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Big Boss’s character is basically just Kojima saying “Psyche he’s not dead!” twice.
Feeling so much love for all you guides today. #iloveyou #allisone #compassion #nooneleftbehind #lovetheenemy #theenemyiswithin #purifyselfpurifyall #meditate #contemplate #intospection #peaceinpeaceout
After a lot of thought
I would be totally ok with kissing someone platonically(/alterously?), It might make me a little nervous for a bit, so I’d probably start with cheek, forehead, nose kisses etc. But I would be totally ok with it.
#quietsundays #backporchsitting #intospection #takecareofyourself (at Santa Fe, New Mexico)
(vía https://www.youtube.com/watch?v=0FN3fx8OTJI)
You can call me queen C
Flashback- Aprile 2006
“Non riesco a crederci!”.
Sebastian alzò gli occhi dalle statistiche sullo schermo del suo laptop per posarli sulla splendida ragazza che era appena entrata nella suite, un uragano di seta frusciante firmata Dior e oro bianco tintinnante con le iniziali di Cartier. Le labbra piene erano atteggiate ad un broncio irresistibile sotto le guance accaldate mentre misurava la stanza a passi concitati.
“È come essere in uno di quei film-spazzatura sul college in cui le ragazze non portano il reggiseno e tutti si ubriacano con birra scandente nei bicchieri di carta e si saltano addosso come animali sui prati delle confraternite!”,
lo invocò disperata, saltandogli letteralmente in grembo e cingendogli il collo con le braccia:
“La mia vita non può somigliare a uno di quei film. Io sono Audrey!”.
Sebastian si appoggiò allo schienale soffice del divano su cui era seduto, posò una mano sul fianco di Kate e l’altra salì a sistemarle con cura i capelli dietro l’orecchio. Da qualche giorno li portava lisci e ora le ricadevano in una cascata uniforme sulle spalle scoperte
“Dio quella Lizette Grant!, la O D I O”
Era la prima volta che la fiera e indipendente Catherine Cooper si rivolgeva a Sebastian perché la aiutasse con uno dei suoi piani di distruzione sociale.Sebastian aveva sempre avuto un debole per il lato ambizioso e spietato della ragazza più elegante e impeccabile dell’Upper East Side. Era il primo anno di liceo. L’intervallo di metà mattinata e Seb stava parlando con una ragazza appena trasferitasi da un collegio femminile, in apparenza per spiegarle dov’era l’aula di chimica, in realtà per condurla nel più vicino luogo isolato dove avrebbe potuto constatare se le curve che s’intravedevano sotto la divisa della Constance erano tanto appetitose quanto sembravano. La piccola Caroline, che un momento prima vagava smarrita per i corridoi, lo stava guardando con le guance cremisi e un sorriso deliziato sulla bocca scintillante di lucidalabbra. Erano stati sufficienti un paio di complimenti sussurrati con voce carezzevole e un sorriso affascinante e la ragazza era caduta ai suoi piedi. Sebastian adorava le novelline. Era sul punto di prenderle la mano e proporre di farle da guida, quando Kate comparve inaspettatamente al suo fianco.
“Ti ho cercato dappertutto.”
esordì con voce squillante e un sorriso radioso, posandogli una mano sulla spalla.
“Chi è la tua nuova amica?”.
Kate certamente colse l’irritazione nello sguardo che lui le rivolse, ma non batté ciglio, allegra e disinvolta nell’atteggiamento che era solita sfoderare durante le feste dell’alta società.
“Sono Caroline.”
si presentò la ragazza, passandosi timidamente una mano dalle unghie mangiucchiate nel caschetto di capelli rossi prima di tenderla , che ovviamente la ignorò.
“Caroline”
scandì invece con estrema gentilezza, fissando sfacciatamente Seb.
“Hai notato che mani grandi che ha?”
“C-Come?”
“Piantala, Kate.”
sibilò lui, squadrandola torvo.
“E che bocca grande...”
continuò Kate, imperturbata.
“…ti ha già detto per cosa la usa?”.
