Le feste dei/per bambini sono un incubo.
Posso anche arrivare carica di ottimismo e felicità (eufemismi per rassegnazione) pensando che ho fatto un regalo figo, che scambierò due chiacchiere con gli amici, che ci sono le pizzette e la torta, tanto in pochi secondi tutto si smorzerà.
Non appena apro la porta della sala dove si svolge l’infausto evento è l’inferno. Bambini urlanti che si rincorrono. Tanti bambini. Troppi. Spero che non mi abbia visto ancora nessuno per tentare un dietro front ma è troppo tardi, il nonno mi ha già puntato e con aria di sfida sogghigna un “Ben arrivata...”. Deglutisco. Dentro mi parte l’ohmmmmm, sperando in un aiuto meditativo lampo. Cerco di farmi largo tra i nani, senza calpestarne neanche uno arrivo al fondo e saluto i miei amici che sembrano invasati a svolgere seicento cose al secondo: passa forbice, prendi bicchiere, apri regalo, cerca candeline, soffia naso, passa l’acqua, versa patatine, pulisci per terra, fai foto, entusiasmati per regalo orrendo, sorriso per bambina che imita il verso di un cane, gonfia palloncino, rigonfia palloncino, riso isterico, foto... Moltiplica il tutto per 4 ore. In-cu-bo!
Intanto una madre nega che la figlia stava per cavare un occhio ad un’altra nana di due anni più piccola. Rissa evitata. Ah no, più in là due treenni si stanno litigando un camion dei pompieri al suono di “E’ MIO. NO E’ MIO. NO MIO. MIO”. Poco dopo una madre rimprovera il figlio a denti stretti quasi sibilando “Ti avevo detto di non mangiare niente con la Nutella. Ne abbiamo già parlato a casa.” Mi si sta per spezzare il cuore, ma quando vedo un baffo di Nutella al lato del labbro del bambino mi trattengo dal ridere sguaiatamente e dal non alzare un pugno urlando “La lotta è dura ma non ci fa paura!” e vorrei tanto stringere quel bambino che per una volta non mi ha fatto rimpiangere la mia età anagrafica ma gioire e gongolare della mia libertà di scelta sul che cazzo mangiare. Comunque di Nutella manco l’ombra ormai. Pizzette men che meno. Sta mandria sudata e paonazza ha lasciato solo un paio di pop-corn smozzicati. E tipo tutte le birre. Ma che cazzo di festa è? Venti bambini, quaranta adulti, venti birre, 2 sole aperte una piena e l’altra per metà ancora da bere. Cerco di raccogliermi in un minuto di silenzio ma non posso perché vengo coinvolta nei preparativi della torta. Ahhh la torta. Finalmente si ragiona. Dopo la torta, dalle feste per bambini, comincia il fuggi fuggi. Toooor-ta! Tooooort-ta!
L’ennesima torta panna e fragole. Ok, io sono un caso particolare perché chiunque ama la panna e le fragole. Ma una volta che beccassi una torta nera. O bianca ma con dentro del cioccolato. Niente. Il cioccolato dalle torte per nani è stato bandito? Io amo il cioccolato. Tutti dovrebbero amare il cioccolato. Altra profonda delusione.
Mi guardo in giro... c’ho l’età di tre quarti dei genitori presenti, sono single, e l’istinto materno cerco di eliminarlo come farei con una merda di cane sotto le scarpe. Questo è veramente un incubo. Mi si avvicina una bambina di un anno circa bionda bionda bionda con gli occhi azzurri azzurri azzurri, sembra uscita dal ‘Villaggio dei dannati’ e brandisce una forchetta con della panna. Sono in un momento di troppa confusione mentale per parare l’ennesima mano sporca e unta che punta il mio vestito pulito. Sigh. Ecco, ha dato da mangiare al mio grembo. Ci rinuncio, tanto tutti ci vedono un gesto troppo carino: “Ohhhhh ti voleva dare un pezzetto. Ohhhhh che cucciola!” e io cerco di sorridere falsissimamente annuendo mentre tiro giù bestemmie dentro di me e penso solo all’infausto simbolismo che c’è dietro allo sporcarmi il grembo di panna.
E’ ora di andare. O meglio, scappare.