Ieri ho scritto tutto il giorno: il racconto di "Piccola Fiamma", creato per svolgere un esercizio del circolo letterario, è terminato. Ho aggiunto pian piano tutte le puntate sul blog🔥
Per chi volesse dare un'occhiata:
Puntata 1
Puntata 2
Puntata 3
Puntata 4
Puntata 5
Puntata 6 -Finale
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Se vuoi leggere qualche altro racconto scritto da me, cerca all'hashtag #racconto
Clara aveva passato tutta la notte a pensare a come dire la verità senza dire tutta la verità. Era una pericolosa possibilità che non le era neanche balenata per la mente, quando si era buttata in quell'incarico. In quel momento tutta la sala si era zittita. Non si sentiva un fiato, c'era un silenzio quasi perfetto.
-Mio signore, vostra moglie sta morendo di nostalgia.
La parola giusta sarebbe stata “rimorso”.
-Nostalgia? Come sarebbe?
La signora alzò gli occhi. Il pallore del suo viso aveva lasciato il posto ad una vampa improvvisa.
-Ella desidererebbe poter rivedere almeno una volta sua sorella e anche suo nipote, che non ha mai conosciuto.
Nella sala si diffuse un mormorio crescente. Tutto il palazzo sapeva bene di cosa si stava parlando, ma era una storia che nessuno si sarebbe permesso di ripetere ad alta voce.
-Come osi nominare quella donna davanti ai miei occhi? - tuonò il signore, alzandosi di scatto con gli occhi che saettavano – sei venuto a burlarti di noi? A gettare il ridicolo e il disonore tra queste mura? Cosa ti fa pensare di poter venire qua nella mia casa, di fronte a me, a parlare di questi eventi del passato?
Clara si era inchinata fino a terra e stava morendo di paura.
-La vostra signora sa che dico il vero, - rispose con tutta la voce che le era rimasta.
Lui non poté fare a meno di voltarsi verso la donna, che in quel momento stava tremando visibilmente e aveva le lacrime agli occhi. Prima che il signore potesse interrogarla, la ragazza aggiunse velocemente:
-Mia signora, so che nel vostro animo temete che vostra sorella sia morta di stenti da lungo tempo, ma non è così. Lenora è ancora viva, e si trova non molto lontana da qui.
A quel punto la signora scoppiò in pianto davanti a tutto il palazzo. Il signore non sapeva più che cosa dire, non riusciva a capire se quel ragazzino avesse indovinato i desideri di sua moglie, o se semplicemente la stesse sconvolgendo con le sue parole così ardite e irrispettose. Ma Clara non aveva ancora finito, e si permise di alzare la testa e guardare la donna dritta negli occhi:
-Il vostro cuore, mia signora, vi aveva da tempo suggerito che vostro nipote potesse essere stato dato alla luce, e che senza saperlo fosse tornato sotto al vostro tetto. Il volto di un giovane uomo vi ha posto proprio di fronte a questo interrogativo, ma il pensiero di illudervi vi ha recato tristezza. Sono qui per dirvi che non vi eravate sbagliata: quell'uomo, il figlio di vostra sorella, si trova proprio qua, in questa stanza.
-Basta, ragazzino, hai colmato la misura! - gridò il signore, vedendo lo sconvolgimento di sua moglie, - se dirai ancora una sola parola, ti farò impiccare!
Clara si alzò in piedi a fatica, le gambe che tremavano, la voce rotta, e indicò con il dito in mezzo alla folla che riempiva la grande sala:
-È lui!
Il clamore aumentò, mentre alcuni servitori si scostavano per vedere chi fosse la persona indicata. Ed ecco che proprio in quel punto, accanto a una delle grandi colonne di pietra, c'erano alcune guardie del palazzo, incaricate di sorvegliare la sala quando i signori presenziavano. Tra di esse c'era un giovane di circa vent'anni: era Bernardino.
La signora trattenne il braccio di suo marito, e si alzò in piedi. Il silenzio calò di nuovo nel salone, all'improvviso. La donna scese i gradini, mentre la folla si scostava per lasciarla passare, fino a quando non fu arrivata davanti alla giovane guardia. Il ragazzo era davvero confuso, non aveva idea di cosa stesse succedendo e di cosa significassero quei discorsi. La signora alzò una mano e gli sfiorò la guancia.
