[Racconto fantasy a puntate che sto scrivendo per gli amici del circolo letterario. Volevo condividerlo anche con voi, fatemi sapere cosa ne pensate].
Il canto dei monaci veniva trasportato dal vento e giungeva fino al villaggio ai piedi della collina. Si trattava di un villaggio sereno, tranquillo come il fiume che scorrendo pigramente lo attraversava. Per quei contadini, produttori di frumento, vino e olio, la vita dipendeva interamente dal comportamento degli eventi atmosferici. Poiché l’esistenza deriva quasi interamente da elementi che non si possono controllare, impari presto che cosa sia l'umiltà - dicevano le anziane del villaggio - e ben presto capisci il tuo posto nella vita.
È facile capire che in un luogo simile, ogni inusualità fosse fonte di preoccupazione.
- Lo sai anche tu che quella bambina è strana, Giuditta. Dovremmo fare qualcosa a riguardo.
- Ne abbiamo già parlato, - rispose una voce stanca.
- Non abbastanza, evidentemente.
Folco era un bravo mezzadro, precocemente invecchiato a causa delle piccole e monotone abitudini, che era riuscito ad inserire in ogni minimo ambito della sua esistenza. Niente era mai abbastanza prevedibile per i suoi gusti, a meno che tutto non si ripetesse nello stesso identico ordine e intensità ogni singolo giorno. Chiaramente era una di quelle persone che aveva una crisi di nervi per la siccità, per la troppa pioggia, per il vento forte, per gli eventi atmosferici fuori stagione, tutte quelle cose appunto che non poteva controllare e che minavano la ricchezza del raccolto. Per non parlare delle donne, una vera fonte di questioni e problemi a lui totalmente incomprensibili, tant'è vero che se non fosse stato per gli accordi presi dai suoi genitori circa dieci anni prima, non avrebbe avuto né la voglia né la possibilità di prendere moglie. Quando aveva ricevuto dal cielo il dono di una figlia, il suo equilibrio era stato ulteriormente scosso, dato che se nei suoi calcoli a stento c'era il desiderio genuino di diventare padre, men che meno c'era quello di ricevere una femmina, anziché un maschio al quale poter lasciare la gestione della proprietà.
Ma la sua pace era stata messa totalmente a repentaglio nel momento in cui, dopo il suo settimo compleanno, avevano scoperto che oltre ad essere femmina, la creatura era anche molto particolare.
- Non possiamo continuare ad esporci così, dovremmo provare ad allontanarla in qualche modo.
- Non ho alcuna intenzione di buttare fuori casa mia figlia, Folco.
- Nostra figlia, - sottolineò lui – e se non prendiamo alla svelta una decisione tutto il villaggio inizierà ad evitarci, e il signore potrebbe decidere di non spartire più la terra e i proventi con noi.
Giuditta sospirò senza neanche guardarlo in faccia, mentre continuava ad impastare quello che a metà giornata sarebbe stato il loro pane. Gli avrebbe volentieri detto che esagerava come sempre, ma quella frase ormai l'aveva già pronunciata talmente tante volte, che aleggiava tra di loro come un perenne sottinteso.
- Sarà sufficiente stare attenti, come abbiamo sempre fatto in questo ultimo anno, - provò a rispondergli.
- Lo sai che spesso accade contro la sua volontà, e coprire gli episodi in modo che non fossero fonte di guai è stato..., - si fermò e dovette prendere un grande respiro – davvero logorante, per me.
Invece di rispondere la donna fece un verso di gola che era una cosa a metà tra un “vai avanti” ed un “sono perfettamente consapevole di quali e quante cose abbiano il potere di logorarti”. Ma le capacità di Folco non erano abbastanza atte a cogliere entrambi i significati. La discussione quindi andò avanti ancora a lungo. Alla fine l’uomo decise di portare la figlia a lavorare dai monaci come servetta almeno per qualche mese, nella speranza che il contatto con la santità di quegli uomini potesse in qualche modo lavare via le sue stranezze. Aveva intenzione di correre il rischio di spiegar loro che la bambina era particolare e che aveva bisogno senz’altro della Grazia di Dio per guarire.
I monaci normalmente non avrebbero mai accettato che una femmina abitasse tra le mura del monastero, ma quando vennero a sapere le ragioni di quella insolita richiesta, acconsentirono a trattenere presso di loro la bambina per soli tre mesi: scaduto questo tempo, la piccola avrebbe dovuto tornarsene al villaggio, che fosse guarita o meno.
