Quale governo dopo Gheddafi?
Le guerre diventano più cattive alla fine. Lo insegna la storia. Non dobbiamo scomodare il secondo conflitto mondiale per trovarne degli esempi. Basta pensare a quanto avvenuto in Iraq dopo la presa di Baghdad da parte dell’esercito americano o a Kabul dopo la cacciata dei talebani.
Anche in Libia la guerra sta finendo. Gli insorti hanno vinto. Gheddafi è stato accerchiato ed è solo. Non si sa dove sia. A Tripoli o in località più remote, magari nel deserto, proprio come fece Saddam Hussein. Nel frattempo, al Comitato Nazionale Transitorio di Bengasi il compito di traghettare il Paese nella democrazia. Sì, ma quale? È costituito da gruppi divisi ed altre tribù adesso reclamano un posto in ‘paradiso’. Non è detto che possa scoppiare, dopo la guerra contro Gheddafi, quella ‘civile’. Con vendette annesse, come succede in questi casi e come, ancora una volta, la storia ci insegna.
Dunque, la sconfitta del tiranno non basterà a ripristinare calma e serenità in Libia. Perché adesso entreranno in gioco altri fattori, che ruotano attorno al potere. Dove le potenze occidentali avranno un ruolo fondamentale.
L’Italia, che è stata amica di Gheddafi, con tanto di intesa scritta a tavolino, adesso spera di essere amica anche del prossimo governo libico, una volta che si individuerà la composizione. Ma i francesi, che hanno fortissimamente voluto la guerra, che hanno bombardato per primi la Libia, non staranno alla porta. Perché stiamo pur sempre parlando del quarto produttore di petrolio in Africa.
Ora, quindi, non ci resta che osservare gli eventi, attendere e sperare che in Libia possa sbocciare finalmente la ‘primavera’. Ma non sarà una questione di ore. La guerra per l’allocazione delle risorse e per la distribuzione del potere è appena cominciata.