Oggi è il mio compleanno. Non quello biologico, ma quello dell’anima.
Tu hai difetti che ti impastoiano come fa il petrolio alle penne del gabbiano? Sono sicura di sì. Allora CuraLisa è il percorso che faremo insieme: inizia oggi e chissà come continuerà.
Non ho risposte originali, non ho parole dorate, ho solo la mia vita, che è banale e unica allo stesso tempo. Come la tua, credo.
Cambiare, come si cambia? Basta volerlo per davvero. Ma cambiare è una rottura interiore: come se dentro di te ci fosse un uomo di ferro e devi sgretolarlo per poterti muovere liberamente. Ti è mai successo? Hai mai provato la paura di cambiare? Perché è vero il proverbio
“Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova”*
Cambiare è questo e fa paura, come i tuffi (ricordi del corso di nuoto, della richiesta all’istruttrice di evitarmi i tuffi, mamma chioccia).
Cambiare, perché? Non ho motivazioni generali, scientifiche, enciclopediche. Ho la mia motivazione personale, di adesso.
Cambiare per guadagnarci in leggerezza. Via l’uomo di latta che c’è dentro, movimenti più sciolti, pensieri più rapidi, azioni più concrete, sorrisi più pronti, gioia nel cuore. Cose non perfette ma tanto la perfezione non esiste. E tenere a bada il SuperIo, cattivo e artritico più della Malvagia Strega dell’Ovest.
Cambiare, quando? Ora e ancora, e ancora, e ancora.
*Ci sono diverse versioni del detto, chissà qual è quella giusta: quella che riporto è il titolo di una commedia di Giuseppe Giacosa, canavesano del 1847.