Per un momento immagino un mondo. Non mi interessano gli altri, le altre. C'è sempre stato abbastanza spazio, per loro. Io invece sono quella che nessuno vede. Anzi, no. So benissimo che qualcun altro saprebbe apprezzarmi per quello che sono veramente. Ma sono qui, ho deciso io di essere qui. E lui...non mi degna di uno sguardo, un tocco. Non mi sfiora nemmeno. Qualche volta, forse, lo fa. Ma subito si mette a rincorrere qualche altra. Conosco tutti i suoi gusti. Vocali aperte, dentali, affricate, talvolta gutturali. Ma io... Ho provato a metterlo davanti ad una scelta. Una biforcazione. Ma niente: mi tiene lì. Sì, mi ha promesso che un giorno ci proverà, che farà qualcosa tutto per me, tutto di me. Però continua a rimandare. Non lo capirebbero. Ha bisogno dei suoi spazi, degli accenti, delle regole. Che non è mica colpa sua se l'alfabeto è fatto così. Questo è l'abc, bellezza. Mi dice. E poi lo vedo andare via, ticchettare veloce da un amplesso all'altro della tastiera. Saprei io che ci vorrebbe: un inglese o un americano anche. Loro sì che sanno come trattare quelle come me. Sempre lì a dire "You. You." "I want you." "I love you". Ma qui non sono altro che una straniera in terra straniera. Certo, potrei vantare le mie origini greche. Dire che una volta sono stata anch'io una vocale! Che a Roma, quando dovevano scrivere 150, era a me che si rivolgevano, con deferenza. Ho sentito il vento caldo sotto le vele fenicie, e le lacrime dure delle cariatidi al riparo del Partenone, e libera danzavo su etrusche labbra. Eppure so che un giorno...lui...Sì, verrà da me. E farà un testo composto solo di me. Y, y, y, y, yyy! E non vi sarà spazio per nessun'altra lettera al mondo. Solo io e te, mio caro. Y. Y. Y. Cardiopoetica