Essere giusti con la filosofia
Luca Illetterati, Il Manifesto, 1 marzo 2014.
Nell’ultimo romanzo di John Maxwell Coetzee, L’infanzia di Gesù (Einaudi 2013) la parola ‘filosofia’ è una di quelle che ricorre più spesso. Quando Simón, il facente funzione di padre per David, il bambino di cui si narra, si trova in ospedale a causa di un incidente sul lavoro, al porto, Eugenio, un compagno di lavoro, pensando di fargli cosa gradita – perché Simón è una persona seria, dice Eugenio – gli porta i testi del suo corso di filosofia. Simón guarda il libro e, come temeva, vede che parla di tavoli e sedie. È un libro di quel tipo di filosofia lì: quel tipo di filosofia, cioè, che muovendo dall’infinita varietà e diversità di tavoli e sedie che ci sono nel mondo si chiede quale sia l’unità di fondo di quella molteplicità, «che cosa faccia di tutti i tavoli tavoli e di tutte le sedie sedie». Ma questo genere di filosofia a Simón non interessa. «Che tipo di filosofia ti piacerebbe?» gli chiede allora, stupito, Eugenio. E Simón risponde: «Il genere che ti scuote. Che ti cambia la vita».
[...] Quando si parla della necessità della filosofia e soprattutto quando si parla del suo ruolo fondamentale nella formazione, di quale filosofia si sta parlando?
[...] Penso a una filosofia in grado di mostrarsi, anche e soprattutto attraverso la sua storia, come critica delle diverse forme di presupposizione assunte come scontate, come capacità di mettere in questione tutte quelle parole che spesso il discorso pubblico assume come non necessitanti di discussione alcuna, come possibilità, attraverso l’argomentazione, di decostruire le pratiche discorsive che si fondano sull’autorità della persuasione e, dunque, del potere.
Non penso, insomma, quando penso alla scuola, né a una filosofia dei tavoli e delle sedie, né a una filosofia «che ti cambi la vita». Penso semmai a una filosofia che sia in grado di mostrare in che senso anche l’interrogazione intorno ai tavoli e alle sedie non riguarda solo i tavoli e le sedie, ma coinvolge più radicalmente il nostro rapporto con gli altri, con il mondo e con l’esistenza; insomma, il nostro rapporto con la vita. Al punto anche, caro Simón, da poterla cambiare.
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