-Dunque fin dal primo giorno non mi ero ingannata, - mormorò con le lacrime agli occhi – tu sei davvero il figlio della mia povera sorella. La rivedo in te.
Bernardino si inginocchiò immediatamente e balbettò:
-Mia signora, non ho mai conosciuto i miei genitori...sono stato allevato dai monaci del villaggio a sud.
-Non ha potuto allevarti da sola, per questo ti ha lasciato là, - disse la donna a mezza voce – non poteva darti un futuro, nella sua condizione.
Il ragazzo era esterrefatto, stava sudando e non sapeva dove guardare: era davvero il nipote dei signori della città? E sua madre era là fuori da qualche parte, aveva capito bene? Sembrava impossibile che stesse accadendo davvero.
Clara osservava la scena dal centro della sala, ma all'improvviso la vista le si appannò, si sentì mancare e cadde a terra, svenuta.
Nel momento in cui riaprì gli occhi, era passato un giorno intero. Quando riuscì a vedere bene quel che aveva attorno a sé, trovò seduta accanto al letto la signora del palazzo che la osservava con volto serio, ma disteso. Appena si rese conto che Clara si era risvegliata, ordinò che le fosse portata dell'acqua, poi fece uscire tutta la servitù dalla camera. Quando prese il bicchiere in mano, Clara si accorse di non indossare più i suoi vecchi vestiti maschili, bensì una tunica di lino bianco, e capì che il suo travestimento era stato certamente scoperto. Alzò subito lo sguardo sulla signora del palazzo, che si era spostata accanto alla finestra.
-Non parleremo del vostro inganno, - le disse la donna come prima cosa – è evidente che non avreste mai potuto arrivare fin qui, presentandovi semplicemente come la giovane fanciulla che siete.
Clara non rispose, ma rimase ad osservarla in silenzio, domandandosi dove quindi volesse portare il discorso. La donna non riusciva a stare ferma, si muoveva lungo la stanza con movimenti aggraziati, ma che tradivano il suo nervosismo. Finalmente prese coraggio e parlò:
-Sono consapevole che sapete tutta la verità, - le disse a mezza voce – ho riconosciuto il modo in cui fate uso delle vostre arti, sono le stesse di Lenora.
Clara era perfettamente a conoscenza del trattamento riservato a quelli come lei, e si spaventò molto nel sentire quelle parole.
-Mia signora... - provò a dire qualcosa, ma le mancò la voce.
-Vi ringrazio per non aver detto tutto ciò che sapete. E ho intenzione di tentare di rimediare a tutti i miei sbagli del passato. Sono stata folle nelle mie azioni, e mia sorella ha rischiato di andare incontro alla disperazione e alla morte, a causa mia. Farò tutto ciò che posso per ottenere il suo perdono.
La ragazza si concesse di respirare di nuovo, e la signora sorrise. Era la prima volta che Clara vedeva un sorriso sul suo volto, e quello era davvero il primo dopo tanti anni.
-Se non fosse stato per il vostro strano dono, - le disse senza guardarla negli occhi, - non avrei avuto nessuna possibilità di scoprire com'erano andate le cose, né di rivedere mia sorella Lenora. Non posso fare altro che ringraziarvi.
Si alzò e si diresse verso la porta.
-Anche mio nipote vuole ringraziarvi personalmente, - aggiunse poco prima di sparire.
Clara cambiò colore e si tirò su a sedere sul letto, poi si stese di nuovo, tirando le coperte fino al naso. Bernardino entrò dopo qualche minuto, e si chiuse la porta alle spalle. Inizialmente rimase vicino alla porta e non si avvicinò.
-Non avevo idea di chi tu fossi, - disse subito, – non avevo avuto occasione di guardarti da vicino, quando hai offerto i tuoi servizi al mio signore. Ma in ogni caso con quel travestimento non avrei mai sospettato che fossi tu.
Si mise accanto al letto, a poca distanza da lei. Clara poté osservarlo, finalmente. Era davvero lui, gli occhi erano di quel bambino che le era entrato nel cuore dieci anni prima. Solo in quel momento, dopo tanti anni passati con Lenora, riuscì a rendersi conto della somiglianza. I loro volti avevano la stessa dolcezza, tratti distesi che rivelavano un animo gentile. Non indossava più l'armatura, ma abiti adatti al palazzo.
