Bisexuality in the Ancient World by Eva Cantarella
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Bisexuality in the Ancient World by Eva Cantarella
Nascere, vivere e morire a
Pompei
Eva Cantarella, Luciana Jacobelli
Electa, Milano 2011, 232 pagine, ISBN 9788837075378
euro 80,00
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Pompei come non era mai stata raccontata prima: un viaggio attraverso la vita e la morte di una delle più straordinarie città dell'antichità. Due illustri firme, Eva Cantarella e Luciana Jacobelli, per uno dei siti archeologici più visitati al mondo. Quando nel 79 d.C. il Vesuvio si risvegliò dal suo sonno ricoprendo di cenere e lapilli tutta l’area circostante, portò via con sé le storie di migliaia di donne e uomini, che rimasero sepolte per centinaia di anni. Il volume ricostruisce attraverso un ricchissimo corredo iconografico la vita quotidiana fino al momento dell’eruzione: viene finalmente svelato cosa significava nascere, vivere e morire in una città romana dell’epoca. Sono illustrati i momenti fondamentali e la stessa vita di ogni giorno: dal parto all’educazione scolastica, dal matrimonio al ruolo della donna, dall’attività dei mercati e delle botteghe allo stile degli edifici, dalla giurisdizione agli spettacoli teatrali, dalla religiosità all’erotismo, dall’ideale del carpe diem ai riti funebri. Edifici, bassorilievi, sculture, mosaici, pitture, oggetti di uso comune e gioielli testimoniano ancora oggi di una civiltà estremamente evoluta, che non a caso affascinò tutti i posteri, dall’epoca della sua riscoperta nel XVIII secolo fino ai giorni nostri. Due illustri firme, Eva Cantarella e Luciana Jacobelli, garantiscono un taglio di grande approfondimento, in grado di catturare l’interesse sia degli esperti sia dei curiosi e una Pompei come non era mai stata raccontata prima: un viaggio attraverso la vita e la morte di una delle più straordinarie città dell’antichità.
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Legittima difesa
Una norma delle Dodici Tavole stabiliva che, se qualcuno avesse ucciso un ladro sorpreso a rubare di notte, l’uccisione di questi fosse legittima: “si nox furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto”. [...] Il rubare nottetempo, dunque, era considerato indice di un atteggiamento particolarmente antisociale: e questa antisocialità giustificava l’esercizio immediato della forza fisica. Ma in alcuni casi anche chi rubava di giorno (detto fur diurnus, in contrapposizione al fur nocturnus) poteva essere ucciso: più precisamente, poteva essere ucciso qualora, scoperto in flagrante, si difendesse ricorrendo alle armi. Così stabiliva, infatti, un’altra norma decemvirale, che peraltro, in questo caso (a differenza che nel caso del “ladro notturno”), sottoponeva la legittimità della reazione omicida a una condizione: chi sorprendeva il ladro doveva plorare, vale a dire, doveva “chiamare a gran voce” i vicini perché lo aiutassero e, soprattutto, perché testimoniassero che il ladro scoperto sul fatto si era difeso con le armi.
Ma attenzione: come emerge chiaramente dal dettato legislativo e come specifica Cicerone, il semplice fatto che il ladro fosse armato non giustificava la sua uccisione. Perché questa fosse giustificata, egli doveva far ricorso a un’arma, indicata dalla legge come una “freccia”. “Telum”, dice infatti Gaio nel suo commento alle Dodici Tavole, era l’arma lanciata da un arco: ma ora, egli aggiunge, la parola indica qualunque arma lanciata con la mano.
Nel caso del fur nocturnus, insomma, la norma che autorizzava la vendetta, trasformandola in pena cittadina, era determinata, come abbiamo visto, dall’impossibilità di tollerare un atteggiamento considerato di particolare antisocialità. Nel caso del ladro che si difende con le armi, invece, essa era dettata dalla necessità di tutelare il derubato da un pericolo reale e concreto. Evidentemente, in materia di furto, la civitas tendeva a restringere con un certo rigore l’uso della vendetta. E, con il passare del tempo, le restrizioni andarono aumentando.
Con riferimento al furto notturno, infatti, leggiamo in un passio di Gaio che l’uccisione del ladro era consentita solo se il derubato aveva “testificato con clamore”, vale a dire se aveva chiamato a gran voce dei testimoni. Ma gli altri testi in nostro possesso richiedono questa formalità solo per la messa a morte del ladro che si difende a mano armata. Evidentemente, dunque, siamo di fronte a una restrizione del diritto di uccidere, successiva alle Dodici tavole. E una restrizione successiva (questa volta, del diritto di uccidere il ladro che fa uso delle armi) risulta da due frammenti di Ulpiano, secondo i quali l’impunità per l’uccisione era subordinata all’impossibilità di risparmiare il ladro senza correre serio pericolo.
da E. Cantarella, I supplizi capitali
Cronologia sinottica: XII tavole, V sec. a.C. Gaio e Ulpiano, giuristi sec. I e II d.C. Bonafede, Salvini et al., XXI sec. d.C.
Eva Cantarella, L’amore è un dio, il sesso e la polis, Feltrinelli, pp. 173-174.
Eva Cantarella revisa en 'Según natura' los equívocos y persistentes clichés sobre las relaciones sexuales en la antigüedad clásica
In uscita col Corriere della Sera: La vita degli antichi
Buongiorno a tutti, siete su Alessandro III di Macedonia- la tua risorsa su Alessandro Magno. Vi segnalo una nuova serie di libri intitolata La vita degli Antichi in uscita col Corriere della Sera dal 26 marzo.
Gli antichi ci hanno lasciato un’immortale lezione di civiltà. La collana di saggi diretta da Eva Cantarella e curata da Laura Pepe offre l’occasione per conoscerli da vicino. Dalla…
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