Il vintage contro la precarietà - terza parte
di Filomena Pucci
Sono dei mini-abiti che, se da un lato non possono essere considerati vintage in senso stretto, appunto perché realizzati in queste ore, dall’altro non possono non essere considerati che vintage per un motivo fondamentale: la nostalgia è palpabile. E quando lavori con la nostalgia non puoi fare a meno del vintage. Infatti una regola d'oro per tutti gli addetti ai lavori nel settore è proprio quello che per realizzare un capo vintage non devi solo realizzare il capo ma devi soprattutto pensare e sentire la nostalgia incarnata dentro di esso. Solo così passato e presente diventano una cosa sola.
Agli abiti ho anche associato una serie di accessori realizzati facilmente. L'importante nel vintage non è né la tecnologia che c'è dietro né tanto meno l'originalità in assoluto. Sia l'una che l'altra devo essere dosate accuratamente per far sì che a primeggiare sia chi li indossa, bisogna quasi nasconderle dietro una patina di naturalezza direi vissuta per permettere all'uomo o alla donna che li porta di sentirsi “vero” anche in occasioni molto sofisticate. I miei due abitini infatti sono stati pensati proprio per risaltare in ambienti dove è il marchio o la firma a farla da padrona, purtroppo aggiungerei. I loro colori accesi e le loro linee morbide, voglio trasmettere serenità mentre “l'intelligenza estetica” è affidata ai tagli poco usuali.
Nel vintage gli stili e la storia devono armonizzarsi con semplicità e solo così l’idea può tramutarsi in identità.