-Ieri sera ho chiesto di poterti vedere in faccia, mentre dormivi. E ho capito chi sei.
Clara non sapeva proprio cosa dire. Le venne spontaneo scoprirsi il viso, e si lasciò guardare. Non c'era ragione di continuare a nascondersi.
-Bernardino, io non...ho scoperto tutto solo ieri notte. Non avevo idea che tu fossi qui. Ho passato tutti questi anni con tua madre, senza sapere chi fosse realmente...e sono così felice di rivederti.
Il ragazzo ignorando usanze, etichetta e buon costume, si sporse sul letto e la baciò, poi affondò il viso accanto al suo.
-Ho tanto sperato di rivederti, Clara – bisbigliò – quando tuo padre ti portò via dal monastero, il mio cuore si è fatto pesante. Quando uscii da là per la prima volta, scesi al villaggio a cercarti, ma nessuno sapeva più niente di te da anni. Pensavo che non ci saremmo incontrati mai più.
Clara non aveva parole, ma capì che andava benissimo così. Si godette in silenzio la presenza di Bernardino, che sognava da anni. Sapeva che da quel momento in avanti, tutto quanto sarebbe andato al giusto posto: i torti sarebbero stati risanati, lo strano dono del fuoco fatuo non sarebbe più stato considerato una malattia, coloro che si amavano d'ora in poi non avrebbero più dovuto restare separati.
[Racconto fantasy a puntate che sto scrivendo per gli amici del circolo letterario. Volevo condividerlo anche con voi, fatemi sapere cosa ne pensate].
Il canto dei monaci veniva trasportato dal vento e giungeva fino al villaggio ai piedi della collina. Si trattava di un villaggio sereno, tranquillo come il fiume che scorrendo pigramente lo attraversava. Per quei contadini, produttori di frumento, vino e olio, la vita dipendeva interamente dal comportamento degli eventi atmosferici. Poiché l’esistenza deriva quasi interamente da elementi che non si possono controllare, impari presto che cosa sia l'umiltà - dicevano le anziane del villaggio - e ben presto capisci il tuo posto nella vita.
È facile capire che in un luogo simile, ogni inusualità fosse fonte di preoccupazione.
- Lo sai anche tu che quella bambina è strana, Giuditta. Dovremmo fare qualcosa a riguardo.
- Ne abbiamo già parlato, - rispose una voce stanca.
- Non abbastanza, evidentemente.
Folco era un bravo mezzadro, precocemente invecchiato a causa delle piccole e monotone abitudini, che era riuscito ad inserire in ogni minimo ambito della sua esistenza. Niente era mai abbastanza prevedibile per i suoi gusti, a meno che tutto non si ripetesse nello stesso identico ordine e intensità ogni singolo giorno. Chiaramente era una di quelle persone che aveva una crisi di nervi per la siccità, per la troppa pioggia, per il vento forte, per gli eventi atmosferici fuori stagione, tutte quelle cose appunto che non poteva controllare e che minavano la ricchezza del raccolto. Per non parlare delle donne, una vera fonte di questioni e problemi a lui totalmente incomprensibili, tant'è vero che se non fosse stato per gli accordi presi dai suoi genitori circa dieci anni prima, non avrebbe avuto né la voglia né la possibilità di prendere moglie. Quando aveva ricevuto dal cielo il dono di una figlia, il suo equilibrio era stato ulteriormente scosso, dato che se nei suoi calcoli a stento c'era il desiderio genuino di diventare padre, men che meno c'era quello di ricevere una femmina, anziché un maschio al quale poter lasciare la gestione della proprietà.
Ma la sua pace era stata messa totalmente a repentaglio nel momento in cui, dopo il suo settimo compleanno, avevano scoperto che oltre ad essere femmina, la creatura era anche molto particolare.
- Non possiamo continuare ad esporci così, dovremmo provare ad allontanarla in qualche modo.
- Non ho alcuna intenzione di buttare fuori casa mia figlia, Folco.
