Quando le tecniche artistiche di un determinato campo, che sia letterario, figurativo, musicale e così via, sono applicate in maniera ineccepibile portano ad attrarre l'utenza come mosche sul miele. Quando la televisione generalista degli anni “50 approdò nel salotti degli italiani aveva già decenni di strategia e studi alle spalle, e l'Italia iniziava ad essere un po' meno provincia del mondo e un po'
più "global". Il mondo proiettato dal tubo catodico allo schermo era palesemente diverso rispetto a quello reale, dobbiamo quindi supporre che la gente fosse attratta da un mondo magico, quasi onirico, che riprendeva dal reale, ma che non aveva nulla a che fare con esso, e che trovava il suo posto in tinello, la sera. I nativi digitali sono invece attratti dalla vita reale. Non invidiano la vita di
allora, semplicemente sono attratti da quel misto di realtà\surreale, gaming offerti dal web e console. Leggendo queste righe molti di voi non mi crederanno, lo so' questo fa parte del gioco. Molte persone non riescono a riconoscere il fatto che dalle proprie azioni possono essere ricavati dati che delineano molto bene il carattere di una persona, spesso perché non accettano che tutto quello con cui interagiscono sia registrato e che questo in bona parte rappresenta chi e cosa siamo realmente, senza filtri, mentre a noi fa comodo nasconderci dietro ad un computer, perché ci permette di vedere la vita da dietro uno schermo. Ma se analizzassimo tutti i contenuti presenti sui social media ci accorgeremo che la maggior parte di questi sono foto, frame video che ritraggono le persone in gesti quotidiani, in piccole gioie dissimulate o non, in selfie di ogni genere. Quello che in genere la gente non riesce a realizzare è che quel video o quella foto rappresenta in buona parte la nostra civiltà, e questa tendenza è globale, vediamo tutti gli stessi meme, guardiamo tutti gli stessi video in tutto il mondo. È noto come il ragazzo che si riprendeva mentre faceva gaming abbia fatto
successo, e questo abbia portato altri utenti ad imitare il formato, così' come lo era stato per i programmi televisivi più visti di cui esistevano versioni simili in tutto il mondo. La gente passa sempre più tempo di fronte ad uno schermo, le coltivazioni dei campi e le città occupano gran parte del globo terrestre, giorno dopo giorno non c'è più spazio, siamo in troppi su questo pianeta, e la soluzione più semplice a questo problema è dare una seggiola a ciascuno e fargli guardare in uno schermo la vita al pc, o la vita che vorrebbe nei videogiochi, così da occupare poco spazio, in fondo che c'è di male in tutto questo? L'unica cosa negativa è che la vita non è riassumibile né in un algoritmo né in un paragrafo, questa proiezione digitale di sé è solo un modello che non tiene conto
di tutti i fuori programma che la vita presenta. Cerchiamo telefoni migliori, fotocamere ad altissima definizione, computer potentissimi, ma per cercare cosa? Come fai a spiegare ad una macchina cosa vuol dire aver capito Kant, come fai a dire che i tramonti più belli li vedi al mare solo se arrivi fino all'ultimo scoglio e sotto di te l'acqua è rossa, come fai a raccontare che il cielo senza lampioni è bellissimo che è pieno di stelle e se ti ci abitui a guardare vedi tutto bene lo stesso. Spendiamo tanto ma con quei soldi queste emozioni non le compri. Questo e tanto altro sono piccoli fuori programma quotidiani perché la vita non la puoi mettere in un algoritmo. Ho camminato a lungo, di notte nei quartieri dormitorio e non c'era nessuno, perché di notte si dorme, ma anche di giorno vedi solo bambini e vecchi, come se solo loro potessero permettersi di godere la vita, il primo sole di primavera, l'aria fresca sulla pelle e il sole caldo. In tanti vivono in quelle case, ma se va bene al massimo ne scendono giù un centinaio, ed è sempre così, e più va avanti e meno persone ci sono e più e triste il mondo. Ma io penso che quei grandi condomini siano come una barriera corallina, il corallo è il cemento armato, e il mollusco dentro è vivo, e quella parte viva sono le persone che ridono e soffrono sui social, ma io mi chiedo se è tanto grande il piacere di vivere la vita attraverso uno schermo, non sarà la stessa cosa se fatto in prima persona? Molti rispondono no, che è troppo pericoloso, che hanno paura d' innamorarsi, e se alla fine scoprono che era tutto sbagliato, che quel tempo passato così era tutto tempo sprecato? Nel dubbio restano, come i vecchi tappati nelle case di paesini distrutti da una qualche alluvione anni prima. E hanno ragione, in fondo più passa il tempo e meno verde c' è per tutti, perché costruiamo case, inquiniamo fiumi, mangiamo carne a quintali etc.
L'unico modo per uscirne è togliere le imbracature, tutte, smettere di cercare di cambiare al realtà ed accettarla così com'è, smettere di avere paura, smetterla di viversi col pc addosso, ma soprattutto smetterla di essere analfabeti funzionali e diventare capaci di leggere il mondo e ciò che ci circonda. Ma ciò dipende da me? No, e allora resto a casa.