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L’antipolitica ha ucciso anche la coscienza civile
Milano 7 Agosto - Piero Sansonetti si chiede in un articolo su “IL Garantista” come mai oggi la coscienza collettiva, la voce della gente non prenda una posizione forte per la pace, vista la guerra in atto Israele – Palestina. Il conflitto sembra esterno e lontano. Eppure la ragione dovrebbe gridare in difesa dei morti, chiedere una soluzione di buon senso. Ma le piazze sono silenziose, i giornali ospitano le cronache e difficilmente emergono movimenti di opinione che esaminino obiettivamente le ragioni dell’uno e dell’altro, difficilmente si sente la voce di qualcuno che esalti semplicemente il valore della pace. Sempre e comunque. E se si esclude, naturalmente, il Papa.
Colpa della crisi economica che ha focalizzato l’interesse degli italiani su problemi concreti e individuali? Colpa della ripetitività di un conflitto più o meno palese che, però, dura da anni senza soluzioni? Probabilmente. Ma Sansonetti propone una terza causa “La spiegazione è molto semplice: l’avanzata inarrestabile dell’antipolitica. Noi magari talvolta pensiamo che l’antipolitica sia qualcosa che si oppone alle burocrazie, alle caste. Non è esatto. L’antipolitica si oppone alla politica, a tutta la politica, la detesta, la considera il male dei mali. E l’antipolitica si diffonde, si insinua nello spirito pubblico, lo modifica, cambia il senso comune e il modo di pensare del popolo. Non sono solo i signoroni del governo, i deputati, le vittime dell’antipolitica; sono anche i movimenti, le passioni dei movimenti, le capacità di analisi dei movimenti, delle associazioni, dei gruppi rivoluzionari. Pagano all’antipolitica lo stesso prezzo che pagano i ministri. Non c’è più la mobilitazione civile: c’è il vaffanculo.”
E probabilmente una parte di ragion e c’è. Quel vaffan così sintetico, così viscerale, così egoistico, esclude il pensiero, il ragionamento, la riflessione.
Nene











