Ci sono concerti che ascolti e poi ci sono concerti che ti ascoltano.
Per anni ho immaginato come sarebbe stato quel momento. Pensavo di conoscere già ogni emozione, ogni brivido.
Pensavo che avrei semplicemente cantato le canzoni che hanno attraversato metà della mia vita con altre persone, godendomi la performance.Mi sbagliavo.
Ricordo tutto ancora perfettamente.
Come fossi lì ancora, invece che seduta al tavolo a lavorare
E ci sono stati due momenti, in mezzo a migliaia di persone, in cui il mondo ha smesso di esistere e la musica ha preso tutto il mio essere.
In entrambi c'eravamo io e un abbraccio silenzioso. Nessuna frase di circostanza, nessun "va tutto bene". Solo due braccia strette intorno a un cuore che, in quel momento, non riusciva più a contenere niente. Le note raccontavano esattamente il punto in cui fa male l'anima ultimamente, e qualcuno ha scelto di restare lì, senza domande, senza chiedere permesso.
Per un'istante o poco più tutte le distanze si sono dissolte ed è rimasta solo musica ed un Sentirsi così fragile ed intimo da fare sparire tutto il resto del mondo attorno.
La canzone sottopelle a contarci i respiri.
Forse è questo che mi porto via da quella sera.
Non solo la musica di una band che aspettavo da una vita.
Ma la possibilità di Sentire, davvero, che pensavo di averla persa nel mezzo della frenesia quotidiana.
Che esistono ancora persone che ti tengono quando crolli e persone che, semplicemente guardandoti negli occhi, ti vedono.
Forse è per questo che alcuni concerti non finiscono quando si accendono le luci.
Perché continuano a suonare dentro di te, molto tempo dopo l'ultima nota.