- La gente chiacchiera, - disse l’abate – ma qui sarà al sicuro e la notizia delle sue...particolarità non varcherà le mura di questo monastero.
Presso di loro viveva anche il giovane Bernardino, che aveva undici anni.
Andare con gli uomini è come nutrirsi delle briciole di un piatto che complessivamente non piace, sperando che, almeno quelle, non siano troppo disgustose.
di solito guarda per terra, il passo incerto quando mi viene incontro dopo un lungo periodo di lontananza. entra dalla porta con gli occhi bassi e l'emozione che trasuda dai gesti scattanti: la valigia lasciata cadere sgraziatamente, pesante, un primo abbraccio impacciato e rigido. poi si ferma, respira. è solo allora che i nostri occhi si incontrano per la prima volta dopo tanto tempo. si passa la mano tra i capelli per asciugare il sudore, il respiro è ancora lievemente affannoso come se avesse fatto di corsa. solo dopo la prima ora i muscoli si sciolgono un po', anche se spesso rimane sulla punta dei piedi, soprattutto quando appare concentrato su qualcosa. anche da seduto si appoggia sulle sole punte, flettendo i polpacci. è sempre dai muscoli o dallo sguardo che riconosco se sta bene o se è in arrivo una crisi: in quei momenti tiene gli occhi fissi ed è come assente. si siede e trema un po', con le mani giunte tra le cosce. passa ancora del tempo prima che mi dica sempre, come una formula rituale: sí, sí, ci sono.
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I monaci normalmente non avrebbero mai accettato che una femmina abitasse tra le mura del monastero, ma quando vennero a sapere le ragioni di quella insolita richiesta, acconsentirono a trattenere presso di loro la bambina per soli tre mesi: scaduto questo tempo, la piccola avrebbe dovuto tornarsene al villaggio, che fosse guarita o meno.
-La gente chiacchiera, - disse l’abate – ma qui sarà al sicuro e la notizia delle sue...particolarità non varcherà le mura di questo monastero.
Presso di loro viveva anche il giovane Bernardino, che aveva undici anni. Era stato trovato di fronte al monastero quando aveva meno di un anno, e i monaci l’avevano vestito e nutrito. Quando era stato in grado di reggersi in piedi, era diventato stalliere. Si occupava delle due mucche e dei cinque cavalli. Quegli animali lo sovrastavano di un metro e mezzo, ma lui non aveva mai avuto paura, e per strigliarli si arrampicava su panche e scalette di legno. Era sempre stato curioso: sbirciando i breviari aveva imparato a leggere, e conosceva a memoria tutti i 150 salmi per averli sentiti più e più volte durante la liturgia delle ore. I monaci erano molto affezionati a quel piccolo stalliere così sveglio, e lo trattavano benevolmente.
Una domenica mattina Bernardino passò accanto alla cucina e sentì il profumo delle focaccine al miele d’acacia. Con l’intenzione di prenderne una di nascosto, aprì la porta e controllò se ci fosse qualcuno. La cucina sembrava momentaneamente deserta, perciò cercò di avvicinarsi velocemente al cesto delle focaccine, ma sentì all’improvviso una vocina sottile che si rivolgeva a lui:
- Cosa stai cercando, bambino?
- Sono quasi un uomo, - rispose Bernardino arrossendo a quelle parole.
Si guardava intorno per vedere chi avesse parlato e finalmente notò la bambina appoggiata al muro nell’angolo. Si rigirava la scopa tra le mani e lo fissava. Gli occhi neri e seri, abiti semplici e i capelli pettinati in una lunga treccia. Aveva l’aspetto di chi non si sarebbe lasciato intimorire da niente e nessuno, ma non come sfida perenne ad un mondo ostile, bensì come un tratto di genuina imperturbabilità.
- E tu chi sei? Sei...una femmina.
- Sono Clara, - rispose la bambina appoggiando la scopa - oggi mio padre mi ha portata qui. I signori monaci mi hanno detto: devi spazzare e lavare.
- Perché tuo padre ti ha portata a lavorare qui?
- Perché io sono diventata strana, - rispose lei – e so fare una cosa che non sa fare nessuno.
