Oggi, scrivo qualcosa che non mi appartiene, ma che mi ha toccato il cuore. Lascio parlare Grazia La Paglia "- Il viaggio in America come è andato? - Lungo, però buono. - I cugini americani...tutto bene? - Benissimo. Anzi Antony, il cugino, mi ha detto che se vuoi puoi andare a lavorare laggiù. Se vuoi ti puoi portare anche la radio. - La radio? - La tua radio, me l'ha detto. - In America? - Si. - Lo vuoi un passaggio in macchina? - Lo sai che mi piace camminare, faccio due passi. La faccio a piedi. - Allora buona notte, papà. - Buonanotte. Io lo voglio ricordare così. Con quel monologo in cui riuscì a mostrare il cuore spezzato di un padre costretto a nascondere l'amore per il proprio figlio: unico modo per proteggerlo dalla morte. Un sacrificio necessario ma non sufficiente. Voglio ricordarlo così, con il volto basso per non incrociare lo sguardo del figlio, con la testa china mentre percorreva una strada di Cinisi. E mentre “la fa a piedi” ripetere a bassa voce il dialogo appena avuto con il figlio. Quasi a volere proteggere quelle parole – per lui ormai rare – dall'oblio della memoria. Voglio ricordarlo in quella strada buia, a ripetere le parole pronunciate dal figlio. Parole di circostanza del figlio, parole di circostanza del padre ma che nascondevano, camuffavano e tenevano a freno quella voglia di perdersi finalmente in un abbraccio. E da lì, poi, in un pianto. Il pianto. Il pianto liberatorio. Come sarebbe stato facile prendere un aereo e andare via, smettere di lottare o dire al figlio “Hai ragione, qui è tutto marcio”. Ma non poteva. Non poteva. Io voglio ricordarlo così, in quel pezzo di pellicola in cui diede il volto a un padre che percorre, solo, una strada buia di Cinisi. E la percorre cosciente di andare incontro alla morte. Cosciente di non potere più salvare il figlio. Quel figlio di cui recita, a bassa voce, le ultime parole scambiate" #gigiburruano #icentopassi #rip (presso Palermo, Italy)