Renards furtifs. Per essere liberi, a volte o meglio ancora, spesso, occorre disobbedire; non per il semplice gusto della trasgressione, per ribellione o per provocazione ma per difendere concretamente, serenamente, efficacemente non tanto la libertà, concetto così immenso quanto astratto, ma quel piccolo insieme di libertà quotidiane, sia pubbliche che private, che costituiscono il senso dell’esistenza. Ed è per questo che non è solamente vano ma soprattutto indegno, piegarsi ed aspettare che un governo corrotto e versatile si degni di fare l’elemosina ed allentare le maglie delle catene che ci ha imposto. Le nostre libertà non sono più negoziabili, barattarle significa perderle, niente di ciò che ci è stato sottratto ci verrà restituito se ci accontentiamo di sperare passivamente nella benevolenza della casta dirigente. Sta dunque ad ognuno di noi, quotidianamente, sfidare quelle regole imbecilli e incoerenti e riappropriarci del diritto di respirare, di muoversi, di manifestare, di festeggiare, di riunire le nostre famiglie e il nostro clan. Senza orgoglio smisurato, senza dimostrazioni inutilmente eccessive, senza prenderci per degli eroi, ma con la certezza tranquilla e l’intoccabile legittimità degli uomini autonomi e indipendenti che hanno intenzione di restarlo. O di ridiventarlo.