-Ma che cos’è?
Era ad un passo di distanza da Bernardino, e prima che lui potesse rispondere, aprì mano davanti ai suoi occhi e dal palmo fuoriuscì una sottile fiamma azzurrina. Il bambino fece un balzo indietro per la paura, poi curioso tornò subito verso di lei e fissò da vicino quella fiammella. La toccò con un dito e si accorse che non bruciava. Alzò gli occhi su quelli seri della piccola interlocutrice.
-Non lo so. Nessuno lo sa. Lo so fare e basta, - rispose lei.
-I signori monaci lo sanno?
-Sì, sanno tutto. Per questo sono qui, per guarire.
Nel frattempo la fiammella era ancora lì che danzava sulla sua mano e nei suoi occhi, riflettendo la sua luce sul volto dei due bambini. Sembrava che all'interno dei guizzi di fuoco, ci fossero delle immagini. Una di esse sembrava un magnifico stallone nero, e a cavalcarlo c'era un ragazzo bello e forte, benvestito, con una spada al fianco e un lungo mantello. Bernardino era come paralizzato, mentre lentamente realizzava quello che stava guardando. Il giovane a cavallo girava il mondo bussando a tutte le porte, fino a quando non si scorgeva una porta aprirsi, e una donna gli correva incontro con le lacrime agli occhi per abbracciarlo. Dietro di lei compariva un uomo che allargava le braccia in segno di accoglienza.
-Smettila! - gridò Bernardino, dando un colpo alla sua mano. La fiamma si spense, scomparendo di nuovo nel palmo della bambina, che alzò gli occhi su di lui, senza scomporsi minimamente.
-Quasi tutti non vogliono.
Il ragazzino si vergognava da morire per quelle immagini apparentemente innocenti che erano passate sotto agli occhi di entrambi. Rappresentavano infatti i suoi desideri più intimi, la sua debolezza, ed erano una cosa solo sua, mai condivisa con nessuno, neanche con il più amichevole dei monaci. Si sentì montare dentro una grande rabbia.
-Ora capisco perché tuo padre ti ha lasciata qui, - le gridò dietro mentre la bambina scappava dalla cucina – ora lo capisco!
Clara non si trovò per tutta la giornata. I monaci la cercarono dappertutto, fino a quando non calò il buio e venne ritrovata nella stalla proprio da Bernardino, nascosta tra un tramezzo di legno e un enorme mucchio di paglia.
-Ti hanno cercata per tutto il monastero, pensavano che tu fossi scappata al villaggio. Perché l'hai fatto?
-Perché tu non vuoi essere mio amico, - rispose lei indicandolo. Era davvero molto seria. Si vedeva che aveva pianto, ma cercava di non darlo a vedere.
Bernardino provò a spiegare che non voleva essere suo amico perché lei era davvero troppo strana, ma la reazione della bambina lo mortificò: era evidentemente sul punto di ricominciare a piangere. Quei grandi occhi neri si erano riempiti di lacrime e il suo viso era diventato rosso all’improvviso.
-E va bene, allora, va bene! - capitolò – possiamo essere amici.
L'espressione di lei cambiò subito. Sul viso le spuntò un grandissimo sorriso e uscì fuori dal suo nascondiglio con tutta la gonna piena di pagliuzze.
Da quel giorno i due divennero inseparabili. Quando non erano occupati nei loro incarichi, l'uno nella stalla, l'altra a lavare e pulire, li si poteva vedere al pozzo a prendere acqua insieme, o in sacrestia, dove Bernardino le insegnava a leggere. Passarono dalla diffidenza, all’amicizia incondizionata. Il loro affetto era tale, che tenerli separati nelle reciproche occupazioni per troppi giorni di fila, equivaleva a farli cadere nella tristezza. Giocavano a nascondino nei lunghi corridoi del monastero, cercando di sfuggire a padre Leopoldo che avrebbe dovuto cercare di mantenere quel minimo di pace e decoro all'interno del monastero. Una volta riuscirono anche a spaventare un paio di monaci in ritardo per il vespro, facendo comparire le fiammelle di Clara nel corridoio semibuio. Alcune altre volte, apparentemente in modo del tutto involontario, la bambina aveva di nuovo evocato quelle immagini all’interno delle fiamme, di fronte a dei monaci. Le loro reazioni erano state un misto di vergogna e sconcerto, proprio com’era stato per Bernardino, e quasi tutti se l’erano data a gambe per rinchiudersi nella propria cella.