La novellina era più confusa che mai, gli occhi chiari che saettavano dal ragazzo che era stato tanto carino con lei alla ragazza che blaterava cose senza senso. Sebastian era infastidito dall’interruzione, ma non poté non trovare divertente e azzeccata la sottile metafora. Kate riusciva davvero ad essere arguta, certe volte.
“Tornatene dalla nonna, Cappuccetto Rosso. Io e il lupo abbiamo da fare.”
concluse K in un tono freddo e tagliente, mettendosi fisicamente fra loro due. La ragazza esitò, incerta, poi si allontanò con la fronte corrugata in un’espressione di disappunto e incomprensione.
“Vuoi vedere che altro ho di grande, Kate?”
“Sei rivoltante.”
arricciò il naso lei.
“Mi lusinga che tu abbia subito pensato a quello.”
commentò in tono compiaciuto e il sorriso si ampliò salace quando la vide arrossire, realizzando l’errore.
“Le ragazze della Constance non sono molto discrete se l’hanno raccontato perfino a te. Non che mi dispiaccia.”
“Falla finita. Ti devo parlare di una faccenda seria.”
“Bene. Che cosa posso fare per te, ?”
S osservò soddisfatto l’avvicendarsi di sorpresa e stizza sul volto di K. Capì che aveva fatto centro –come al solito- e che lei voleva parlargli esattamente di ciò che lui aveva pensato. Kate non era trasparente come Audrey o spontanea come Serena, al contrario, ogni sua mossa era accuratamente valutata, ogni particolare del suo aspetto diligentemente studiato, ogni reazione calcolata con scrupolosità e attenzione; Kat mostrava al mondo solo ciò che voleva e sempre alle sue condizioni. Chi la guardava, mai con una ciocca di capelli sfuggita alle sofisticate acconciature o una seppur minuscola sbavatura di rossetto, chi la ascoltava, non cogliendo neppure per un istante perplessità o titubanza nel tono fermo e spesso graffiante, si ritrovava a pensare di avere di fronte una ragazza forte, algida e sicura di sé, troppo perfetta. Così, finiva sempre che i suddetti spettatori dedicassero tutta la loro attenzione all’effervescente e radiosa Serena, che appariva così naturale, spensierata, desiderabile nella sua fresca vivacità, e ignorassero la pur notevole bellezza di Kate. La parte migliore era che, ovviamente, ci riusciva. Un dono che si era rivelato molto utile in più di un’occasione. Lo sguardo che Kate gli stava rivolgendo in quel momento era altezzoso e contenuto, ma il rossore sulle guance era quasi sofferente.
“Gossip Girl ha postato un altro pettegolezzo su Serena. È il quarto, questa settimana.”
“Ed è notevole, considerando che è solo martedì.”
commentò Sebastian, godendo dell’occhiata cupa e ostile che Kate gli lanciò. In fin dei conti, doveva pur vendicarsi per aver perso la graziosa Caroline a causa sua.
“Comunque, domani non sarà così. Quando avrò attuato il mio piano, tutti, compresa la ficcanaso cibernetica, parleranno solo di me”.
“E come posso aiutarti io, hmm?”
la stuzzicò, posandole con confidenza le mani sui fianchi e avvicinandosi a distanza di bacio.
“Vuoi farti trovare con me nuda nel cortile della Constance?”
“Ti ho detto di piantarla con le oscenità!.”
lo redarguì lei freddamente, sottraendosi al suo tocco con una smorfia nauseata.
“Forse quello che ho in mente è troppo delicato per un maiale rozzo come te.”
“Parla.”
la esortò serio, ignorando il commento e guardandola dritta negli occhi. Kate esitò quel tanto che bastava a comunicargli di nuovo tutto il suo sdegno con un solo, fulmineo sguardo, poi lo accontentò, descrivendogli il suo piano contro Lizette Grant, studentessa dell’ultimo anno e attuale regina. Sebastian ascoltò, sempre più ammirato dalla mente brillante della sua inarrestabile amica d’infanzia. Era ora che Kate tirasse fuori il suo potenziale distruttivo e lo facesse divertire un po’, pensò con un sorrisetto appagato. La ragazza era pura dinamite.
“Siamo d’accordo?”
gli domandò infine lei, un luccichio diabolico negli occhi che stonava con il suo bel visetto d’angelo.
