Amore a prima vista fu per me il 6 Settembre 2009. La prima volta che li vidi su un palco. Per chi non avesse mai sentito dal vivo i My Speaking Shoes, ci vorrebbe una tirata di orecchio. Per chi non avesse mai sentito nemmeno nominare i My Speaking Shoes, una tirata di entrambe le orecchie. Questo per cominciare.
Uno dei gruppi più rappresentativi dell'Emilia, per non dire di più, in un genere che si potrebbe inserire nelle definizioni di stoner, finalmente esordisce con il primo album, davvero roba sacra questo Holy Stuff, dopo i promettenti due ep Wow, Instrospecion e Bluff, non ricordo l'ordine di uscita, non importa.
Perchè fanno presa questi quattro ragazzi modenesi? Ci sono quattro particolarità, una per ognuno dei componenti.
Prediamo Camilla, una voce energica, che raggiunge altezze con una grinta inimmaginabile, più o meno in quasi tutte le canzoni, ma allo stesso tempo sensuale se necessario, ad esempio in L.O.V.E. Song, nonostante si nominino i Teletubbies e Cosmopolitan.
Prendiamo Matteo, un chitarrista dalla faccia pulita ma con il vizio di smanacciare tanto il suo strumento, si esprime in potenza e realizza riff vari e fantasiosi, arrangiamenti euforici spesso tirati, vibranti, alle volte sporchi di ruggiti spaziali.
Prendiamo Luca, alle pelli, alle quali dovrebbe chiedere scusa dopo ogni sessione di prova, si dà parecchio da fare, controtempi sopra ogni cosa, esplosivo quanto una mina inesplosa, delicato come un toro in arena.
Prendiamo Alessandro, il suo basso è egocentrico, e sovrasta il resto degli strumenti, soprattutto dal vivo, c'è chi direbbe che è troppo, ma io direi che ha un carattere incisivo, i suoi giri danno un sostegno alla canzone, la riempiono di un substrato solido, che non ti fa affogare nelle sue viscere, ma ti rimbalzano nella testa.
Holy Stuff è rock pesante, dove fantasia, melodia ed energia fanno rima in un miscuglio sonoro che accende il cervello, lo fa brillare, in tutti i suoi sensi. Andate a vederli dal vivo al più presto.
Recensione di Alessandro Rabitti