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Moebius
Dal deserto la pioggia metallica.
Milioni, anzi miliardi, anzi milioni di miliardi di euro. Il conto per ripulire l'ambiente, l'acqua, i suoli dai PFAS diffusi da decine di a
Alla voce ‘temibile’, sul Vocabolario della Lingua Italiana Treccani si legge: “che è da temere, che si può o si deve temere”. Nel parlare comune è un aggettivo che usiamo con una certa leggerezza, propendendo più per il significato di “si può temere”, cioè non è insensato averne paura. Ma quando a essere definite ‘temibili’ sono alcune sostanze inquinanti, e l’aggettivo viene usato in tribunale, il significato tende di più dalla parte di “si deve temere”: bisogna averne paura. Il riferimento è a una famiglia di sostanze chimiche che vengono indicate con una sigla, i PFAS, che sta per “perfluorinated alkylated substances”, cioè “sostanze perfluorurate alchilate”. E il contesto è quello di un processo in corso a Vicenza, perché proprio nel territorio della sua provincia, un’azienda ha inquinato con i PFAS la falda acquifera e le acque potabili di una vasta area di Veneto.
Una storia lunga quarant’anni
L’azienda sotto accusa è la Miteni che aveva il proprio stabilimento a Trissino, in una posizione strategica dal punto di vista delle acque. Proprio lì sotto, infatti, si trova una delle falde acquifere sotterranee più grandi del continente, dalla quale almeno tre aziende che si occupano dell’estrazione di acqua potabile, quella che arriva nei rubinetti delle case, prelevava il necessario per soddisfare i bisogno di oltre 350 mila abitanti sparsi in un’area di più di 180 km2 che si allarga anche nelle province di Verona e Padova.
Le prime avvisaglie di sversamenti inquinanti risalgono al 1977, quando dai rubinetti della zona esce acqua gialla che ha allarmato la popolazione. La Miteni era attiva solamente da 12 anni, inizialmente con il nome di RiMAr (Ricerche Marzotto) poi diventata Miteni quando è stata acquistata da Mitsubishi e EniChem. Miteni produceva composti fluorurati, i PFAS appunto, sostanze di sintesi, ossia che non esistono in natura, ma che nel corso dei decenni hanno trovato tantissimi impieghi grazie alle loro caratteristiche chimiche: dalle pentole antiaderenti agli indumenti e alle scarpe impermeabili, ma anche come componente di materiali ignifughi e da imballaggio. Oggi è quasi impossibile sapere anche solo quante sostanze diverse facciano parte di questa famiglia. Solitamente si parla di un numero tra i 7 e i 12 mila, mentre nuove formulazioni continuano a essere messe a punto, e alcune tra le prime a essere state prodotte (PFOA, PFOS, etc) sono state già vietate da anni. A renderli unici è proprio la loro grande stabilità, motivo per cui i PFAS sono stati anche definiti “sostanze inquinanti eterne”: una volta finiti nell’ambiente vi rimangono inalterati per tempi lunghissimi e la loro rimozione non è molto semplice. Per questi motivi, PFAS più vecchi, anche se vietati da oltre quindici anni, sono ancora in circolazione
Nel vicentino e nelle altre aree interessate dall’inquinamento di PFAS, la popolazione ha mostrato problemi di salute dopo che per anni ha bevuto, utilizzato per cucinare e irrigare orti e campi acqua che li conteneva. La ricerca scientifica ha, a oggi, legato queste sostanze all’aumento dei livelli di colesterolo, ad alterazioni nel fegato e nella tiroide, interferenza con il sistema immunitario e riproduttivo, ad alcuni tipi di tumore, oltre che alterazioni della coagulazione del sangue, interferenze con il ciclo mestruale e la produzione di testosterone.
[...]
“ Murray e io allargammo il raggio delle nostre passeggiate contemplative. Un giorno, in città, cadde in leggeri e imbarazzati stati di rapimento per il parcheggio in diagonale. Da quelle file di veicoli messi di sbieco emanava un certo fascino, un nonsoché di autoctono. Tale forma di parcheggio costituiva uno specifico delle piccole città americane, anche se le auto erano di fabbricazione straniera. Una sistemazione che non soltanto era pratica, ma evitava anche il confronto, gli elementi di aggressione sessuale contenuti nel parcheggio muso-coda proprio delle grandi città sovraffollate. Secondo lui si può avere nostalgia di un posto anche quando ci si sta. Il mondo a due piani di una comune via principale. Modesta, carica di buon senso, commerciale senza fretta, in un modo anteguerra, con tracce di particolari architettonici anteguerra ancora presenti nei piani superiori, nelle grondaie in rame e nelle finestre piombate, nel fregio a anfora sopra l'ingresso del rigattiere. Mi faceva pensare alla Legge delle Rovine. Spiegai a Murray che Alfred Speer avrebbe voluto costruire delle strutture che si disfacessero in maniera gloriosa, solenne, come rovine romane.