“Siamo d’accordo.”
accettò lui, poi non resistette alla tentazione di stuzzicarla ancora un po’. Era così carina e pulita nella sua divisa scolastica, con quel grosso fiocco di velluto, da bambola, che le adornava i capelli. Impossibile trattenersi dal provocarla e, francamente, lui non ci provava neppure.
“Ma se non funziona, sarò più che lieto di passare al nostro piano di riserva.”
“Noi nudi nel cortile non è un nostro piano, è una tua fantasia.”
“Beh, non dobbiamo per forza stare all’aperto, se non ti va.”
chiarì in tono vizioso, con uno sguardo allusivo che la lambì dalle caviglie al collo, soffermandosi in particolare sulle cosce fasciate dalla stretta gonna a tubo e sui seni sfiorati dalla seta leggera della camicetta, insistente e bramoso come se quei capi d’abbigliamento non ci fossero affatto e il corpo di lei fosse effettivamente nudo e vulnerabile al suo scrutinio. Kate roteò gli occhi e sbuffò, ma Sebastian si accorse con infame goduria della patina di disagio che lei cercava di camuffare dietro fastidio e ribrezzo. Era così facile farla scaldare, constatò perverso, e immaginò le dilettevoli curve di lei, dalla carnagione tanto chiara, arrossire furiosamente sotto i costosi abiti firmati. Comunque, non se ne diede pena, perché Kate imbarazzata era un vero spettacolo e decisamente ameno fu il modo in cui le braccia salirono ad incrociarsi sotto i seni, in un inconscio gesto di protezione che lo fece ghignare. Soddisfatto, tornò a guardarla negli occhi, carichi di irritazione.
“Sei indecente.”
“Per questo hai bisogno di me”
.Kate gli scoccò un sorriso pungente e se ne andò sui tacchi, troppo intelligente per scomodarsi a pronunciare futili smentite.Sebastian si concesse qualche minuto ancora per ammirare le provocanti calze scarlatte che avvolgevano quelle gambe da massimo dei voti prima di tornare nei corridoi del St. Jude, dove salutò Nate con un’amichevole pacca sulla spalla e lo invitò a farsi uno spinello. Quella notte, una sconosciuta nuda eccetto che per un paio di autoreggenti gli avrebbe imprigionato i fianchi fra le cosce velate di seta rossa, ondeggiando selvaggia sopra di lui fino a farlo svegliare sudato e con una sensazione appiccicosa nei pantaloni del pigiama. Sebastian non ci avrebbe badato troppo mentre si alzava per cambiarsi. Non era da lui farlo. La mattina dopo, alla fine delle lezioni, osservò una Kate vestita con perfino più meticolosità del solito andare incontro al gruppetto delle ragazze popolari, sul volto un sorriso aperto e limpido. Per tutto il tempo che si trattenne lì, Lizette la guardò appena, ascoltandola con l’aria annoiata di chi stava facendo un grande sforzo caritatevole. Sebastian ghignò, perché sapeva che quell’atteggiamento doveva essere insopportabile per una ragazza orgogliosa come Kate, eppure lei non diede alcun segno visibile di essersene accorta mentre parlava col sorriso incollato alle labbra, la mano che sfilava dalla borsa i biglietti per il party esclusivo di Teen Vogue, avuti grazie alle conoscenze nell’alta moda di Alyssia .Seb giurò di aver notato gli occhi delle ochette accendersi come lampadine alla vista di quell’offerta, ma Lizette era ancora sostenuta e dedicò ai pezzetti di carta solo un’occhiata fuggevole mentre annuiva. Sebastian camminò con noncuranza verso di loro, le mani in tasca e lo sguardo altrove, finché non arrivò ad udire le ultime parole uscite dalla bocca di Kate, in tono serafico:
“È un evento di classe, non potevo che invitare qualcuno che ne fosse degno. Allora a stasera, ragazze. Vi passerò a prendere in limousine alle otto”.
