Primavere Social (può il web migliorare il mondo?)
Cari lettori in questo post vorrei parlare di fenomeni causati dai social network, in particolare di rivoluzioni sociali, politiche e culturali. Grazie ai social sono partiti vari movimenti che hanno causato destabilizzazioni in molti paesi. Uno di questi movimenti è stato l’artefice delle rivolte partite nel 2011 in tutti i paesi del medio oriente e del Nord Africa anche sopranominate “primavere Arabe”.
Manifestante egiziano durante le rivolte del 2011
Contro le dittature dei paesi di quest’area geografica sono partiti dei veri e propri colpi di stato in cui l’arma dei cittadini è stata la parola (arma più democratica al mondo). L’unico modo, però, di poter diffondere il più velocemente possibile il proprio pensiero fu l’utilizzo dei social network. È opinione comune che i social siano uno strumento molto libero in cui chiunque può scrivere ciò che pensa ed è per questo che ancora oggi alcuni regimi tentano di bloccare internet.
Certo il web è stato utile all’inizio per poter mobilitare le migliaia di persone scese in piazza in alcune città del mondo arabo come Tunisi o Il Cairo . È chiaro che ciò non basta a portare la democrazia in un paese, (anzi, tutto sommato tutti i più importanti studiosi, oggi, considerano che le primavere arabe siano quasi tutte fallite) però in qualche modo i social web hanno contribuito a dare una scossa alla popolazione di quell’area geografica.
Ovviamente ci sono anche stati altri movimenti di piazza che hanno anche cambiato la politica nei paesi occidentali per esempio gli “Indignados”, formatosi sul web, grazie all’aiuto dei giovani, in un periodo nel quale la Spagna soffriva di una crisi economica devastante e la classe politica corrotta tagliava drasticamente la spesa sociale facendo soffrire i più poveri. Da pochi post sul web sono nate delle vere e proprie manifestazioni di piazza che hanno portato migliaia di persone a chiedere un cambiamento nel paese.
Manifestazione degli "Indignados" in Spagna
Non sempre però dai social network partono delle proteste per cambiare la politica di un paese o per denunciare la dilagante corruzione; è il caso di un fenomeno avvenuto la scorsa estate: ice bucket Challenge.
Secchio di acqua ghiacciata, simbolo del Ice Bucket Challenge
Sui social network, in particolare su twitter, è partita una corsa alla generosità per cui le persone o dovevano girare un video in cui si buttavano una secchiata di acqua gelata addosso oppure donare una certa quantità di denaro a favore della ricerca contro la sla. Nonostante alcune persone hanno utilizzato questo evento solo per avere qualche like in più e soddisfare il loro stupido ego, in Italia, per esempio, si sarebbero raccolti 2.4 milioni di euro a favore della ricerca. Bisogna, quindi, ammettere che ice bucket Challenge ha fatto nascere una consapevolezza in molti sul problema di una gravissima malattia come la sla.
Dopo aver studiato questi fenomeni la mia conclusione è che basta effettivamente poco per poter fare la differenza e migliorare le cose (banalmente a volte serve solo una connessione internet).