LE DISCUSSIONI SU FACEBOOK E LE DIMISSIONI DI FIORAMONTI
Mi viene in mente un fatto che racconto spesso quando discuto con qualcuno che non ragiona. Tempo fa vedo comparire sulla mia timeline di Facebook un link che propone un'intervista a Bertinotti, in cui il vecchio leader di Rifondazione ci mette in guardia dai pericoli di un certo sovranismo autarchico. Leggo l'intervista, ci trovo alcune considerazioni interessanti, colgo spunti di riflessione, mi appassiono ai temi trattati, vado a leggere i commenti. C'è un numero impressionante di interventi. C'è tanta gente che vuole dire la sua. Tutto fa pensare a un dibattito appassionato sui contenuti dell'intervista. Ma la realtà è ben diversa. I commenti sono così: "Ma ancora parla questo?". "Ma basta! Torna alle feste nei salotti della buona borghesia!". "Gli italiani nelle tende e lui ritira ogni mese una pensione d'oro per comprarsi i maglioni di cachemire!". "La pensione d'oro non gli basta. Prende anche soldi da Soros". "Ha distrutto la sinistra, deve solo stare zitto". "Era al congresso di CL. Venduto!". Decine di commenti e non c'è una sola osservazione collegata al tema trattato da Bertinotti. Non c'è una sola vera confutazione delle sue opinioni. Non c'è neanche un accenno di discorso argomentato. Neanche uno. Ora, qualche riserva su Bertinotti ce l'ho anche io, ma non è il serial killer Zodiac. Però non voglio parlare di Bertinotti. Voglio parlare dei commentatori su Facebook. Perché le dimissioni di Fioramonti mi riportano alla mente quell'episodio. Veniamo ai fatti. Il ministro si dimette con le seguenti motivazioni: la finanziaria ha destinato, tanto per cambiare, fondi di entità ridicola per la scuola. Su Facebook non si parla d'altro. Sulla timeline noto una discussione in corso. Leggo i commenti. E una sensazione di déjà vu mi pervade. Quasi tutti i commenti sono di questo tipo: "Venduto!". "Si dimette perché non vuole restituire mezzo stipendio!". "Non ha rendicontato!". "Lo fa perché vuole passare al nemico!". "Complotto!". "Soros". "Traditore! "Quando c'era Gianroberto Casaleggio i treni arrivavano in orario". Un commentatore in preda al delirio tira fuori persino Bibbiano e gli immigrati negli hotel. Qualche voce fuori dal coro questa volta c'è, questo va detto. Una pacata pensatrice tenta di far notare che Fioramonti sarà pure manipolato dagli emissari di Bilderberg, ma i fondi per la scuola sono davvero pochi. Un cortese gentiluomo tenta di darle manforte. Intervengo anche io. Ottengo persino un cuoricino. Ma il delirante paranoico che ha parlato di Bibbiano ne ha dieci. La pensatrice, il gentiluomo e io siamo una minoranza. Nella ridda di teorie sulle dimissioni di Fioramonti, la scuola resta quasi sempre sullo sfondo, ai margini, dimenticata. A questo punto voglio fare una precisazione su Fioramonti. Per una serie di motivi riconducibili alla sua storia pentastellata, questo tizio ha tutte le carte in regola per suscitare in me un'accesa antipatia. Ma la mia antipatia per Fioramonti occupa una remotissima zona della mia coscienza. Del presunto tornaconto dietro le sue dimissioni non mi importa nulla. La storia del dito e della luna è drammaticamente attuale, cari lettori, perché la verità è che i fondi per la scuola sono davvero di una miseria sconcertante. In sintesi: siamo fottuti. Qualsiasi possibilità di rilancio del paese è preclusa senza fondi per la scuola. Le dimissioni di Fioramonti potrebbero essere un'occasione per parlare dell'entità di questo nostro essere fottuti. Perché tale entità è qualcosa che può oscurare il cielo. Dove vuoi andare senza scuola, formazione, università, ricerca? Dove? Ma no, niente da fare. Si parla della pagliacciata delle rendicontazioni del M5S. Quello è il tema che appassiona tutti. E la scuola resta in un cono d'ombra, sia nella finanziaria che nelle discussioni.
-- L’Ideota