- Nostra figlia, - sottolineò lui – e se non prendiamo alla svelta una decisione tutto il villaggio inizierà ad evitarci, e il signore potrebbe decidere di non spartire più la terra e i proventi con noi.
Giuditta sospirò senza neanche guardarlo in faccia, mentre continuava ad impastare quello che a metà giornata sarebbe stato il loro pane. Gli avrebbe volentieri detto che esagerava come sempre, ma quella frase ormai l'aveva già pronunciata talmente tante volte, che aleggiava tra di loro come un perenne sottinteso.
- Sarà sufficiente stare attenti, come abbiamo sempre fatto in questo ultimo anno, - provò a rispondergli.
- Lo sai che spesso accade contro la sua volontà, e coprire gli episodi in modo che non fossero fonte di guai è stato..., - si fermò e dovette prendere un grande respiro – davvero logorante, per me.
Invece di rispondere la donna fece un verso di gola che era una cosa a metà tra un “vai avanti” ed un “sono perfettamente consapevole di quali e quante cose abbiano il potere di logorarti”. Ma le capacità di Folco non erano abbastanza atte a cogliere entrambi i significati. La discussione quindi andò avanti ancora a lungo. Alla fine l’uomo decise di portare la figlia a lavorare dai monaci come servetta almeno per qualche mese, nella speranza che il contatto con la santità di quegli uomini potesse in qualche modo lavare via le sue stranezze. Aveva intenzione di correre il rischio di spiegar loro che la bambina era particolare e che aveva bisogno senz’altro della Grazia di Dio per guarire.
I monaci normalmente non avrebbero mai accettato che una femmina abitasse tra le mura del monastero, ma quando vennero a sapere le ragioni di quella insolita richiesta, acconsentirono a trattenere presso di loro la bambina per soli tre mesi: scaduto questo tempo, la piccola avrebbe dovuto tornarsene al villaggio, che fosse guarita o meno.
- La gente chiacchiera, - disse l’abate – ma qui sarà al sicuro e la notizia delle sue...particolarità non varcherà le mura di questo monastero.
Presso di loro viveva anche il giovane Bernardino, che aveva undici anni.
I monaci normalmente non avrebbero mai accettato che una femmina abitasse tra le mura del monastero, ma quando vennero a sapere le ragioni di quella insolita richiesta, acconsentirono a trattenere presso di loro la bambina per soli tre mesi: scaduto questo tempo, la piccola avrebbe dovuto tornarsene al villaggio, che fosse guarita o meno.
-La gente chiacchiera, - disse l’abate – ma qui sarà al sicuro e la notizia delle sue...particolarità non varcherà le mura di questo monastero.
Presso di loro viveva anche il giovane Bernardino, che aveva undici anni. Era stato trovato di fronte al monastero quando aveva meno di un anno, e i monaci l’avevano vestito e nutrito. Quando era stato in grado di reggersi in piedi, era diventato stalliere. Si occupava delle due mucche e dei cinque cavalli. Quegli animali lo sovrastavano di un metro e mezzo, ma lui non aveva mai avuto paura, e per strigliarli si arrampicava su panche e scalette di legno. Era sempre stato curioso: sbirciando i breviari aveva imparato a leggere, e conosceva a memoria tutti i 150 salmi per averli sentiti più e più volte durante la liturgia delle ore. I monaci erano molto affezionati a quel piccolo stalliere così sveglio, e lo trattavano benevolmente.
Una domenica mattina Bernardino passò accanto alla cucina e sentì il profumo delle focaccine al miele d’acacia. Con l’intenzione di prenderne una di nascosto, aprì la porta e controllò se ci fosse qualcuno. La cucina sembrava momentaneamente deserta, perciò cercò di avvicinarsi velocemente al cesto delle focaccine, ma sentì all’improvviso una vocina sottile che si rivolgeva a lui:
- Cosa stai cercando, bambino?
- Sono quasi un uomo, - rispose Bernardino arrossendo a quelle parole.
Si guardava intorno per vedere chi avesse parlato e finalmente notò la bambina appoggiata al muro nell’angolo. Si rigirava la scopa tra le mani e lo fissava. Gli occhi neri e seri, abiti semplici e i capelli pettinati in una lunga treccia. Aveva l’aspetto di chi non si sarebbe lasciato intimorire da niente e nessuno, ma non come sfida perenne ad un mondo ostile, bensì come un tratto di genuina imperturbabilità.
