Maggio e i tuoi occhi.
Mi è sempre piaciuto il mese di maggio. Le rose, le giornate che si allungano, l’aria che si fa più calda e il cielo che quando è azzurro, ti fa sentire parte dell’immensità. E io mi ci perdo in quel cielo, mentre mi corico in un prato e sento l’erba che mi accarezza i capelli. Respiro. Trattengo dentro tutta l’aria che posso e continuo a guardare su, in alto, dove credo che qualcuno ci sia. In questi giorni duri, pieni di riassunti, esami da fare, cose da sottolineare e poi ricordare, sono lontana dalla città e mi manchi già. Sì, perchè in quell’azzurro, io ci vedo i tuoi occhi. Li ho notati in un buio giorno di ottobre in quelle aule bianche, spoglie, tristi, dell’università. Schivo, solitario e tenebroso ti aggiravi tra i banchi come se fossi in cerca di qualcosa o di qualcuno che nella tua vita mancava. E così, giorno dopo giorno, ho cercato di osservarti per capire cosa avevi dentro. E ci ho visto il mare. Il mare che esce dai tuoi occhi è anche dentro di te, quel mare calmo della sera di inizio settembre, quando tutti se ne tornano in città e invece tu sei ancora lì, ad aspettare che venga buio, con la sappia che si appiccica alle scarpe e il rumore delle onde che ti culla. E io, piccola indifesa, in quel mare mi ci sono tuffata, con l’idea che prima o poi arriverò alla meta, anche se devo combattere contro le onde alte, gli squali e l’acqua salata che mi va negli occhi e mi fa rallentare. Perché quando succede qualcosa non è mai il momento giusto? Perché possiamo essere perfetti ma nel momento sbagliato? Come quel caffè che non abbiamo bevuto o quella sera che non è mai passata. E mi arrabbio con me stessa per tutti gli errori che ho fatto e per non averti detto nulla prima, perché sì, ho scoperto il tuo mare poco tempo fa, quando dopo mesi e mesi mi hai sorriso. Sorridi poco, ma quando lo fai, ti impegni tantissimo. Ma io non ti cancello più. Dai miei occhi, dal mio cuore e dalla mia vita.