Cortese, servizievole, quasi sottomessa. Ed erano le parole che avrebbero segnato la condanna di Lizette Grant. Allontanandosi dal gruppo, gli passò accanto e lo salutò distrattamente senza fermarsi, ma gli occhi castani gli scoccarono uno sguardo piuttosto eloquente nel breve momento in cui furono vicini, che lui non ebbe difficoltà ad interpretare: È il tuo turno. Non ti azzardare a sbagliare. Poi ridivenne tutta zucchero e moine quando raggiunse Nate e si gettò tra le sue braccia. Sebastian bussò alla porta del palazzo di Lizette verso le sei. Viveva da sola con suo padre, che era attualmente in viaggio in Cina per affari.
“E per quale motivo Sebastian Cooper è venuto a trovarmi?”
gli domandò, distaccata, ma la posa contro lo stipite della porta era accuratamente sensuale ed accattivante, studiata per accentuare la linea delle anche e fargli sbirciare nella già ampia scollatura del top. Sebastian sfoderò il più fascinoso dei suoi sorrisi:
“Sono venuto a rendere omaggio alla regina.”
sussurrò seducente, prendendole la mano e posandovi un bacio, senza mai staccare gli occhi dal volto impassibile di lei.
“E ad aggiungere un’altra tacca sulla tua cintura? No, grazie.”
lo respinse Lizette, ma non si mosse per chiudere la porta. Seb si ritrovò ad apprezzare la sua ostentata resistenza, rendeva il gioco più divertente. Non che il sesso fosse indispensabile al piano di Kate, ma di sicuro lo era per il suo orgoglio. Inoltre, Lizette Grant sarebbe stata un gran bel colpo per la sua già invidiabile reputazione di seduttore. Vantarsi per quella conquista lo avrebbe fatto osannare da tutti i figli di papà del St Jude, vecchi o nuovi ricchi che fossero. Si avvicinò finché il respiro di lei non gli accarezzò le labbra e fece scorrere le mani dai fianchi coperti di raso fino alle cosce lasciate nude dalla minigonna. Lei rabbrividì sotto il suo tocco e Sebastian represse un sorrisetto di trionfo.
“Ma la conquista è tua, Lizette. Non riesco a smettere di pensare a te. Alle tue labbra, al tuo seno, al tuo sedere…”.
Rapito, famelico, mentre le dita palpavano impudenti le parti che nominava.
“Davvero?” “Ti voglio.”
sussurrò roco e l’attirò in un bacio sensuale che le mozzò il fiato, un bacio che aveva fatto capitolare molte altre donne prima di lei, anche più adulte ed esperte. Quando si divisero, gli occhi di lei ardevano, ma il tono era ancora gelido:
“Non dovrà saperlo nessuno.”
“L’importante è che lo sappia io.”
la rassicurò lui e la porta si richiuse, ma alle spalle di entrambi mentre entravano in casa, avvinghiati.
“Sei stata fantastica.”
si complimentò dopo, in automatico.
“Anche tu.”
disse lei nello stesso tono spassionato, ma la voce che le tremava ancora per l’ultimo orgasmo guastò l’effetto. Sebastian ne ghignò, tronfio.
“Però adesso vai. Devo prepararmi, la limousine arriverà a prendermi fra un’ora e le mie amiche non devono trovarti qui.”
“Come desideri.”
acconsentì , pregustando il momento in cui quella puttanella piena di sé sarebbe stata distrutta. Si rivestì con cura ma in fretta, era il momento di mettersi a lavoro. Prima il piacere, poi il dovere. Quando tornò in camera di lei con due calici di champagne, Lizette era appena uscita dalla doccia, con i capelli bagnati che le pendevano come viticci scuri intorno al volto struccato e l’accappatoio di spugna che le copriva le curve generose. Gli lanciò un’occhiata stupita:
“Sei ancora qui?”
“Ti ho portato dello champagne.”
le disse galante, porgendole il bicchiere.
“Dom del novantasei. Ottima annata. Un incontro così indimenticabile va festeggiato come si deve, mia regina”.
Lizette lo occhieggiò con un sorrisetto soddisfatto a fior di labbra.
