I soliti extracomunitari che ci rubano il lavoro
Il governo libico che riesce a fare qualcosa che il governo italiano non ha avuto il coraggio di fare.
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I soliti extracomunitari che ci rubano il lavoro
Il governo libico che riesce a fare qualcosa che il governo italiano non ha avuto il coraggio di fare.
QUE TENGA CUIDADO FAKEJOO CON TRUMP… 😶 Sin duda, si de algo saben los estadounidenses, es de esparcir democracia en cada país que bombardean. 🤡 Antes, al menos, se curraban las excusas, nos cuenta @Karistofsky en @MalasLenguas_Tv Video publicado por Malas Lenguas @MalasLenguas_Tv
The Roman Theatre of Sabratha, LIBYA
Tripoli, 05-03-1974
Sok szeretettel küldöm üdvözletem a Tripoli vásárról. A képen látható "uriember" - mert nem rám hasonlít, hanem Szebellédi Misire - mármint ami az "egy szál inget" illeti. Neki sincs több - sajnos. Üdv: András
Tripoli - Promenade along the sea
الكورنيش طرابلس
Ya Aen Daly, Najib Al Housh.
" Era ossessionato dalla storia politica del mondo arabo, in particolare dalla nascita del nazionalismo, che amava definire «il regalo d’addio dei colonizzatori». Svolgeva le sue ricerche di notte, nei ritagli di tempo, senza mai pubblicare una parola. Una scelta che fece della sua vocazione un hobby e un rifugio. Le pareti del suo studio a casa erano tappezzate da terra al soffitto di libri sull’Impero ottomano, sull’invasione italiana della Libia, sul mandato britannico in Palestina. Pile di volumi si ergevano sul pavimento in precarie colonne, facendo pensare alle antiche città turrite dello Yemen. Allora vedevo mio padre come un uomo convinto che il mondo non abbia bisogno di lui. Talora lo accusavo, non tanto di mancanza di coraggio ma peggio, di mancanza di fiducia.
Piú di tre anni dopo che ascoltammo insieme il racconto di Hosam Zowa, andai a studiare in Inghilterra portando con me quell’immagine ingiusta, come lo sono tutte le false impressioni, che mi ero fatto di lui. La portavo con me anche quando arrivai davanti all’ambasciata libica in St James’s Square, nel cuore di Londra, dove per la prima volta partecipai a una manifestazione politica. Ecco, mi dicevo, ora sai di non essere come lui. E qualche minuto dopo, quando cominciarono a fischiare i proiettili e si scatenò il pandemonio, pensai a mio padre, l’uomo convinto che «è quasi sempre meglio lasciare le cose come stanno», come allo sfondo placido, silenzioso e incolore dal quale la mia vita doveva distaccarsi. "
Hisham Matar, Amici di una vita, traduzione di Anna Nadotti, Torino, Einaudi, 2024, p. 24.
[Edizione originale: My Friends, Penguin Random House, 2024]
Mentre noi ci appassioniamo a storie di giudici, spie e ministri maldestri, in Libia ci sono migliaia di persone che continuano a essere torturate, ammazzate e umiliate ogni giorno nella loro dignità di esseri umani.