Padre Agostino, che veniva informato regolarmente di ogni episodio riguardante la bambina, la incontrava tre volte a settimana per benedirla con l’acqua santa e considerare se ci fossero dei miglioramenti nella sua malattia. Ma dopo molte preghiere e molti spruzzi d’acqua, era giunto alla conclusione che quell’anomalia fosse semplicemente una sua caratteristica, così come lo sono il colore degli occhi, la sfumatura della pelle, la forma della bocca. Non aveva la minima intenzione di comunicare questa sua teoria al padre della piccola. L’abate infatti, quando l’aveva incontrato qualche settimana prima, si era reso conto dopo pochi scambi di come l’apertura mentale decisamente non facesse parte della dotazione di doni di cui Iddio l’aveva provvisto. Considerava piuttosto che, allo scadere dei tre mesi, avrebbe riconsegnato la bambina così com’era alla famiglia, spiegando che quella malattia era inguaribile: bisognava solo avere pazienza, e cercare di tenere nascosta la cosa a tutti quanti, per evitare problemi. Voleva suggerire inoltre alla famigliola di traslocare altrove, in un posto se possibile più ritirato, in modo che gli episodi potenzialmente pericolosi fossero circoscritti.
Avvenne però che quando arrivò la data prevista per la partenza di Clara dal monastero, il mezzadro non fosse affatto contento di quelle notizie e di quei suggerimenti.
-Io devo coltivare le terre del conte, siamo legati a questo villaggio! Se ce ne andremo da qui, come mangeremo? Chi ci darà protezione? È assurdo che con tutte le vostre preghiere non siate riusciti a sradicare quella piaga!
I due bambini ascoltavano quei discorsi nascosti nel corridoio accanto alla foresteria.
L’abate iniziò a rispondere con la massima calma, ma venne interrotto dalle grida di Folco:
-Se quella creatura ha ancora il maleficio addosso, io non la rivoglio in casa mia! Che rimanga qui al monastero!
L’abate rispose che non era possibile, ma la discussione si protrasse a lungo, fino a quando i monaci non ebbero finalmente riconsegnato la bambina a suo padre, e non furono riusciti ad accompagnare entrambi al portone. Clara guardandosi alle spalle, vide per un istante Bernardino che la fissava con le lacrime agli occhi, poi si sentì strattonare per il braccio e apostrofare in malo modo, e tornò a guardare avanti. Il monastero sparì, inghiottito dal boschetto che lo circondava, e con esso il suo migliore amico.
Quella notte, Folco si alzò dal letto cercando di non svegliare la moglie. La luce della luna si faceva spazio accanto ai bordi delle tende. Dopo aver svegliato Clara e averla fatta vestire, sellò il mulo e si allontanò con lei verso il lato opposto del villaggio. Superarono la piccola chiesa, il cimitero, e continuarono fino a quando ebbero varcato il limitare del bosco. La bambina provò più volte a chiedere dove stessero andando, ma venne zittita senza ricevere risposta. L’uomo voleva essere certo di risolvere i suoi problemi una volta per tutte, perciò si arrischiò all’interno del bosco per almeno un paio di miglia, poi fece scendere la bambina a terra. Lei aveva capito fin da subito quello che l’aspettava. Non pianse e non gridò, in qualche modo si rendeva conto che era completamente inutile. Con un filo di voce riuscì solo a dire:
-Padre, voi non mi volete bene?
La figura controluce di suo padre rimase esitante per un solo attimo, dopodiché il mulo si girò nella direzione opposta e sparì rapidamente alla vista.
i pettini li tengo tutti, progressivamente, e parlo di progressione perché sono inevitabilmente rotti, coi denti mancanti dal violento pettinare e districare sotto la doccia. sembrano piccoli scheletri di creature diverse, come diverse sono le forme e i colori che li contraddistinguono. si potrebbe analizzare la precisa combinazione dei denti superstiti, che in qualche modo configura il momento esatto che decreta la necessità d'acquisto di un pettine nuovo. insomma, è la combinazione della morte del pettine. (ma in qualche modo si sa che i pettini non muoiono mai, che ancora e ancora riportano alla mente quei lontani giorni eccetra eccetra)