Niente ammassi rugginosi né rozzi casermoni di acciaio. Sapeva che Hitler sarebbe stato favorevole a tutto ciò che potesse lasciare senza parola i posteri. Quindi aveva fatto il disegno di una struttura del Reich da costruire con materiali speciali, che le consentissero di sgretolarsi in maniera romantica, un progetto a base di mura cadute, mezze colonne avvolte nel glicine. La rovina è già inclusa nella creazione, spiegai, che dimostrava l'esistenza di una certa nostalgia dietro il principio del potere, oppure di una tendenza a programmare in anticipo la malinconia delle generazioni future. Lui replicò: - Io non credo nella nostalgia di nessuno all'infuori della mia. La nostalgia è prodotto di insoddisfazione e rabbia. È un regolamento di conti tra il presente e il passato. Più forte è, più vicini si arriva alla violenza. La guerra è la forma assunta dalla nostalgia quando gli uomini sono forzati a dire qualcosa di bene del proprio paese. “
Don DeLillo, Rumore bianco, traduzione di Mario Biondi, Einaudi (collana ET Scrittori), 2023²⁰, pp. 307-308.
[Edizione originale: White Noise, Viking Press, NYC, 1985]
Sono una coppia tedesca rintracciata dal Comune di Malcesine. Nel 2012 scrissero una lettera appassionata lasciandola alle acque del Lago
Bella e romantica storia di due innamorati dell'inquinamento che non ci pensano due volte a dare un pessimo esempio di come siamo convinti che un lago sia ad esclusiva disposizione degli esseri umani. Con i giornali che ovviamente non vedono l'ora di esaltare un gesto così egoista pur di raccattare qualche click in più. L'amministrazione locale scrive "Siamo pronti ad accoglierli e soprattutto siamo pronti a cercare nuove soluzioni più ecologiche e rispettose dell’ambiente per tutti gli altri innamorati che vorranno scambiarsi le promesse d’amore sul Lago di Garda", ma nulla potrà contro le emulazioni di tanti vandali innamorati (vi siete dimenticati dei lucchetti di Moccia?). Già se ne trovano parecchie di bottiglie, la situazione non potrà che peggiorare.
E giusto per mettere le cose in prospettiva, ecco un elenco degli effetti negativi sull'ambiente che può avere l'abbandonare un messaggio in una bottiglia in un lago (o anche al mare):
Inquinamento fisico: se non viene recuperata, la bottiglia può rimanere nell'ambiente per centinaia o addirittura migliaia di anni, in particolare se è fatta di plastica. Anche le bottiglie di vetro possono essere problematiche, poiché possono rompersi e creare frammenti taglienti che rappresentano un pericolo per gli animali e le persone.
Danno alla fauna selvatica: gli animali possono rimanere intrappolati o ingerire pezzi della bottiglia, cosa che può portare a lesioni o alla morte. In particolare, gli uccelli marini e le tartarughe spesso ingeriscono pezzi di plastica, scambiandoli per cibo.
Inquinamento chimico: se la bottiglia è fatta di plastica, nel tempo può degradarsi e rilasciare sostanze chimiche nell'ambiente. Questi composti chimici possono essere tossici per la fauna selvatica e possono anche entrare nella catena alimentare, con potenziali effetti anche sulla salute umana.
Impatto estetico: l'inquinamento da rifiuti può avere un impatto negativo sull'aspetto dell'ambiente naturale e può ridurre il godimento delle persone di questi luoghi (tipo me che quando ne trovo una e vi maledico).
Inquinamento dovuto al messaggio: il messaggio stesso, a meno che non sia fatto di un materiale biodegradabile, può contribuire all'inquinamento. L'inchiostro utilizzato per scrivere il messaggio può anch'esso rilasciare sostanze chimiche nell'ambiente quando si degrada.
Per questi motivi, sarebbe importante non lasciare rifiuti di alcun tipo nell'ambiente naturale, inclusi messaggi in bottiglia. Ci sono molti altri modi per esprimere i propri pensieri e sentimenti che non danneggino l'ambiente.
Però oh, vuoi mettere il romanticismo?