“Forse potremmo rifarlo, una volta o due.”
gli concesse, boriosa, prendendo il bicchiere. Sebastian si trattenne dal rinfacciarle che era stata lei quella che aveva avuto ben tre orgasmi invocandolo fra gli strilli e che, per quanto lo riguardava, una volta era stata più che abbastanza e alzò il proprio calice con un sorriso accattivante.
“Alla donna più sexy che abbia mai conosciuto.”
brindò, mentendo spudoratamente –persino Kate stessa, che era vergine, riusciva ad essere più sexy di quella moretta slavata- e la osservò compiaciuto inghiottire tutto il suo champagne. Un sorso sarebbe stato sufficiente, ma così sarebbero andati sul sicuro. Alle otto, Sebastian scorse la limousine con Kate e le ragazze che arrivava davanti al palazzo. Lizette non uscì, per motivi che gli erano piuttosto chiari e, dopo un po’, Kate scese dall’auto insieme a tutto il gruppo.
“Potrebbe esserle successo qualcosa.”
esclamò, preoccupata, spingendo la porta.
“Oh! È aperta”,
come lui si era assicurato, ovviamente. Sebatian avrebbe tanto voluto assistere alla scoperta delle ragazze, ma farsi trovare lì avrebbe compromesso lui e il piano di Kate, quindi si limitò ad immaginare le loro facce scandalizzate –e segretamente compiaciute- quando avessero scorto l’impeccabile Lizette Grant riversa priva di sensi sul pavimento della sua camera, con indosso solo un accappatoio e intorno un mucchio di pillole sparse, polvere bianca a strisce e una bottiglia di champagne completamente svuotata. Senza contare il letto disfatto e la bustina di plastica di un preservativo aperta e vuota sul comodino, proprio accanto alla foto di lei e suo padre, un bonus che Sebastian aveva regalato a Kate con estremo piacere. Sorrise crudelmente, fiero del proprio operato: narcotizzarla e poi metter su tutta quella scenografia era stato uno spasso. Ora Kate non doveva fare altro che scattare una foto e mandarla a Gossip Girl; la caduta della regina sarebbe stata eclatante, ma altrettanto scalpore avrebbe fatto la comparsa di Kate, che era solo al primo anno, alla famosa festa di Teen Vogue in testa al gruppo delle più popolari e ricche della Constance. Doveva solo stare attenta a giocarsela bene perché fosse lei la nuova leader, e non semplicemente sfruttata per i biglietti dell’evento. Ma Kate non lo deluse nemmeno su quel punto.
“Possiamo andare senza di lei.”
stava dicendo una delle ragazze, capelli ricci e quarta di reggiseno, mentre uscivano da casa Grant. Sebastian ricordava vagamente di essersela fatta, ma non avrebbe potuto scommetterci. Catherine non la guardò neppure, continuando a camminare col mento sollevato.
“Non lo so. Come vi ho detto, è un evento di classe. E forse Lizette ha bisogno delle sue amiche.”
“Non c’importa di lei.”
affermò prontamente un’altra.
“Abbiamo già chiamato un’ambulanza. Starà bene.”
“Certo.”
“Non so…”
le tenne sulle spine Kate, astuta e subdola, rigirandosi fra le dita i biglietti. Ovviamente tutte le altre cominciarono subito a blandirla.
“Dai, Key, andiamo. Così domani a pranzo sugli scalini potremo parlare di tutto quello che è successo.”
“Sì, e poi hai un abito favoloso. Devi assolutamente sfoggiarlo alla festa, sei bellissima.” “Anche i tuoi capelli sono stupendi. Vorrei averli io così”.
La risposta di Gossip Girl non tardò ad arrivare ai cellulari di tutti. Sebastian se la godette dalla sua suite, prendendo un’altra boccata di spinello: Quando la rivoluzione toccò ai francesi, i regnanti persero la testa. Sei fortunata, L. Tu hai perso solo vestiti e… dignità. Sembra che Catherine Cooper invece non abbia perso né tempo né l’occasione. Al party di Teen Vogue, l’accessorio che fa più scalpore è la corona sulla sua testolina da matricola. Cosa ci aspetta, ora? Da quel che ricordo dalle lezioni di storia, la risposta è solo una: il Terrore. So che non mi deluderai, C. Nel frattempo, sapete di amarmi. XOXO