Marco Villa: Chi come te (e come me) è nato nella prima metà degli anni ‘80 ha sviluppato già da giovane un sentimento di nostalgia potentissimo, che è emerso molto prima rispetto alle generazione precedenti. Uno sguardo al passato e al suo immaginario che è molto presente anche nei tuoi libri: come te lo spieghi? Zerocalcare: Io ho la mia spiegazione personale ed è legata al fatto che noi siamo stati piccoli in anni in cui chi era più grande di noi tendenzialmente aveva una serie di certezze e garanzie. Io associo a tutti i momenti della mia infanzia e pre-adolescenza una grande sicurezza verso il futuro. Mi pareva di avere dei binari e delle tappe, per arrivare a un lavoro stabile come mio cugino grande o i miei genitori, con una proiezione in avanti molto sicura. In realtà quando abbiamo finito le scuole e ci siamo affacciati al mondo del lavoro, il mercato era stato completamente cambiato a livello legislativo, con il pacchetto Treu e l’introduzione della flessibilità. E questo ha cambiato anche antropologicamente la nostra vita. La nostalgia è quindi nostalgia per un momento in cui ero convinto che la mia vita sarebbe stata scontata, con tappe già conosciute che mi avrebbero portato serenamente alla vecchiaia. Io questa nostalgia la sento fortissima, ma non credo sia una cosa sana.
"La nostalgia non è una cosa sana", intervista a Zerocalcare






