#comenonscrivere #claudiogiunta #utet #natiduevolte #giuseppepontiggia #mondadori #Repost @utetlibri ・・・ “Se ripetere una parola o un sintagma serve per rendere l’espressione più chiara ed efficace, ripeteteli senz’altro. Ma ripeteteli anche quando non ci sono parole o sintagmi che possano prendere il loro posto senza dare un suono falso, senza far pensare al lettore che avete usato quella parola o quel sintagma soltanto per non ripetere quelli che avevate appena usato. Uno dei migliori scrittori italiani contemporanei, Giuseppe Pontiggia, ha scritto: «Molte volte chi scrive è imbarazzato dal fatto di ripetere ‘essi’, ‘loro’ eccetera; allora è indotto a sostituire il pronome personale magari con un epiteto; quindi anziché ripetere «Montale» o «egli», dice: «Il poeta ligure». Queste scappatoie direi di evitarle, perché se ne avverte l’artificio […]. Direi di evitare [anche] le ripetizioni, ma lo stratagemma di ricorrere alle perifrasi, che per esempio è amato dai giornalisti sportivi […], non lo trovo dei più felici. Mi ricordo che per evitare di ripetere «I giocatori del Livorno» dicevano «I labronici», oppure «Il Bologna / I Felsinei. Anche qui, riflettiamo: labronici, felsinei… «Felsina» era il nome etrusco di Bologna, ma che rapporto c’è tra una squadra di calcio e l’antica Felsina? Nessun rapporto!”» Evitiamo perciò le ripetizioni, là dove è possibile e là dove la ripetizione è particolarmente fastidiosa (e su questo decide l’orecchio di chi scrive, è difficile dare una regola). Ma non sentiamoci costretti a inventarci complicati giri di parole per evitare di ripetere una parola scritta qualche riga prima (ecco, per esempio: qui ‘giri di parole’ e ‘parola scritta’ stanno a un passo di distanza: ma sostituire ‘parola scritta’ con ‘termine scritto’ sarebbe stato uno sbaglio, un’eleganza niente affatto elegante). Da: Claudio Giunta, #ComeNONScrivere (#inlibreria)










