[Hegel] aveva la stoffa per essere il più grande umorista tra i filosofi, pari solo a Socrate, che usava un metodo simile. […] Tuttavia aveva innato, a quanto posso capire, un certo ammiccare degli occhi, come un difetto di nascita, e se lo portò appresso fino alla morte; senza che lui stesso se ne rendesse conto, ammiccava continuamente con gli occhi, così come un altro ha un insopprimibile ballo di San Vito. Aveva un tale senso dell’umorismo che per esempio non poteva assolutamente immaginarsi una cosa come l’ordine senza il disordine. Egli si rendeva conto che proprio accanto all’ordine più perfetto si trova il più grande disordine. […] Ha negato che uno sia uguale a uno, non solo in quanto ciò che esiste si tramuta continuamente, senza sosta, in qualche altra cosa, e precisamente nel suo contrario, ma perché niente è identico a se stesso. Come a ogni umorista, gli interessavano particolarmente le trasformazioni delle cose. […] Difatti non ho mai visto un uomo privo di umorismo che capisse la dialettica di Hegel. […] [Comunque,] la migliore scuola di dialettica è l’emigrazione. I più acuti dialettici sono i fuoriusciti. Essi sono tali appunto in seguito a certi cambiamenti. Dai più piccoli indizi presagiscono[…].
Bertold Brecht