- E tu chi sei? Sei...una femmina.
- Sono Clara, - rispose la bambina appoggiando la scopa - oggi mio padre mi ha portata qui. I signori monaci mi hanno detto: devi spazzare e lavare.
- Perché tuo padre ti ha portata a lavorare qui?
- Perché io sono diventata strana, - rispose lei – e so fare una cosa che non sa fare nessuno.
-Ma che cos’è?
Era ad un passo di distanza da Bernardino, e prima che lui potesse rispondere, aprì mano davanti ai suoi occhi e dal palmo fuoriuscì una sottile fiamma azzurrina. Il bambino fece un balzo indietro per la paura, poi curioso tornò subito verso di lei e fissò da vicino quella fiammella. La toccò con un dito e si accorse che non bruciava. Alzò gli occhi su quelli seri della piccola interlocutrice.
-Non lo so. Nessuno lo sa. Lo so fare e basta, - rispose lei.
-I signori monaci lo sanno?
-Sì, sanno tutto. Per questo sono qui, per guarire.
Nel frattempo la fiammella era ancora lì che danzava sulla sua mano e nei suoi occhi, riflettendo la sua luce sul volto dei due bambini. Sembrava che all'interno dei guizzi di fuoco, ci fossero delle immagini. Una di esse sembrava un magnifico stallone nero, e a cavalcarlo c'era un ragazzo bello e forte, benvestito, con una spada al fianco e un lungo mantello. Bernardino era come paralizzato, mentre lentamente realizzava quello che stava guardando. Il giovane a cavallo girava il mondo bussando a tutte le porte, fino a quando non si scorgeva una porta aprirsi, e una donna gli correva incontro con le lacrime agli occhi per abbracciarlo. Dietro di lei compariva un uomo che allargava le braccia in segno di accoglienza.
-Smettila! - gridò Bernardino, dando un colpo alla sua mano. La fiamma si spense, scomparendo di nuovo nel palmo della bambina, che alzò gli occhi su di lui, senza scomporsi minimamente.
-Quasi tutti non vogliono.
Il ragazzino si vergognava da morire per quelle immagini apparentemente innocenti che erano passate sotto agli occhi di entrambi. Rappresentavano infatti i suoi desideri più intimi, la sua debolezza, ed erano una cosa solo sua, mai condivisa con nessuno, neanche con il più amichevole dei monaci. Si sentì montare dentro una grande rabbia.
-Ora capisco perché tuo padre ti ha lasciata qui, - le gridò dietro mentre la bambina scappava dalla cucina – ora lo capisco!
Clara non si trovò per tutta la giornata. I monaci la cercarono dappertutto, fino a quando non calò il buio e venne ritrovata nella stalla proprio da Bernardino, nascosta tra un tramezzo di legno e un enorme mucchio di paglia.
-Ti hanno cercata per tutto il monastero, pensavano che tu fossi scappata al villaggio. Perché l'hai fatto?
-Perché tu non vuoi essere mio amico, - rispose lei indicandolo. Era davvero molto seria. Si vedeva che aveva pianto, ma cercava di non darlo a vedere.
Bernardino provò a spiegare che non voleva essere suo amico perché lei era davvero troppo strana, ma la reazione della bambina lo mortificò: era evidentemente sul punto di ricominciare a piangere. Quei grandi occhi neri si erano riempiti di lacrime e il suo viso era diventato rosso all’improvviso.
-E va bene, allora, va bene! - capitolò – possiamo essere amici.
L'espressione di lei cambiò subito. Sul viso le spuntò un grandissimo sorriso e uscì fuori dal suo nascondiglio con tutta la gonna piena di pagliuzze.
