“La scatola della libertà”
Cari lettori di TheSocialWave bentrovati! Come accennavo nel mio scorso post (Vedi post), Facebook e altri social detengono i diritti su tutti i contenuti che pubblichiamo e possono persino vendere i nostri dati agli sponsor, questo consente una profilazione dell’utente, cioè la raccolta ed elaborazione dei dati di un utente di un dato servizio al fine di suddividere tali fruitori in gruppi di comportamento (Fonte: Wikipedia). Tutto ciò si traduce in pubblicità mirate su prodotti visti di recente, scelti in base alle nostre condivisioni sul sito o alle nostre abitudini, ormai acquisite.
A questo punto ci si può chiedere: “Dov’è il problema?” Avere suggerimenti per gli acquisti può essere persino un vantaggio, si possono trovare offerte allettanti, scoprire nuovi prodotti o persino gruppi musicali che potrebbero interessarci, il tutto scelto e selezionato in base ai nostri “mi piace”. Tuttavia questi non sono altro che piccoli aspetti superficiali: sotto il “Velo di Maya” si nasconde una macchina spaventosamente immensa.
Pubblicando contenuti su Facebook accettiamo, spesso senza consapevolezza, un uso spregiudicato dei nostri dati personali, che da quel momento in poi resteranno intrappolati nella rete. Un rimedio a tutto ciò può esserci e richiede innanzitutto una maggiore attenzione da parte nostra, ma talvolta, per massimizzare la protezione occorrono anche determinate conoscenze informatiche per configurare particolari tipi di connessione. A tal proposoto iniziano a diffondersi progetti e organizzazioni tesi a creare dispositivi hardware e software tali da permettere una decentralizzazione di Facebook, in modo da salvaguardare la nostra privacy e restituire a internet la sua struttura “peer to peer”.
Tra le iniziative più significative troviamo il progetto FreedomBox.
By Robert Martinez & FreedomBox Foundation (http://wiki.debian.org/FreedomBox) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons
FreedomBox (“la scatola della libertà”) è un progetto sviluppato dalla “FreedomBox Foundation”, che vede tra i fondatori, la figura di Eben Moglen, professore di legge alla Columbia Law School, famoso per la stesura della licenza per software libero “GNU GPL” (Gnu General Public License). Da quanto emerge dal flyer pubblicitario e dal sito stesso della fondazione, la FreedomBox è un progetto che, mettendo in comunicazione la potenza di calcolo di uno smartphone con il nostro modem router, crea un server personale che salvaguarda la nostra privacy, durante le nostre azioni quotidiane su internet. Dopo una campagna fortunata su kickstarter.com (una piattaforma di crowdfunding) tesa a ottenere i fondi necessari per lo sviluppo del progetto, oggi l’involucro si presenta come una scatoletta delle dimensioni di un portafoglio che si collega direttamente alla presa di corrente. Il team di sviluppo sta ora studiando il giusto assetto dei componenti hardware e software (completamente open-source, e basato sulla distribuzione “Debian” di Linux), per creare questo strumento destinato, a mio avviso, a introdurre quel cambiamento necessario affinché l’utente dei social network, pur non rinunciando all’uso degli stessi, possa sentirsi al sicuro durante le comunicazioni via chat e mail, e meno stordito dalle continue pubblicità che possono talvolta modificare e condizionare le sue scelte.