The city of woven Streets – Emmi Itäranta
Cosa rimane quando persino la capacità di sognare (letteralmente) è considerate un crimine? E peggio, quando i tuoi sogni sono incubi per cui potresti essere severamente punito? Vieni marchiato dalla società, esiliato alla House of the Tainted, gli scarti della comunità.
Tendo ad approcciare molto cautamente ogni libro che pretende di appartenere al genere distopico. Prima di tutto perché comparo tutto a 1984. Seconda cosa, ultimamente sono moltissimi gli scrittori di romanzi distopici e non è detto che ciò che viene venduto per moda sia sempre buono, anzi. Ma Emmi Itäranta è finlandese e il libro mi è stato regalato per Natale, quindi per non offendere la zia mi sono avventurata in “The city of woven streets”, letteralmente “La città dalle strade cucite”.
Il titolo è estremamente intrigante e i due temi su cui è costruita la storia sono il sogno e l’isolamento. Questa società non è triste e buia come altri che abbiamo incontrato: è decorata dalle tele intricate create nella House of Weavers, Casa dei Tessitori. In questa distopia, governata dal Consiglio, non è permesso sognare. Sognare equivale a Libertà, il Consiglio non può controllare i pensieri degli isolani e ciò è male per loro e il loro regime. Questa è una premessa molto interessante da parte dell’autrice. Ho visto molti tipi di società totalitarie, ma mai una in cui l’occupazione è così assoluta ed estrema da arrivare all’attività più privata, personale e solitaria dell’essere umano: dormire.
Gli incubi possono essere un’esperienza alquanto scioccante. Anche io ne soffro a volte, come tutti, soprattutto quando sono sotto esame, e a volte penso che le sue tracce potrebbero avvicinare la linea sottile che separa il mondo naturale da quello sovrannaturale. Nel romanzo, la scrittrice sfrutta il vecchio mito nordico dell’incubo, la Mora se avete mai guardato i Moomies. Nell’antichità, la gente pensava fosse un demone che visitava coloro che fossero destinati al diavolo. Ciò che crede il Consiglio in questa storia non è dissimile. Qui, la religione dominante è organizzata attorno a una figura misteriosa chiamata Our Lady of Weaving, Nostra Signora Tessitrice, una combinazione di molte dee dei pantheon europei e una divinità di cui non sapremo mai molto.
Ambientare una comunità distopica all’interno dello spazio ristretto di un’isola rende teso il senso di isolamento. La nebbia che sale dalle acque copre la città e le azioni dei personaggi. Non c’è contatto tra Eliana e suo fratello, eccetto le volte in cui le va a fare visita.
Tutto questo sembra molto interessante e lo è, ma ci sono anche dei difetti. Dopo un po’ la trama diventa noiosa. Tutti i discorsi e i dettagli sui tipi diversi di inchiostro e i loro ingredienti diventano tediosi e rallentano la narrazione. A metà romanzo il libro diventa troppo verboso, con lunghe descrizioni che non offrono niente di nuovo e iniziano a far perdere interesse. Peggio ancora ho iniziato a sentirmi confusa, perdendo contatto con la trama (il che è raro per me!). I personaggi non sono niente di che, onestamente. Eliana è un’eroina simpatica, intelligente, leale, che sviluppa una relazione interessante con Valeria (una presenza piuttosto misteriosa) ma niente di originale.
Non so se è da considerarsi un libro per ragazzi perché non conosco bene la categoria, ma è un libro interessante, anche se non quanto “Memory of Water” della stessa autrice.