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Questa mattina sono tornata qui. Nel parco di Villa Fabbricotti le cicale non hanno smesso di frinire e gli alberi regalano ancora frescura e profumi d’estate. Nell’ampio e a volte dispersivo paesaggio urbanistico, parchi, ville storiche e giardini sono punti di riferimento che ci aiutano a riconoscere i luoghi e a ritrovarci all’interno dei loro spazi e a legarci a essi. Tra questi luoghi, lontano dal centro ma comunque nel cuore di Firenze, c’è appunto il parco di Villa Fabbricotti. È accessibile gratuitamente ed è l’ideale per un’escursione in un polmone verde al centro della città.
Villa Fabbricotti a Firenze svetta tra gli alberi del parco che la cinge, di là dall’imponente cancello (da poco restaurato) che ne custodisce l’accesso da via Vittorio Emanuele II. Una fontana mosaicata all’ingresso con due rampe di scale laterali. I viottoli salgono ripidi e abbracciano il parco costeggiando una ricca e verdeggiante flora. Punteggiato di panchine, e un paio di tavoli da picnic, questo immenso giardino racconta la storia quotidiana di chi, come oggi, qui si allena lontano dal traffico cittadino. Chi vi passeggia dopo aver pranzato al Caffè nell’edificio che fu sede dell’antica portineria. Chi in compagnia di un cane sceglie di trovarsi lì perché il parco è semplicemente bello. Una rete lo separa dal parco del Museo Stibbert, lì accanto.
Il parco custodisce piccoli tesori: un tempietto nascosto dagli arbusti, una cappella, le statue. La regina Vittoria d’Inghilterra se ne innamorò e ne disegnò alcuni particolari nel suo quaderno di schizzi quando nel 1894 fu ospite della splendida Villa. Paolina Bonaparte vi abitò. L’edificio del Trecento nel 1864 fu trasformato da Casino di caccia, appartenente agli Strozzi, in una sontuosa dimora per accogliere il nuovo proprietario, Giuseppe Fabbricotti.
La prima volta che entrai nel parco di Villa Fabbricotti, saranno passati ormai quattro anni, mi rapì il silenzio che d’improvviso mi separava dal mondo che avevo lasciato lì a due passi, rotto dal canto di diversi e vari uccellini. Credetti di essere completamente sola ma mi sbagliavo. Scoprii che il parco non solo era frequentato da molte persone, da sole o in piccoli gruppi, ma chi lo animava rispettava quel verde silenzio e, come me, godeva passeggiando del primo fresco d’autunno. In lontananza qualcuno richiamava a sé un cane. Ed è così che l’ho ritrovato ogni volta che ci sono tornata. Ero alla ricerca di una nuova mappa di luoghi a me familiari e il parco di Villa Fabbricotti, che dai suoi vari livelli regala scorci sulla città e sul quartiere, è stato per me non fiorentina il primo luogo che mi ha accolto.
Adesso il parco, che è in concessione al Comune di Firenze, rischia di non essere più quel centro di riferimento che è stato finora. La Regione Toscana nel 2016 è a corto di risorse economiche e ha deciso di mettere in vendita alcuni dei suoi “gioielli di famiglia” e così Villa Fabbricotti e altri immobili sono destinati a diventare qualcosa di diverso. Attualmente in un paio di punti il parco è in manutenzione e lo provano le recinzioni con segnali di lavori in corso. Non c’è alcun abbandono. Il parco è vivo e da sempre vissuto. Lo testimonia il pluricentenario Cedro del Libano, nello spiazzo antistante all’ingresso laterale della Villa, dichiarato dal Consiglio di Quartiere “Albero della Pace” nel 1987 a sottolineare i valori di giustizia e solidarietà con una targa che li proclama.
Qualche giorno fa ho firmato una petizione online via Change.org “NO alla vendita di Villa Fabbricotti, a Firenze” e ho invitato i miei amici di Facebook a fare altrettanto o a scrivere al Comitato “Villa Fabbricotti” all’indirizzo email: [email protected].
Villa Fabbricotti, relax nel centro di Firenze Questa mattina sono tornata qui. Nel parco di Villa Fabbricotti le cicale non hanno smesso di frinire e gli alberi regalano ancora frescura e profumi d’estate.