Greggio
Il greggio estratto dal sottosuolo viene trasportato in tutto il mondo da lunghissimi oleodotti o da enormi petroliere. Dal punto di vista economico, il trasporto di questa risorsa è particolarmente conveniente, se confrontato con quello di altre fonti non rinnovabili ma si tratta di un modello di gestione non esente da imprevisti. Diverse decine di incidenti si sono verificati negli anni provocando una dispersione di greggio nell’ambiente. Qui vogliamo ricordarne uno fra i tanti: il 20 aprile del 2010, la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, di proprietà della compagnia petrolifera BP, stava conducendo operazioni di trivellazione nel Golfo del Messico. La Deepwater Horizon era una piattaforma per trivellazioni oceaniche in grado di raggiungere pozzi alla profondità di 10 km. Quel giorno di fine aprile qualcosa andò storto. Un geyser di metano e fanghi di trivellazione, originatosi nel giacimento, raggiunse la superficie del mare investendo la piattaforma. La conseguente esplosione causò una palla di fuoco visibile a 40 km di distanza. L’incendio causò 11 vittime e la distruzione dell’intera piattaforma, che affondò 36 ore dopo l’incidente. I tentativi iniziali di sigillare il pozzo, ormai a diretto contatto con l’ambiente marino, furono inutili e 780.000 metricubi di greggio si riversarono in mare. Il pozzo fu sigillato solo mesi dopo (giugno 2010) e nel frattempo disperse in mare una quantità di petrolio pari a 5.000 barili al giorno. La bonifica dell’ampia zona contaminata del Golfo del Messico ha richiesto un anno e nonostante ciò buona parte del greggio è rimasto nell’ambiente.