Da quel giorno i due divennero inseparabili. Quando non erano occupati nei loro incarichi, l'uno nella stalla, l'altra a lavare e pulire, li si poteva vedere al pozzo a prendere acqua insieme, o in sacrestia, dove Bernardino le insegnava a leggere. Passarono dalla diffidenza, all’amicizia incondizionata. Il loro affetto era tale, che tenerli separati nelle reciproche occupazioni per troppi giorni di fila, equivaleva a farli cadere nella tristezza. Giocavano a nascondino nei lunghi corridoi del monastero, cercando di sfuggire a padre Leopoldo che avrebbe dovuto cercare di mantenere quel minimo di pace e decoro all'interno del monastero. Una volta riuscirono anche a spaventare un paio di monaci in ritardo per il vespro, facendo comparire le fiammelle di Clara nel corridoio semibuio. Alcune altre volte, apparentemente in modo del tutto involontario, la bambina aveva di nuovo evocato quelle immagini all’interno delle fiamme, di fronte a dei monaci. Le loro reazioni erano state un misto di vergogna e sconcerto, proprio com’era stato per Bernardino, e quasi tutti se l’erano data a gambe per rinchiudersi nella propria cella.
Padre Agostino, che veniva informato regolarmente di ogni episodio riguardante la bambina, la incontrava tre volte a settimana per benedirla con l’acqua santa e considerare se ci fossero dei miglioramenti nella sua malattia. Ma dopo molte preghiere e molti spruzzi d’acqua, era giunto alla conclusione che quell’anomalia fosse semplicemente una sua caratteristica, così come lo sono il colore degli occhi, la sfumatura della pelle, la forma della bocca. Non aveva la minima intenzione di comunicare questa sua teoria al padre della piccola. L’abate infatti, quando l’aveva incontrato qualche settimana prima, si era reso conto dopo pochi scambi di come l’apertura mentale decisamente non facesse parte della dotazione di doni di cui Iddio l’aveva provvisto. Considerava piuttosto che, allo scadere dei tre mesi, avrebbe riconsegnato la bambina così com’era alla famiglia, spiegando che quella malattia era inguaribile: bisognava solo avere pazienza, e cercare di tenere nascosta la cosa a tutti quanti, per evitare problemi. Voleva suggerire inoltre alla famigliola di traslocare altrove, in un posto se possibile più ritirato, in modo che gli episodi potenzialmente pericolosi fossero circoscritti.
Avvenne però che quando arrivò la data prevista per la partenza di Clara dal monastero, il mezzadro non fosse affatto contento di quelle notizie e di quei suggerimenti.
-Io devo coltivare le terre del conte, siamo legati a questo villaggio! Se ce ne andremo da qui, come mangeremo? Chi ci darà protezione? È assurdo che con tutte le vostre preghiere non siate riusciti a sradicare quella piaga!
I due bambini ascoltavano quei discorsi nascosti nel corridoio accanto alla foresteria.
L’abate iniziò a rispondere con la massima calma, ma venne interrotto dalle grida di Folco:
-Se quella creatura ha ancora il maleficio addosso, io non la rivoglio in casa mia! Che rimanga qui al monastero!
L’abate rispose che non era possibile, ma la discussione si protrasse a lungo, fino a quando i monaci non ebbero finalmente riconsegnato la bambina a suo padre, e non furono riusciti ad accompagnare entrambi al portone. Clara guardandosi alle spalle, vide per un istante Bernardino che la fissava con le lacrime agli occhi, poi si sentì strattonare per il braccio e apostrofare in malo modo, e tornò a guardare avanti. Il monastero sparì, inghiottito dal boschetto che lo circondava, e con esso il suo migliore amico.
Quella notte, Folco si alzò dal letto cercando di non svegliare la moglie. La luce della luna si faceva spazio accanto ai bordi delle tende. Dopo aver svegliato Clara e averla fatta vestire, sellò il mulo e si allontanò con lei verso il lato opposto del villaggio. Superarono la piccola chiesa, il cimitero, e continuarono fino a quando ebbero varcato il limitare del bosco. La bambina provò più volte a chiedere dove stessero andando, ma venne zittita senza ricevere risposta. L’uomo voleva essere certo di risolvere i suoi problemi una volta per tutte, perciò si arrischiò all’interno del bosco per almeno un paio di miglia, poi fece scendere la bambina a terra. Lei aveva capito fin da subito quello che l’aspettava. Non pianse e non gridò, in qualche modo si rendeva conto che era completamente inutile. Con un filo di voce riuscì solo a dire:
-Padre, voi non mi volete bene?
La figura controluce di suo padre rimase esitante per un solo attimo, dopodiché il mulo si girò nella direzione opposta e sparì rapidamente alla vista.