole anche bene. Nell’era digitale si preferisce odiare “in segreto” e serbare rancore di nascosto. Per chat, messaggini, screenshot, tag, gruppini gruppetti e così via. O dietro il velo dell’anonimato, con disimpegno. Tutto pur di non esporsi, di non uscire dal fidato recinto della comfort zone in cui l’altro non può né deve avere diritto di replica o di confronto, dove insomma, non occorre metterci la faccia. Che si abbia il coraggio almeno di dire questo: stiamo a mano a mano diventando una generazione vigliacca, in cui si fa di tutto per evitare la discussione aperta e si imbocca inevitabilmente la via traversa dell’ipocrisia telematica o dell’odio covato per mesi tra bassezze e disprezzo. Sì, perché è chiaro che se il problema non si risolve, diventa più grande. Ormai si arriva a odiarsi per delle piccolezze tali che fa impressione. Cose da nulla che si risolverebbero con una chiacchierata franca e a cuore aperto. Se suddetta chiacchierata non costasse così tanta fatica, non facesse così paura. Quasi che ne vada della dignità di un individuo, a dire (con garbo) qualcosa di sconveniente di persona. Allora è più facile fare la faccia di bronzo, un sorriso ipocrita, un ciao stiracchiato, e poi dietro alimentare il segreto di pulcinella con chi sappiamo che può spalleggiarci. E forse questo modo di fare ammanta chi disprezza e tace in una bambagia di illusoria superiorità. Il “pari e patta” e “volemose bene come prima” semplicemente non è di casa negli anni 2000. E allora preferivo di gran lunga quando il digitale non aveva ancora invaso a questi livelli esorbitanti le nostre vite e se si litigava ci si chiamava, ci si citofonava, ci si incontrava per forza da qualche parte per dare una svolta alla situazione, con un abbraccio o col vaffanculo. Perché poi magari finiva uguale eh, però anche la chiusura era una scelta consapevole, autentica, di due persone - amici, fidanzati, parenti, passanti, chi vi pare - che si guardano negli occhi e si dicono “ti perdono”, “ti chiedo scusa”, “facciamo pace”, “ho sbagliato”, “ricominciamo”. O anche “non ne voglio più sapere di te”, “mi hai deluso”, “basta”, “è finita”. Perché va bene pure quello, se così deve andare. Càpita. Ma che perlomeno si sia presa la briga di spiegare in faccia il perché e il percome. Con onestà. Che si dimostri almeno all’altra persona che vale l’incomodo di alzarsi dal divano. Perché, scusate se lo dico, ma è chi si pulisce la coscienza pigiando il ditino sul touch di un cellulare, a non valere un granché.
COSA NON TI TIRA FUORI DAL CILINDRO LA VECCHIA!
Per capirci, la vecchia è mia madre e il cilindro la cassetta di sicurezza. Ma detto così perde parecchia magia. Se mai ce ne fosse stata.
Di fatto, cambiando banca, cambiano le cassette di sicurezza. E' semplice e decisamente non interessante.
Più interessante è quello che ci trovi dentro, qualcosa di commovente, qualcosa di prezioso, qualcosa che vabbè anche no ma forse ci può stare, dubbio.
Qualcosa che vabbè anche no ma forse ci può stare, dubbio: I miei genitori hanno conservato tutti i denti da latte che ho perso. La tenerezza di questo gesto è estremo, ma lascia con quell'amaro in bocca che non sai bene decidere tra il commentare con un Awwwww cuoricioso o un Ma mamma, che schifo è! piuttosto deciso.
Qualcosa di prezioso: Braccialetti in oro, orecchini in oro, otturazioni in oro(il passato da rapper della vecchia), braccialetti del battesimo che scopri quando sono diventati ormai troppo piccoli per usare(cazzo me li avete regalati a fare allora?!) e robette simpatiche varie con più o meno alto valore, affettivo e non.
QUALCOSA DI COMMUOVENTE Chiaramente le immagini sopra questo testo.
Da sinistra verso destra abbiamo una letterina di auguri alla mamma controfirmata dal papà per presa visione, una lettera per Babbo Natale di quando avevo 7 anni e una lettera, sempre per il Ciccione Scarlatto, successiva ma non datata. Di certo del periodo in cui mi piacevano tanto tanto le penne colorate. E probabilmente era lo stesso periodo in cui avrei dovuto fare l'ingegnere, vista la meticolosità delle istruzioni per preparare un latte-nesquik coi fiocchi. E vista la meticolosità delle istruzioni per preparare un latte-nesquik coi fiocchi, probabilmente pensavo che Panzer Rennato fosse un imbecille decerebrato.
Enjoy!
ps. Vorrei far notare che l' Omino Michelin delle Nevi non mi ha portato nessuno dei regali richiesti. Ma la pagherà. Ah se la pagherai, Vecchio Grasso Pederasta Giudicante!